Thriller-Proust in Duplex: Roberto Leonardi e Luigi Martinuzzi




Il “Questionario di Proust” in versione “intervista doppia”!
Roberto Leonardi vs  Luigi Martinuzzi


1. Il tratto principale del tuo carattere
Roberto: I tratti principali del mio carattere? La simpatia (a detta degli altri). Lato negativo: troppo testardo.
Luigi: Credo l’affidabilità

2. Che genere di libri preferisci leggere
Roberto: I miei generi preferiti sono il thriller, ovviamente, ma anche il fantasy.
Luigi: Naturalmente il genere thriller, la mia grande passione, ma leggo con molta frequenza e attenzione anche libri di Alchimia, Legge di Attrazione e tutto quello che riguarda la crescita personale e spirituale.

3. Che genere di libri preferisci scrivere 
Roberto: Avendone scritto uno, dico thriller. Il secondo, in dirittura d’arrivo, sarà il seguito del primo e quindi dello stesso genere. Se nella remota ipotesi dovessi cambiare, allora mi butterei sul fantasy.
Luigi: Da lettore amo essere sorpreso con i colpi di scena, fattore che assorbo e riverso poi in quello che scrivo. Infatti mi diverte provare a crearli a mia volta per stupire e spiazzare i miei lettori. Di conseguenza preferisco scrivere trame thriller perché è il genere che più mi permette di sbizzarrirmi.

4. La critica più costruttiva che hai ricevuto (come scrittore)
Roberto: Io chiedo espressamente ai lettori di dirmi cosa ne pensano, il bello e il brutto. La più costruttiva? Di soffermarmi meno sulle descrizioni, evitare di ripetere lo stesso concetto (in forma diversa) in due periodi consecutivi.
Luigi: Dovrei osare di più.

5. Il complimento che hai più apprezzato (sempre come scrittore)
Roberto: Sentirmi dire da alcuni lettori che è stato il libro più bello che hanno letto negli ultimi tempi (spero che non abbiamo letto solo il mio!).
Luigi: Per fortuna il romanzo ha ricevuto e sta ricevendo davvero molti e variopinti complimenti, ma la cosa che più mi fa gongolare e al contempo sognare, è quando mi dicono che il romanzo si presterebbe benissimo a una trasposizione cinematografica.

6. Perché hai scelto un’ambientazione americana per il tuo romanzo?
Roberto: Ho amici di lunga data che sono stati diverse volte in Canada per motivi familiari e me ne hanno parlato sempre in modo entusiastico. Mi sono incuriosito e il nome di questo paesino dell’Alberta, Peace River, mi ha attirato, sia per la location sia per il nome (“Fiume di pace”, in antitesi con i fatti che ho descritto nel libro).
Luigi: Sono da sempre appassionato di film e romanzi in cui  i protagonisti sono l’Fbi e i serial killer. Inoltre adoro le serie TV americane. Sicuramente ho avuto una forte influenza da tutto questo. Quando pensai alle prime scene de “L’ultimo respiro”, immaginai proprio quei contesti, anche se poi il mio intento era fare in modo che il lettore venisse rapito dalle storie personali dei personaggi, più che per la geolocalizzazione della storia.

7. Agenzia letteraria o ‘fai da te’
Roberto: Per arrivare ad avere una casa editrice? “Fai da te”.
Luigi: Un giorno mi piacerebbe affidarmi a un buon agente letterario, in quanto credo che un autore debba concentrarsi nella scrittura. Invece adesso bisogna organizzarsi gli appuntamenti nelle librerie, gli eventi in generale, promuoversi, essere presenti sui social, e tante altre attività che servono a farsi conoscere e che possono senz’altro anche essere definite divertenti e di accrescimento, ma che in realtà portano via molto tempo alla scrittura.

