Thriller-Proust in Duplex: Giacomo Festi e Antonio Schiena






Il “Questionario di Proust” in versione “intervista doppia”!
Giacomo Festi vs  Antonio Schiena


1. Il tratto principale del tuo carattere
Giacomo: Sicuramente una certa bipolarità, dato che non mantengo mai lo stesso registro umorale. Posso essere iperattivo come laconico, dipende dalla giornata e da diversi fattori. Poi la schiettezza, che mi ha causato diversi occhi neri – anche se i più riassumono il tutto dicendo che sono un gran rompipalle. In più ho un ego intellettuale smisurato. Pure il vecchio adagio recitava: ama il prossimo tuo come Giacomo Festi ama se stesso.
Antonio: Non lo so. Per rispondere a questa domanda dovrei sedermi e approfondire la conoscenza che ho di me stesso, pormi le domande giuste e avere il coraggio di rispondere con sincerità e critica e sono troppo pigro per farlo. Ah sì, ecco, forse la risposta è proprio la pigrizia. In questo caso, non è stato poi così difficile.

2. Che genere di libri preferisci leggere
Giacomo: Ho fatto del bipolarismo un’arte, quindi in sintesi dico… tutti. Sono praticamente onnivoro, dato che spazio dalla fantascienza al thriller, fino alla storia d’amore. A contare non è solo il matematico, ma l’impronta dell’autore. Grande spazio però lo hanno avuto le saghe fantasy nella mia adolescenza, ma da uno che ascoltava i Rhapsody of Fire non ci si poteva aspettare qualcosa di meglio.
Antonio: Dopo un’adolescenza trascorsa a leggere solo ed esclusivamente gialli e thriller (con Harry Potter come unica eccezione), ora preferisco dedicarmi ai romanzi non di genere, quelli che vengono catalogati come narrativa generale.

3. Che genere di libri preferisci scrivere 
Giacomo: Eh, bella domanda… contando che ho esordito con un romanzo surreale, per poi proseguire con un horror, uno young adult e un metaromanzo (così è stato definito) fino ad approdare alla commedia… diciamo che la cosa si complica. Più che un tipo di libri, direi che mi lascio guidare dall’istinto e da un’angoscia o un dilemma che sento mio in quel momento, il genere diventa un contorno. Wow, a dirla così sembro un tipo profondo, invece sono solo un cazzaro…
Antonio: Mi piace scrivere le storie che sento di essere in grado di raccontare. Lo so, sembra una banalità, ma non lo è. Spesso in ciò che ho scritto ci sono sfumature thriller, romantiche, mistery e penso di aver trovato in questa mescolanza la mia identità letteraria.

4. Chi è il tuo eroe
Giacomo: Non credo all’esistenza degli eroi.
Antonio: Non ho un eroe. Tendo ad apprezzare più gli artisti per quello che hanno prodotto che non come persone in sé.

5. Cosa pensi dei talent show?
Giacomo: Niente di buono, purtroppo. Non critico chi decide di farli, ma è un intero sistema che non mi piace. Credo nella meritocrazia e nell’impegno costante, quello che ti porta a scalare la proverbiale “catena alimentare”, che ti fa pensare più di una volta di mollare tutto dallo sconforto ma che subito dopo ti fa ritrovare le energie per continuare, perché questa è la tua passione. I talent per me tagliano troppi passaggi necessari, danno una visibilità eccessiva e improvvisa a dei perfetti sconosciuti (come lo siamo tutti, d’altronde), cosa che non fa bene né artisticamente né umanamente.
Antonio: Penso che abbiano fatto il loro tempo. Avevano un loro senso all’inizio, quando erano una strada alternativa a chi provava ad affacciarsi nel mondo musicale. Appena hanno iniziato a fare troppo successo e a diventare l’unica via, hanno perso ogni tipo di valenza, a mio avviso. Hanno avuto la presunzione di poter essere gli unici a dettare i gusti musicali e per questo si stanno avvicinando alla fine. O almeno me lo auguro. Però, dati alla mano, se fino a qualche anno fa qualche eccezioni c’è stata, ormai il successo di questi ragazzi dura davvero poco. Mi dispiace per loro, che in fin dei conti sono vittime di quel sistema, ma non per la musica che proponevano.

