The Hate You Give






The Hate You Give, Il coraggio della verità

Recensione di Giuditta Pontini)


Autore: Angie Thomas

Traduttore: Stefano Bortolussi

Editore: Giunti Editore

Genere: Narrativa

Pagine: 416

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

SINOSSI

Starr è una sedicenne di colore che vive in un quartiere popolare americano dove, ogni giorno, la sua vita e quella dei suoi parenti, amici e vicini di casa è potenzialmente in pericolo. Niente è mai sicuro, a Garden Heights. Le gang si spartiscono quartieri, negozi e strade. E comandano. La maggior parte dei ragazzi di Garden Heights è, di fatto, cresciuta in una gang: un padre, una madre, un fratello. Alcuni di loro avrebbero voluto una vita diversa. Altri, con molta fatica, sono riusciti ad allontanarsi dalla gang. Ma per la maggior parte di loro, spesso rubare e spacciare è l’unico modo per poter mettere qualcosa sotto i denti. Questo lo sa Starr, anche se ora frequenta una prestigiosa scuola di bianchi in un quartiere per bene a diverse miglia di distanza, e lo sa anche Kalhil, il suo migliore amico. Starr sa chi è e sa da dove viene, ma ha 16 anni, e vuole sentirsi accettata. Per questo, quando va a scuola, si comporta come gli altri vorrebbero che si comportasse. Meno da “nera”, e più da “bianca”, per così dire. Starr, in fondo, sa che appartenere ad una determinata etnia o vivere in un quartiere dove la situazione non è semplice non dovrebbe bastare a marchiare una persona. Che chi lo fa è stupido ed ignorante. Ma, con i suoi sedici anni, subisce anche l’influenza del gruppo sociale più dominante, quello al quale i suoi genitori vorrebbero farla avvicinare. In un’età in cui tutti i ragazzi faticano e lottano per trovare la propria identità, Starr dovrà vivere una tragedia terribile per a capire chi è senza per forza dover rinnegare la proprie radici…..

 

 

RECENSIONE

Un libro molto potente. Ma con una particolarità. Non colpisce violentemente il lettore sin dalle prime pagine, lo fa entrare lentamente nella storia. La modalità con cui l’autrice introduce temi estremamente delicati è “a gradoni”: attraverso la divisione temporale in capitoli, passato e presente formano lentamente un intreccio, e, altrettanto lentamente, ci fanno comprendere molti comportamenti della protagonista, all’inizio quasi inspiegabili. Si, perché Starr ha sedici anni, ma vive due vite quasi parallele: da una parte c’è casa, il quartiere popolare di colore dove vivono lei, suo padre (ex pezzo grosso di una delle gang più potenti e pericolose di Cedar Grove), sua madre e i suoi fratelli. Dall’altra parte c’è la prestigiosa scuola di bianchi che Starr e i fratelli frequentano.

Una scuola privata che si trova lontano, in un ricco quartiere borghese americano. Bianco, ovviamente. Starr ama la sua famiglia. Ama il beat, ama rappare, ama le scarpe e gli abiti super- colorati, ama parlare “da nera”. Ma va in una scuola nella quale, se si comportasse seguendo i dettami non di una fantomatica gang, ma semplicemente della sua cultura, sarebbe etichettata come la nera del ghetto. E, per questo, si contiene. Diventa un’altra Starr, la nera più bianca, quella accettabile, quella che non parla mai a voce alta, quella che deve dimostrare qualcosa a qualcuno.

Il tema del modello stereotipato e dei disagi che questa mentalità provoca è perfettamente descritto da Angie Thomas. L’autrice è estremamente abile a metterlo in luce non solamente in riferimento a situazioni particolarmente pericolose o devianti, come quelle della delinquenza all’interno delle gang, tema principale attorno al quale ruota tutta la storia. La Thomas dimostra anche una grandissima sensibilità nel descrivere, con un linguaggio secco ed estremamente chiaro, i disagi e le difficoltà che la protagonista incontra anche nei semplici dialoghi che ha con le proprie compagne di scuola.

Ecco quindi che, sullo sfondo di un tema estremamente delicato, si crea anche la sottocornice del momento adolescenziale. Perché Starr non è solamente la ragazza di colore cresciuta in mezzo agli spari: è anche, semplicemente, la ragazza innamorata del suo fidanzato, la ragazza che ama giocare a basket, la ragazza che vuole andare bene a scuola, la ragazza che un momento di sente vicinissima alle sue amiche, il momento dopo ne è lontana anni luce.

La bellezza di questo libro sta nel mostrare come si sia tutti esseri umani, ciascuno con debolezze e prerogative proprie. Non del genere o dell’etnia.
L’autrice ha la capacità di farci entrare nella mente di Starr: gioire ed esultare insieme a lei, alternare momenti di intensa paura a momenti di intenso coraggio, sentirsi fierissimi delle proprie origini e poi vergognarsene. All’interno di una problematica estremamente seria, viene cioè fuori non l’eroe, ma il semplice essere umano, con tutte le sue contraddizioni. Quando Starr assiste alla morte del suo migliore amico Kalhil, per mano della polizia dei bianchi e senza alcuna giustizia, comincia lentamente a percorrere la strada della sua maturazione.

Attraverso discussioni, ripensamenti e decisioni importanti, la ragazza arriverà a capire che normalità significa sicuramente lottare contro gli stigmi. Ma che questo non implica necessariamente rinnegare il proprio passato, i propri amici e le proprie origini.

Che esistono i neri delle gang e i neri che non ne fanno parte. Che la povertà e la miseria a volte fanno la differenza. Che il poliziotto bianco a volte è più delinquente del quartiere nero in cui si trova. Che lei, prima ancora di essere nera o bianca, è semplicemente Starr. Un piccolo capolavoro.

Assolutamente promosso.

 

 

 

Angie Thomas


Vive a Jackson, Mississippi. Come Starr, la protagonista del suo libro, l’autrice ha vissuto in un quartiere nero e povero. Benchè da piccina fosse molto timida, è sempre stata incoraggiata da sua madre e da sua nonna, quest’ultima avida lettrice, a dire quello che pensava. Anche Angie si è trovata a frequentare una scuola di bianchi, ed ha provato la sensazione di “sdoppiamento” descritta in Starr. Poi, crescendo, ha scoperto la letteratura ed il rapo. Il titolo del libro, “The Hate You Give”, viene da un acronimo di Tupac Shakur, “THUGLIFE” Il significato è: “l’odio che circonda i bambini neri avvelena la società”. Questa voce straordinaria diverrà presto un film, per la regia di George Tillman Jr.