8. Qual è la prima cosa che farai domani mattina
Roberto: Di solito, corro ogni mattina (tranne la domenica). Molto probabilmente correrò, a meno che questa intervista non esca il sabato.
Luigi: Domattina? Farò il “Miracle morning”, un metodo inventato da Hal Elrod, un giovanissimo formatore americano, che consiste nell’alzarsi un’ora prima della sveglia classica, e in quest’ora svolgere sei attività, utilizzando dieci minuti per ognuna: Silenzio. Ricerca. Affermazioni. Visualizzazione. Scrittura. Esercizio fisico.

9. John Bay e Darren Iannacci andrebbero d’accordo?
Roberto: Credo che i due abbiamo caratteri diversi, John è molto più “tranquillo”, mentre Darren, a volte, si comporta in maniera incomprensibile. John Bay si fa amare, Darren può anche essere preso a sberle. Ma ciò non vuol dire che non possano andare d’accordo. Come si di dice? Gli opposti si attraggono.
Luigi: John Bay e Darren Iannacci sono due persone dal carattere molto diverso, il primo è più riflessivo, il secondo più impulsivo. John potrebbe prendersi dei bei nervosi all’inizio, ma alla lunga credo che riuscirebbero a convivere e aiutarsi, perché comunque la cosa che li accomuna, secondo me, è che entrambi possiedono un animo buono.

10. Il tuo artista (attore, scrittore, pittore, o musicista…) preferito
Roberto: I miei artisti preferiti, dal punto di vista musicale, sono Ligabue e i Linkin Park. Per quanto concerne la letteratura, non ne ho uno in particolare, ce ne sono molti che mi appassionano, ma non saprei sceglierne uno.
Luigi: Tralasciando Giorgio Faletti, al quale sarò grato per sempre, ne ho molti, nei vari campi, ma in questo momento il mio preferito è senza dubbio Donato Carrisi.

11. Un piatto tipico della tua zona
Roberto: Sicuramente le olive all’ascolana.
Luigi: Da goloso di dolci, direi senza dubbio il Tiramisù.

12. Tra tutte le cose che fai, quale ti dà più soddisfazione?
Roberto: La scrittura, mi fa sentire libero di fare quello che voglio e che mi sento.
Luigi: Mi piace comunicare, anche soltanto con semplici frasi scritte su un quaderno spiralato che posto sui miei profili social. Frasi che però hanno del vissuto e racchiudono molti significati. Pensieri che possono dare uno spunto di riflessione a chiunque li legga. Se quello spunto, poi, riesce a far germogliare qualcosa nella testa di soltanto una persona, la missione può definirsi compiuta. La soddisfazione sta appunto negli attestati di stima che ricevo per il mio modo di comunicare. E la scrittura mi facilita in questo intento, perché è un ottimo mezzo di trasporto per collegare l’autore ai suoi lettori.

13. Se avessi qualche milione di euro
Roberto: Comprerei una casa vista mare e scriverei col sottofondo delle onde.
Luigi: Se avessi qualche milione di euro, sarei nell’universo di chi è ricco e ha imparato a gestire bene i suoi soldi. Userei quindi la “regola della decima”, ovvero una regola non scritta che invita a versare il dieci per cento dei propri guadagni in beneficienza. Starei bene, facendo del bene. Poi, andrei a scuola di chitarra e di regia. Ma, soprattutto, visiterei il mondo in maniera compulsiva in cerca di spunti e ispirazioni per poi… scrivere, scrivere, scrivere, scrivere e scrivere ancora.

14. Racconto, romanzo, o poesia?
Roberto: Romanzo, senza ombra di dubbio.
Luigi: Dando per scontato che sia di buona qualità, dico “romanzo”, perché lo si vive e lo si gode per un lasso di tempo molto più lungo rispetto a un racconto o una poesia – ore, giorni, settimane, a seconda della lunghezza – tanto da rattristarsi quando finisce.

15. L’ultimo regalo che ti sei fatto
Roberto: Un Mac Book, per poter scrivere dove e quando voglio.
Luigi: Naturalmente un libro, ma di quelli me ne regalo spesso. Per uno che ne leggo, almeno tre ne compro.