6. Quanto le tue storie si ispirano alla realtà
Giacomo: Partono tutte da una base reale, da una sensazione o da una corrente che sento nella vita vera. Senza quella abbiamo “solo” una storia, che per me è troppo poco.
Antonio: Tutte le storie si ispirano alla realtà, per forza. Chi dice il contrario, mente (forse inconsapevolmente).

7. Chi è il più Antipatico, fra voi due?
Giacomo: Più che altro siamo giovani, bellissimi e di talento. Non siamo antipatici, siete voi a essere gelosi.
Antonio: Non c’è bisogno di chiederlo. Naturalmente io. E non provo nemmeno ad argomentare perché sarebbe inutile.

8. Tra tutte le cose che fai, quale ti ha dato più soddisfazione
Giacomo: In campo letterario, sicuramente La strana indagine di Thomas Winslow mi ha fatto ingrassare di qualche chiletto dalla soddisfazione. È’ la prima volta in vita mia che sono soddisfatto pienamente di qualcosa. Ma anche Un giorno di ordinario narcisismo, con tutti i consensi che sta ottenendo, si difende bene. E pensare che all’inizio non volevo nemmeno pubblicarlo… Per il resto c’è il mio blog di cinema, Recensioni ribelli, che nonostante ultimamente sia un po’ tentennante ha raccolto un bel numero di appassionati – e reso famosa la mia incompetenza nel settore.
Antonio: Antipatia gratuita. Sapere di far sorridere così tanta gente, di essere entrato nelle loro case con i calendari, di accompagnare gli studenti che hanno scelto l’agenda Comix per l’anno scolastico, son tutte soddisfazioni grandissime.

9. Un piatto tipico della tua zona
Giacomo: Il ragù di orso.
Antonio: Orecchiette e cime di rapa. Lascio a voi dedurre la mia zona.

10. Il tuo artista (attore, scrittore, pittore, o musicista…) preferito
Giacomo: Sugli attori non saprei… brutto da dire, ma non sono la prima cosa che guardo in un film, anche se adoro Mads Mikkelsen. Mi concentro di più sui registi, quindi vada per Stanley Kubrick. Per il resto Stephen King mi ha dato più di ogni altro, ma il mio cuore va a Philip K. Dick, un vero genio. Mentre per la musica sicuramente Fabrizio de André. Sulla pittura voglio fare l’outsider, quindi citerò il fumettista Ausonia.
Antonio: Un unico artista da cercare è davvero difficile. Se dovessi sceglierne uno per ogni categoria, potrei dire Woody Allen, Agatha Christie, Monet, Vecchioni. Ah, e naturalmente la Rowling. E Milva. Lucio Dalla poi proprio non posso non nominarlo. Basta, mi fermo. È una domanda troppo difficile

11. Mare o montagna
Giacomo: Basta che non faccia troppo caldo…
Antonio: Mare

12. Fumetto preferito
Giacomo: Watchmen e Sandman, due veri capolavori. Ma voglio mettere anche i lavori di Daniel Clowes, insieme ai manga: Akira di Katsuhiro Otomo, Berserk di Kentaro Miura e Monster di Naoki Urasawa. E Rat-man, perché anche (soprattutto!) lì c’è del genio.
Antonio: Topolino e Diabolik. Sono cresciuto con entrambi e sono molto legato a entrambi.

13. Se avessi qualche milione di euro
Giacomo: Inutile fare gli ipocriti: mi toglierei un sacco di soddisfazioni. E molta beneficenza.
Antonio: … sarei un ragazzo molto più spensierato.

14. Ami la solitudine?
Giacomo: Mettiamola così: a un certo punto della mia vita ho capito che preferisco sentirmi un idiota ascoltando un genio che parla, che intelligente ascoltando degli scemi blaterare. La solitudine è venuta da sé…
Antonio: Sì, ho imparato a conviverci e riesco a trarre molta produttività dalla solitudine.

