The chain




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Adrian McKinty

Traduzione: Alberto Pezzotta

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja scienza

Pagine: 352 p.

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 
 
 

 

Sinossi. Una scrittura travolgente, un meccanismo narrativo perfetto che ha conquistato gli autori di crime fiction più importanti al mondo.

«Spaventoso, travolgente, originale. Una storia che non riuscirete a togliervi dalla testa per moltissimo tempo.» – Stephen King

«Fenomenale. Scritto in stato di grazia. Un capolavoro di suspense. Mi ha terrorizzato, ma dovevo andare fino in fondo. Un romanzo che entra a far parte di quell’élite di thriller amati in tutto il mondo come L’amore bugiardo e Il silenzio degli innocenti.» – Don Winslow

«Se fossi bloccato su un’isola deserta mi assicurerei di avere con me un libro di McKinty.» – Ian Rankin

«L’unico modo per riavere tuo figlio è rapire il figlio di un altro»

“Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l’impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa”

 

Recensione

Zugzwang, termine mutuato dal gioco degli scacchi, definisce l’obbligo alla mossa, pur se muoversi significa la messa all’angolo di subire scacco matto o perdere risorse.

E Zugzwang è proprio la parola che meglio descrive l’adrenalinico “The Chain” e che meglio ne definisce l’impatto deflagrante sul lettore.

“ Fronte contro fronte. Vittima e complice. Complice e vittima.”


È in questo continuo ribaltamento di ruoli la dirompenza di questo thriller che sposta continuamente i confini del bene, del male, della morale comune.

E in tutto questo, chi legge e non può che parteggiare, appoggiare, avallare, comprendere chi compie l’abiezione del crimine di rapimento di minore, è da considerarsi complice dei protagonisti o vittima del grande talento di Adrian McKinty?

Quel che è certo è che la storia è un susseguirsi vertiginoso di cliffhangers e si lascia divorare come divoranti sono i sensi di colpa di chi si(tra)veste da mostro per proteggere e salvare il bene più caro, la propria figlia

La persona che era ieri sarebbe stata devastata. La persona che era ieri è morta e sepolta.

Ma se è vero che

“(…) le regole di un sistema in fondo sono sempre fatte su misura del creatore di quel sistema.

è altrettanto vero che se consideriamo la nostra personalità come prodotto di quel sistema che è la vita e che combina emozioni,   codice morale, etica, cuore e cervello in maniera propria e specifica per ognuno di noi, la risposta ad eventi e traumi non sarà mai ne’ scontata ne’ garantita, come non lo è “The Chain”, pagine di magnetica forza che si susseguono edificando una sorta di escape room, dove la Catena del titolo è sia quella materiale di manette che imprigionano, ma anche quella più impalpabile e, spesso, maggiormente costringente, delle nostre debolezze, delle nostre cadute, dei nostri cedimenti, piuttosto che delle gabbie che ci costruiamo attorno, barattando la libertà e rinchiudendola dietro sbarre social – virtuali.

E ben incarna questa tensione la vivida e superbamente reale, nella sua imperfezione, protagonista Rachel Klein, capace di mettersi al servizio della Catena

“Parli della catena come se avesse una vita propria.”

“È così. È un mostro che richiede continui sacrifici umani.”

per salvare la propria figlia, e, una volta ottenuto il risultato, capace di rimettere tutto in discussione rischiando l’impossibile per scardinarla.

È un lupo travestito da agnello, questo thriller che sconvolge e sorprende, che ribalta piani ed esito e crea pathos e suspense attraverso un plot a prova di bomba ma anche, sorpresa nelle sorprese, per tramite di citazioni filosfiche e remind letterari, che chiamano in causa il lettore in un gioco che   non è l’ orecchiato  Tu al posto di … cosa avresti fatto ..? Bensì il più inquietante Tu, chi sei…davvero?

È un lupo travestito da agnello, appunto, “The Chain, e occhio a non dare per assodato il rapporto di forza tra i due animali, perché la carta che vi resterà in mano, al termine della partita, sarà quella della consapevolezza che l’agnello, talvolta, possa essere colui che sbrana il lupo.

“(…) Ricordati: chi costruisce un labirinto non si nasconde, aspetta.”
 
 
 

Adrian McKinty


Adrian McKinty È nato e cresciuto a Belfast, Irlanda del Nord, negli anni del conflitto nordirlandese. Suo padre era un costruttore di caldaie e ingegnere navale, sua madre una segretaria. Dopo aver studiato Filosofia a Oxford con una borsa di studio, si trasferì negli Stati Uniti per insegnare inglese alle scuole superiori. Il suo primo romanzo thriller Dead I Well May Be è stato selezionato per il Dagger Award 2004 ed è stato opzionato da Universal Pictures. I suoi libri hanno vinto l’Edgar Award, il Ned Kelly Award, l’Anthony Award, il Barry Award e sono stati tradotti in oltre 20 lingue. McKinty è recensore e critico per The Sidney Morning Herald, The Irish Times e The Guardian. The Chain (Longanesi, 2019) è il suo primo romanzo tradotto in Italia.

 

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