TRA LE PAGINE DI UN FILM : L’ALTRO UOMO







(di Sara Paoli)


Chi legge il libro e chi guarda il film “ascolta” due storie diverse?

Sara cerca di rispondere a questa domanda per noi.
STRANGERS ON A TRAIN

(“Sconosciuti in treno”, Patricia Highsmith – Titolo originale: “Strangers on a train”, 1950, pubblicato in Italia da Bompiani )

(“L’altro uomo” o “Delitto per delitto”, di Alfred Hitchcock, sceneggiatura di Raymond Chandler, 101′, Warner Bors, 1951, con Farley Granger, Ruth Roman, Robert Walker, Leo G. Carroll, Patricia Hitchcock)

 

Romanzo della tanto inquieta quanto pungente scrittrice americana Patricia Highsmith; un’autrice che ha sempre cercato di mettere una parte di se stessa, delle sue paure e dei suoi desideri all’interno delle storie che ha scritto. Così prende vita “Sconosciuti in treno”, suo romanzo d’esordio; un poliziesco con forti riflessioni psicologiche, uscito nel 1950 e pubblicato in Italia da Bompiani.

Al centro di questo romanzo, due omicidi e, soprattutto, la contrapposizione tra Guy e Bruno, uomini con stili di vita decisamente lontani, con personalità diverse, ma complementari: ognuno possiede qualcosa che l’altro non ha o non può avere. Guy sta per divorziare da Miriam e ha una relazione con Anne. Bruno ha un rapporto morboso con la madre e detesta suo padre. Come due ossessivi innamorati, che si odiano e si amano, Bruno e Guy si consumano a vicenda. Si percepisce, come un climax ascendente, la tensione che cresce.

 

“Ma ora pensava che l’odio e l’amore, il bene e il male, esistessero uno accanto all’altro nel cuore umano e non in proporzioni diverse in questo o in quell’individuo, ma tutto il male e tutto il bene”.

 

 

 

 

DAL LIBRO AL FILM

 

Il regista Alfred Hitchcock ha portato il romanzo sul grande schermo nel 1951, con il titolo “Strangers on a Train”, in Italia “L’altro uomo”. Riproposto qualche anno dopo come “Delitto per delitto”, questo noir è sceneggiato da Raymond Chandler, con le musiche del compositore russo Dimitri Tiomkin.

Nella pellicola, Guy è un forte tennista (e non un architetto) e la trama, nella prima parte del film, salvo alcuni piccoli cambiamenti, scorre parallela a quella del romanzo; ma nel finale c’è un forte stravolgimento, tanto da poter dire che è (quasi) completamente differente. Viste le grandi modifiche nella trama, Hitchcock ha inserito una serie di personaggi secondari che nel romanzo sono completamente assenti; come la sorella di Ann, Barbara, interpretata da Patricia Hitchcock, e il loro padre, un ricco senatore; mentre altri personaggi, come il detective Gerard e la madre di Guy, che nel romanzo hanno ruoli notevoli, nella pellicola sono stati omessi.

 

L’APPROCCIO ALLA STORIA

Il dualismo evidente tra Guy e Bruno nell’opera della Highsmith, viene rappresentato perfettamente nella scena iniziale della pellicola: la voce fuori campo fissa l’attenzione di chi guarda il film verso i binari su cui corre il treno e chiede, rivolgendosi allo spettatore, se continueranno a rimanere paralleli o se invece si incontreranno, finendo in un groviglio complesso.

 

Per tutta la durata del film si può apprezzare l’eccellente uso del tema del doppio, punto cardine del cinema del maestro della suspense. Questa tecnica, però, a differenza del romanzo, più introspettivo e psicologico, tende soprattutto al raddoppiamento degli elementi scenografici. Ne sono un esempio due scene girate al parco divertimenti: una sulla giostra, poco prima che venga uccisa la moglie di Guy, e l’altra nella scena finale del film.

 

Troviamo il tema del doppio anche tra Miriam e Barbara: Bruno, vedendo la sorella di Ann, trova in lei una somiglianza con la ex moglie di Guy, e lo capiamo quando appare riflesso negli occhiali di Barbara il ricordo dello strangolamento di Miriam.

 

L’altro elemento significativo, che denota un forte legame tra i due personaggi, è rappresentato dalle partite di tennis: in una prima sequenza, le teste del pubblico si muovono sincrone a destra e sinistra, tranne quella di Bruno, che rimane fissa su Guy.

 

La seconda partita a cui mi riferisco mostra, in una sequenza montata ad arte, Guy e Bruno che devono andare al parco divertimenti in cui è stata uccisa Miriam, ma sono ostacolati l’uno dalla partita in corso e l’altro dalla caduta di un accendino in un tombino; tutto questo mentre la polizia inizia a sospettare di Guy e a stargli alle calcagna per l’omicidio della ex moglie.

 

IN CONCLUSIONE

Mi sento di dire che film e romanzo raccontano due storie diverse: il film si sofferma soprattutto sull’intreccio degli eventi, che lasciano comunque lo spettatore incollato alla poltrona.

Si vede ad esempio Bruno in uno scenario ripreso con un campo lungo, che si trova su una enorme scalinata, scena di un’imponente forza visiva e scenografica

Bruno, però, perde nel film la sua ossessione nei confronti di Guy (ossessione , per rappresentare invece un personaggio forte, carismatico, ma meno travagliato; viene meno l’approfondimento che fa la Highsmith della sua anaffettività, della sua difficoltà a stabilire rapporti con le persone, salvo che con Guy e sua madre; il regista omette la sua fragilità, il suo divinizzare continuamente il suo “amico” davanti agli altri.

 

Guy, invece, mantiene per tutta la pellicola una condotta abbastanza stabile, senza subire trasformazioni interiori, mentre manca totalmente il suo tracollo emotivo, che nel romanzo rischia di deteriorare la sua relazione con Anne.

 

Hitchcock, ha realizzato un film  che è un capolavoro di suspense, mentre Patricia Highsmith, ci ha regalato un thriller psicologico, fortemente introspettivo, dove si sentono le voci interiori dei personaggi, caratterizzati dall’autrice con attenzione quasi maniacale; ciò porta il lettore (più dello spettatore) a riflettere su quanto possano arrivare a essere complessi i rapporti umani e a mettere in discussione la sua idea di giusto o sbagliato.

 

PS: Immancabile, naturalmente, la ‘comparsata’ del regista…