TRA LE PAGINE DI UN FILM : COLD IN JULY







(di Valeria Martellotti)


Chi legge il libro e chi guarda il film “ascolta” due storie diverse?

Valeria cerca di rispondere a questa domanda per noi.
COLD IN JULY – Freddo a luglio
 

 

(“Freddo a luglio” di Joe R. Lansdale, traduttore G. Carlotti, Fanucci Editore, 1989)

(“Cold In July – Freddo a Luglio” di Jim Mickle, con Michael C.Hall, Sam Shepard, Don Johnson e Vinessa Shaw, sceneggiatura di Nick Damici e Jim Mickle, distribuzione Movies Ispired, durata 109 minuti – USA 2014)

 

 

 

 

 

Considerato dalla critica come un proiettile narrativo, pulp e travolgente, Freddo a Luglio narra le vicende di Richard, corniciaio della provincia texana, padre di famiglia con una vita tranquilla e monotona. Una notte, per legittima difesa, Richard uccide un ladro colto a rubare nella sua abitazione. Da quel momento, viene coinvolto in una spirale di violenza che lo costringerà, per proteggere la sua famiglia da assurde rivendicazioni,  a vestire i panni del “cowboy metropolitano” mettendo da parte paure e scrupoli. In questa missione è aiutato dall’ex galeotto Ben Russel e dal detective Jim Bob, personaggi poco raccomandabili che strappano al lettore più di qualche risata.

 

 

Scritto quasi 25 anni fa, Freddo  a Luglio è, a tutt’oggi, una lettura obbligatoria per ogni fan del bardo texano. Considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura texana, Lansdale viene da tempo paragonato ai giganti della letteratura del sud, come Twain e Harper Lee. Autore prolifico e poliedrico, maestro assoluto dei generi, autore con una assoluta indipendenza intellettuale, per decenni è rimasto uno scrittore di nicchia, ma con un pubblico attento e in continuo aumento.

 

 

Jim Mickle è sempre stato un fan di Lansdale ma solo dopo aver raggiunto una certa rispettabilità con il film WE ARE WHAT WE ARE si è deciso ad intavolare le trattative per la realizzazione di Freddo A Luglio.

 

 


DAL LIBRO AL FILM

La trasposizione cinematografica di Cold in July è stata un progetto di lunga gestazione, durato quasi sette anni. Il risultato è eccellente e conferma l’opinione generale che Mickle sia uno dei registi più interessanti degli ultimi anni.Intelligentemente, il regista ha scelto di non stravolgere il materiale di partenza, operando solo alcuni inevitabili tagli (l’ombra del padre suicida che il protagonista si porta dietro, il coinvolgimento della moglie nelle indagini) e qualche piccolo cambiamento a una storia che già sulla carta aveva riscosso un enorme successo.

Il film è ricco di colpi di scena e si giova della fotografia di Ryan Samul.

La colonna sonora curata da Jeff Grace riesce a rievocare meravigliosamente l’epoca raccontata, grazie ai brani di John Carpenter e alle ballad eighties di Kasey Lansdale, figlia di Joe, musicista country davvero in gamba.

I PROTAGONISTI

MICHAEL C. HALL : Ottima la sua interpretazione, grazie alla quale si scrolla di dosso il personaggio di DEXTER che rischiava di limitare la sua carriera. L’attore riesce alla perfezione a comunicare il tormento interiore del suo personaggio che nel romanzo è sviscerato in tutte le sfumature.

SAM SHEPARD: Ultimamente ci aveva abituati a rare e brevi apparizioni ma nel film risplende di luce propria nonostante poche e biascicate parole,  in un ruolo inquietante rafforzato dal suo sguardo penetrante .

DON JOHNSON: Dopo aver toccato il fondo della sua carriera nel 2008 da qualche anno a questa parte è stato capace di scelte molto oculate come questa. E’ perfetto nei panni di Jim Bob nonostante il regista abbia tagliato tutta una serie di battute triviali ma esilaranti che Lansdale gli metteva in bocca nel romanzo.

AMBIENTAZIONE

L’ambientazione è texana fino al midollo. Non potrebbe essere diversamente, visto che Lansdale è figlio di questo stato dalle dimensioni talmente colossali da vantare una incredibile varietà di ambienti: dal mare  ai deserti, dalle montagne  alle praterie, dai fiumi  ai laghi e un’altrettanto formidabile ricchezza multietnica e multiculturale.

Siamo in pieni anni ’80, come dimostrano chiaramente il patetico mullet e i baffetti spelacchiati sfoggiati dal protagonista.

 

 


Concordo nell’affermare che Cold In July è la dimostrazione definitiva di come i romanzi di Lansdale oltre ad essere grandissima narrativa, possono anche essere grande cinema.

Valeria Martellotti