The Chemist




Recensione di Valeria Martellotti

Autore: Stephenie Meyer

Editore: Rizzoli

Pagine: 540

Genere: Thriller

Anno pubblicazione: 2016
 

 

 
 

 

 

“Faccio paura a persone che non temono nemmeno la morte. Sono in grado di togliere loro tutto ciò di cui vanno orgogliose. Sono in grado di spingerle a tradire tutto ciò che ritengono sacro. Io sono l’orrore che vedono nei loro incubi.”

Il Dipartimento ha già cercato di ucciderla quattro volte.
L’unica persona di cui poteva fidarsi, il dottor Barnaby, suo amico e mentore, è morto.
Attualmente la dottoressa Juliana Fortis, alias Cory Howard, alias Chris Taylor, alias Alex, è davvero incazzata.
Sono riusciti a trovarla ancora una volta.
Nessuno era mai riuscito a sfuggire al Dipartimento così a lungo. E’ un’agenzia talmente segreta che non ha neanche un nome. Lei lo sa bene, conosce i loro metodi. Ha lavorato alle loro dipendenze per anni, ma adesso sa qualcosa che non dovrebbe sapere e i sui ex capi la vogliono morta.

“Le persone come noi, costrette a sapere cose che non dovrebbero sapere, alla fine diventano scomode.”

Le viene offerta un’ultima occasione. E’ assolutamente necessario che riprenda il suo lavoro. Una grave minaccia batterica sta per abbattersi sulla popolazione mondiale. Soltanto lei con le sue capacità è in grado di arginarla. In cambio della collaborazione la promessa che la sua pratica verrà dimenticata e riavrà indietro la sua vita.
La specialista accetta quest’ultima sfida che si rivelerà la più difficile della sua vita.

Stephenie Meyer, autrice camaleontica, ci stupisce ancora una volta cimentandosi in un nuovo genere letterario. Dopo aver venduto oltre 100 milioni di copie grazie alla Twilight Saga, la Meyer abbandona le foreste piovose di Forks, dove vampiri e licantropi hanno prosperato per anni, per imbastire una spy story metropolitana.
L’autrice, seguita e amata da milioni di teen ager e non solo, ci aveva già abituati a brusche inversioni di rotta con la pubblicazione del suo secondo romanzo di successo: The Host, nel quale la terra veniva colonizzata da una razza aliena che, sfrattando gli umani dai loro corpi sperava di trasformare il pianeta in un mondo pulito, sicuro e pacifico.
In una recente intervista la Meyer avrebbe sottolineato la sua “allergia” alla classificazione dei romanzi per genere o per fasce di età del pubblico. Una buona storia è una buona storia, senza etichette.
Ad ispirarla, nella stesura di questo thriller pare siano state le incarnazioni cinematografiche (Matt Damon e Jeremy Renner) dei personaggi Jason Bourne e Aaron Cross eroi della serie “Bourne” nati dalla penna di Robert Ludlum ed Eric Van Lustbader.

Il romanzo in un primo momento era stato pensato come soggetto per un’opera da grande schermo. Poi la Meyer, che ha ispirato film del valore complessivo di 2 miliardi e 800 milioni di dollari ha preferito evitare, almeno per il momento, la frustrazione della trasposizione cinematografica e dei compromessi necessari a metterla in atto.
Tra le tante critiche che le sono state mosse in questi anni vorrei ricordare quella rivoltale dai movimenti femministi che la accusano pesantemente di essere una scrittrice sessista in grado di creare personaggi femminili incapaci di risolvere i loro problemi in assenza di una guida maschile.

L’eroina di The Chemist non è una donna debole, tutt’altro. Questa Jack Reacher in gonnella è una donna forte, volitiva, e sicura di se. Resa anaffettiva dal tipo di lavoro svolto per il Dipartimento ha imparato a contare solo sulle sue forze. Le sue azioni da “Mission Impossible” sono, a volte, esagerate ma danno l’idea di un individuo programmato per uccidere. I personaggi creati dalla Meyer godono, a mio avviso, di una attenta caratterizzazione che li rende veritieri, unici e immediatamente empatici con il lettore.

Non posso dire lo stesso della trama che mi è sembrata poco credibile e, in alcuni tratti adattata all’andamento della storia.

A differenza della quadrilogia di Twilight Saga, alla quale avevo dato la sufficienza senza rimpianti non posso dire di aver apprezzato i dialoghi dei protagonisti che sono perlopiù banali e scontati e tolgono ad alcune scene clou del thriller la dovuta suspense. Rimane indiscutibile l’abilità di Stephenie Meyer nell’indagare l’animo umano e nel mettere i protagonisti di fronte ai propri limiti.

Riesce sempre ad emozionarmi con un tocco di quel romanticismo che lei maneggia da sempre con grande maestria.

 

 

 

Stephenie Meyer


è nata nel 1970. Vive in Arizona con il marito e tre figli. Con la tetralogia di Twilight ha riscosso uno straordinario successo e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.