16. E cosa regaleresti a Luigi/Roberto
Roberto: Nella realtà, un bel libro. Se avessimo dei poteri magici, credo ci regaleremmo a vicenda una gioia: la vittoria della Champions League della Juventus.
Luigi: Conoscendo la forte passione che ci accomuna, ma anche le grandi difficoltà che ne derivano, se ne avessi le possibilità e si potesse regalare, a Roberto sicuramente regalerei l’opportunità di poter far diventare la scrittura il suo mestiere.

17. Sport preferito
Roberto: Sarò banale: il calcio.
Luigi: Da buon italiano medio, il calcio. Anche se poi, tutto quello che è competizione, sacrificio, spirito di gruppo e talento, richiama la mia attenzione. Perciò, anche se di meno, guardo volentieri anche tutti gli altri sport, tranne il pugilato e affini, che proprio non comprendo.

18. Ci racconti una barzelletta?
Roberto: Una mucca dice a un’altra mucca: ”Hai sentito parlare della malattia della mucca pazza?” E l’altra risponde: “Ma a me che me ne frega, sono un cavallo!”
Luigi: Paziente: “Dottoressa, sono sempre eccitato, giorno e notte, mi dia qualcosa!”
La Dottoressa pensa e: “Duemila euro al mese, più vitto e alloggio possono andar bene?”

19. Serie TV e film cult
Roberto: “Il trono di spade”, come serie TV. Di film ne ho due: “Seven” e “A Beautiful Mind”.
Luigi: Tralasciando Criminal minds e CSI, che sono grandi e riconosciute serie TV ma che personalmente hanno un po’ stancato, le mie preferite sono: “Le regole del delitto perfetto”, “Dexter” e “Il trono di spade”, perché oltre a strabordare di colpi di scena, hanno la capacità di tenerti in apnea per l’intera durata di un episodio. Quando guardi tre o quattro puntate di seguito, poi, è un vero problema per le coronarie. Non vedo l’ora di vedere la trasposizione in serie televisiva de “La verità sul caso Harry Quebert”, romanzo di Joel Dicker che ho adorato. Per quando riguarda i film, invece, voglio rimanere in Italia e ne cito uno: “La ragazza nella nebbia”, scritto e diretto da Donato Carrisi (vi avevo detto che era il mio preferito), con Toni Servillo, Alessio Boni e Jean Reno, da poco uscito al cinema. Un film che secondo me rivoluzionerà il cinema italiano, in quanto non esisteranno più soltanto la commedia e il genere drammatico, ma anche il thriller troverà la sua giusta e meritata collocazione.

20. Il tuo primo amore
Roberto: Parliamo di donne? Sinceramente il primo è stato anche il più breve, ma per sapere qualcosa in più della mia vita amorosa, basterebbe leggere la riga dedicata alle mie ex nella pagina dei ringraziamenti del libro.
Luigi: Il primo amore mi ha fatto capire chi ero e cosa volevo.

21. La canzone da canticchiare sotto la doccia
Roberto: Non ne ho una in particolare. Spesso è un qualcosa che ho ascoltato poco prima e che mi è rimasto in testa. Potrebbe anche essere un motivetto di uno spot pubblicitario che ho appena ascoltato.
Luigi: “Poetica” di Cesare Cremonini. Adoro Cesare, è un ragazzo semplice come me, con tanta passione e tanti sogni da realizzare.

22. Il tuo motto
Roberto: È una frase di Paulo Coelho: “Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.”
Luigi: “Vivi e lascia vivere”. Mai motto fu più azzeccato di questo.

22-bis, by Luigi MartinuzziConcedetemi questo punto in più (d’altronde il ventitré è il mio numero preferito) per lasciarvi, dopo il motto per la vita quotidiana, quello da me coniato per la vita libraria: “Il tempo speso a leggere è tempo guadagnato” Grazie e un forte abbraccio thriller J

 

 

Di Roberto Leonardi su THRILLERNORD:

Di Luigi Martinuzzi su THRILLERNORD:

 



Translate »