15. L’incontro che ti ha cambiato la vita
Giacomo: Ogni persona lascia qualcosa di sé e del proprio passaggio, non è detto che sia sempre qualcosa di positivo. Spetta a noi imparare a quanto avvenuto. Certo, fondamentale è stato incontrare una persona speciale disposta ad ascoltare ogni cosa che dico. Mi prende cinquanta euro l’ora, ma ne vale la pena…
Antonio: Credo che ogni incontro, a suo modo, cambi la vita. Qualcuno di molto, qualcuno poco, qualcuno in meglio e qualcun altro in peggio. Nel complesso, sono contento così, ma l’incontro che per eccellenza mi ha cambiato la vita non saprei eleggerlo.

16. Scrivere per intrattenere o per far riflettere?
Giacomo: Perché scegliere? I mediocri tediano pensando, i geni fanno passare messaggi molto complessi con leggerezza ed emozionando.
Antonio: Per intrattenere. Se ciò che si scrive ha una sua solidità e una sua realtà, la riflessione viene in automatico.

17. Ci racconti una barzelletta?
Giacomo: “Pierino, hai mangiato tu la marmellata?” “No.” Invece è stato lui.
Antonio: Per carità, non ne sono affatto capace. Il risultato sarebbe più triste di una delle freddure pubblicate sul Cucciolone. Non so andare oltre i meme online.

18. Serie TV e film cult
GiacomoMad men e Oldboy – quello di Park Chan-wook, non il remake di Spike Lee.
Antonio: Shameless e L’avvocato del diavolo

19. Il tuo primo amore
Giacomo: L’odore delle case dei vecchi. … Ok, era una citazione. Direi i cartoni animati.
Antonio: I Simpson, naturalmente. Non ricordo un solo istante della mia vita senza di loro.

20. La canzone da canticchiare sotto la doccia
GiacomoCall to arms dei Manowar.
Antonio: Generalmente accendo la musica sul mio smartphone e canto le canzoni scelte dalla riproduzione casuale.

21. Cambieresti qualcosa del tuo aspetto fisico?
Giacomo: Dico solo che sto aspettando che inventino il teletrasporto neuronale, così posso trasferire il mio cervello dentro il corpo di Fassbender
Antonio: Certo. Cambierei le spalle per averle un po’ più grosse. E idem per le braccia e le gambe. E il petto, che in effetti è assente. Sì, certo, niente che non si possa cambiare con un po’ di palestra fatta seriamente, ma qui torniamo alla prima domanda e alla mia pigrizia.

22. Il tuo motto
Giacomo: “Sono molto peggio di quello che sembro”.
Antonio: “Non è poi così lontana Samarcanda”.

 

Di Giacomo Festi su THRILLERNORD:

Thomas Winslow è un uomo in fuga. Ma non fugge come una persona normale, egli segue il suo metodo. Scappa di storia in storia, spostandosi di storia in storia quando avviene il climax del racconto e attraversando tutti i generi narrativi. Non sa perché fugge, sa solo che deve scappare. La fuga gli ha annebbiato il cervello ma gli ha lasciato quella basilare informazione. Finché un giorno viene catturato dagli uomini grigi che lo portano dal loro capo, tal Ghilligan, il quale gli rivela che lui altro non è che un personaggio di una storia…

 

Di Antonio Schiena:

Primo è un ragazzo solitario e riservato. Nei momenti più bui della sua vita, si è sempre affidato alla scrittura per sfogarsi e andare avanti. Un giorno ritrova una lettera scritta dal padre e le sue certezze si sgretolano. Deluso da tutto, afferra i suoi appunti e sale sul tetto del palazzo per farne un falò. Qui incontra Futura, una ragazza dall’aria ingenua e indifesa che, in piedi sul parapetto, sta per gettarsi di sotto. Primo non ha la vocazione dell’eroe, anzi il cinismo che lo contraddistingue lo porta a scrollare le spalle di fronte a quella scena, proseguendo nel suo intento. Futura però aspettava solo qualcuno a cui aggrapparsi…