Ti lascio la luce accesa




Recensione di Anna Sonatore


Autore: Helen Cullen

Editore: Editrice Nord

Traduzione: Elisa Banfi

Genere: Narrativa

Pagine: 326

Anno di pubblicazione: 2021

Sinossi. È la vigilia di Natale e Murtagh Moone si prepara a festeggiare con i suoi quattro figli. All’appello manca solo Maeve, la moglie ,però lui non è preoccupato: sa che a volte Maeve si sente soffocare e ha bisogno di allontanarsi da tutto e da tutti. Presto tornerà, seguendo la luce che Murtagh lascia sempre accesa sul portico per lei. Tuttavia il tempo passa e Maeve non arriva. Ore dopo, il mare restituisce il suo corpo. E la famiglia si ritrova di colpo a cercare invano una spiegazione…Sono passati dieci anni da allora, eppure i Moone non si sono mai ripresi. I figli sono partiti, lasciando Murtagh da solo sulla piccola isola di Inis Óg, dove lavora come vasaio. Un giorno, però, Murtaghriceve la telefonata di un uomo che non sentiva da molto tempo, un vecchio amico con cui condivide un doloroso segreto. E così scopre che, prima di morire, Maeve aveva spedito una lettera, che era andata perduta e solo adesso ha raggiunto il suo destinatario. Per Murtagh, quella lettera è la luce che illumina un nuovo cammino, è l’oro che gli permetterà di rimettere insieme i cocci del passato del suo matrimonio e liberarsi del peso che da troppi anni grava sulla sua coscienza. All’avvicinarsi del Natale, Murtagh richiama i figli sull’isola per rivelare loro la verità, sperando che si ricordino cosa significhi essere una famiglia: amare ed essere amati nonostante tutto. Perché, come i vasi rotti diventano più belli se riparati con l’arte del kintsugi, che esalta le crepe con intarsi d’oro, anche noi siamo frammenti tenuti insieme dall’affetto dei nostri cari, e siamo più forti se impariamo a mostrare le cicatrici che la vita ci lascia in dono

Recensione

Ti lascio la luce accesa di Helen Cullen edito da Casa EditriceNord è una storia che ti prende con dolcezza per poi colpirti senza pietà. Arriva dritta al cuore per non andarsene mai più.

Meave e Murtagh si conoscono all’università, sin da subito la sintonia è fortissima, un colpo di fulmine che li legherà per la vita.

Meave è un’aspirante attrice, Murtagh è un artista della creta; caratteri diversi che con la loro unione si completano l’un l’altro. Meave ha con sé un diario, pagine dove svuota sé stessa per potersi ritrovare. Un modo tutto suo per scacciare i giorni del corvo nero, quando lo sente appollaiarsi sulla sua spalla Meave si rinchiude nel suo mondo e scrivere è uno dei modi per restare a galla. Un modo per restare connessa con la vita e tutto quello che la circonda.

Quando il corvo andava a posarsi sulla sua spalla, diventava orfana, senza marito, senza figli senza amici, un’isola spersa nel mare. I suoi piedi a malapena toccavano terra. Nulla la tratteneva, era pronta a prendere il volo, le funi che la legavano alla vita che amava si sfilacciavano.”

L’autrice con estrema facilità ci mostra i lati oscuri della mente umana, lo fa toccando l’anima del lettore trasmettendogli non solo quanto sia angosciante e logorante la depressione ma quanto le piccole cose possano essere d’aiuto. La musica, l’arte come modo per sentirsi vivi; ho riscontrato una certa familiarità e leggere alcune pagine è stato un po’ come ritrovarmi.

Per Meave la musica non era un passatempo. Era un balsamo, un faro, una mongolfiera. Quando cantava insieme a Ian Curtis, si sentiva legittimata. Come se la rabbia che provava non fosse soltanto sua; anche altri soffrivano, e sopravvivevano. Le canzoni le permettevano di tirare fuori quello che provava anche se spesso non le venivano le parole per esprimerlo.”

Sull’isola di Inis Og, Meave e Murtagh metteranno su famiglia,  iMoone saranno accolti come una novità, Meave in particolare sarà oggetto d’attenzione. Lei, con i suoi modi di fare poco convenzionali sarà come una boccata d’aria fresca.

Uno stile graffiante e diretto che non lascia nessuna possibilità, si viene coinvolti totalmente nelle vicende dei Moone.

La Vigilia di Natale, Meave non rientra a casa… ma la luce fuori è accesa. Murtagh sente l’ansia montare, sa quanto lei sia bisognosa di spazi, di lunghe passeggiate che la rimettono in sesto. È per questo che lascia sempre la luce accesa fuori la porta, per ricordarle che lì c’è sempre la sua famiglia ad aspettarla, come un faro che le indichi la via per ritornare a casa. Ma questa volta Meave ha deciso di ignorare quella luce, Meave non tornerà più a casa. Il corvo appollaiato sulla sua spalla ha deciso di non lasciarla mai più…

Una famiglia devastata che tenta di andare avanti, ma il tempo non farà altro che allontanare Murtagh dai suoi figli, l’unica a restargli accanto sarà Nollaig, la sua primogenita, proprio lei che sarà condannata a condividere il giorno del suo compleanno con la tragica scomparsa della madre.

Un romanzo che mostra il complicato rapporto tra padre e figli, dell’importanza della parola, di come il silenzio possa essere fatale. Una chiara immagine delle difficoltà che si incontrano quando ci si ritrova ad affrontare un lutto, una storia logorante e allo stesso tempo portatrice di leggerezza.  L’autrice ci mostra come le ferite non debbano essere nascoste, ma mostrate e curate; inevitabilmente resteranno delle cicatrici che dovremo accettare e amare. Siamo tutti dei vasi pieni di crepe, l’amore che doniamo e che ci viene donato è tra i migliori collanti che possiamo usare.

Il finale, ammetto, non mi ha molto entusiasmato, forse un po’ sbrigativo ma nel complesso l’autrice è riuscita a spiazzare il lettore; nulla di quello che succede verso il finale è scontato anche se, con astuzia, l’autrice ci lascia tante piccole tracce durante tutto il romanzo.

Leggere Ti lascio la luce accesa è un’esperienza che vi consiglio di fare, non ve ne pentirete.

Buona lettura.

 

 

Helen Cullen


Helen Cullen: Ha lavorato per sette anni alla RTE, l’emittente pubblica irlandese, prima di trasferirsi a Londra, nel 2010. Nel 2015 è entrata a far parte del team marketing di Google UK. Le lettere smarrite di William Woolf (Nord, 2019) è il suo romanzo d’esordio, e ha subito riscosso un enorme successo sia in patria sia all’estero.

 

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