Tante piccole sedie rosse




Recensione di Amanda Airola

 Autore: Edna O’Brien

Traduzione: Giovanna Granato

Editore: Einaudi

Genere: Narrativa

Pagine: 244

Anno di pubblicazione: 2018

 

 
 

 

 

 

“Non immaginate quante parole esistano per dire «casa» e quali musiche selvagge se ne possano ricavare.”

Un romanzo che inizia in maniera innocente, che sembra voler narrare una qualsiasi storia, di persone qualsiasi. In una fredda notte fa la sua comparsa a Cloonila, un paesino irlandese, un uomo misterioso. Il suo nome è Vladimir Dragan dice di essere un guaritore e un sessuologo. Dotato di un carisma magnetico ci mette molto poco ad attirare una piccola folla di accoliti, soprattutto donne, tra cui spicca, per la sua fragile spiritualità Fidelma McBride.

Ma chi si nasconde davvero dietro a questo uomo misterioso e affascinante?

Le vicende che hanno contribuito a plasmarlo sono tinte di rosso, il rosso di undicimilacinquecentoquarantuno sedie, che evocano nella mente di molti un dolore straziante.

Fidelma non riesce a soddisfare il suo disperato desiderio di maternità a causa di un marito di molti anni più vecchio e cede al fascino di Vlad, finendo così per conoscere aspetti di un mondo terrificante. Un mondo da cui non riesce più ad uscire. Segnata dalla solitudine si lascerà andare alla deriva alla ricerca di una casa, non di mattoni e cemento, ma di una casa per far finalmente riposare l’anima e riaggiustare il cuore.

L’Irlanda è lo sfondo della prima parte di questo romanzo, una terra che evoca serenità e pace. Finché un evento non giunge a turbare questo equilibrio. Veniamo così trasportati a Londra, una città caotica in pieno fermento, in cui un’anima trafitta dal dolore riesce a trovare facilmente un nascondiglio.

Un romanzo crudo e feroce che non lascia nulla all’immaginazione. I veri protagonisti di questo romanzo non sono persone, ma sentimenti, l’Amore e l’Odio. Ognuno trova posto cercando di strappare un brandello di spazio all’altro. Si nascondono nelle persone, nelle gesta e nei luoghi.

In questo racconto non esistono personaggi di serie B, qui ognuno ha la sua storia e ogni storia merita di essere raccontata. Ognuno di loro segnerà in maniera ineluttabile il percorso di Fidelma per ritrovare sé stessa. Le emozioni sono reali, quasi palpabili; la maestria con cui sono descritte fa sì che ci arrivino addosso, a volte gelide e taglienti come lame di ghiaccio, altre volte dense e morbide come melassa.
Una lunga e interminabile poesia sotto le mentite spoglie di un romanzo.

Un libro che in poco più che 200 pagine ci parla del significato della vita e della guerra. Ci insegna a non smettere di sperare e di cercare se stessi con ogni mezzo possibile, perché molte volte il nostro baricentro non si trova dove avremmo sempre creduto. Ci educa all’ascolto, perché fermarsi alle apparenze è più semplice, ma giudicare senza sentire, o peggio ancora con l’udito ovattato dai pregiudizi, ci può far cadere in errori tremendi.

Ma più di ogni altra cosa ci insegna a non dimenticare per far sì che mai più nel mondo debbano esistere delle sedie rosse.

Un libro che dovrebbe essere letto almeno una volta nella vita e che deve assolutamente trovare spazio nella libreria di ognuno di voi.

 

 

 

Edna O’Brien