Recensione di Sebastiano Ambra


Autore: Carlo Barbieri

Editore: Ianieri

Collana: Dalie Nere

Genere: Giallo

Pagine: 230

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Tre è un thriller in cui tutto è fuori dal comune, come lo è del resto la Sicilia che gli fa da sfondo: un delitto “eccellente” inspiegabilmente connesso a omicidi di squallidi criminali, il sequestro atipico di un mafioso, la scomparsa di un antico teschio, il ritrovamento dei corpi in luoghi esoterici poco noti, l’ossessivo ricorrere del numero 3. Fuori dagli schemi è anche la coppia investigativa creata dalle circostanze: un commissario della Omicidi palermitano, Francesco Mancuso, e un tenente dei carabinieri triestino, Fabio Trevisan. I due indagano spalla a spalla fino a giungere alla serrata, incredibile conclusione… Anzi, tre.

 

Recensione

Lo sapevo, non è che sia stata una sorpresa. Ma ci sono rimasto comunque male. Quando ho aperto la busta e gettato un occhio sui fogli ho trovato quei numeri e ho deciso di iniziare subito ad abituarmi all’idea, perché un’estate senza lo street food in Sicilia è come una partita di calcio senza pallone.

Inutile. Solo che se quella combinazione di colesterolo buono e colesterolo cattivo dice che i numeri sono sballati, allora hai voglia a pregare il dio delle rosticcerie: devi farci i conti. E sì che mangio bene, eh, con una dieta mediterranea settimanale che quelli dei format salutistici dovrebbero prendere appunti. Solo che ogni tanto i valori sballano, e visto che manco il medico sa perché finisce che devo sostituire i fritti con le pillole.

Perciò immaginate voi come mi sono sentito quando mi sono trovato a leggere, di nuovo, del commissario Mancuso e delle sue colazioni al bar “Marocco”, dei sui pranzi e delle sue cene spietate.

Mancuso mangia iris e sarde a beccafico senza darsi minimamente pensiero di analisi del sangue e confronti coi trigliceridi, con l’unico ostacolo rappresentato dai veti della sua compagna, Giusi, che però aggira facilmente visto che il tempo che divide con lei raramente comprende colazioni e pranzi.

Che ci volete fare: io quando leggo di Franco Mancuso provo un leggero fastidio misto a una salivazione incipiente. Però, sinceramente, tutto questo passa in secondo piano man mano che l’indagine avanza. Perché – è vangelo – ad ogni pagina che giro mi diverto un sacco.

Carlo Barbieri col suo Tre c’è riuscito di nuovo: è il sesto romanzo che vede protagonista il poliziotto palermitano maniaco del caffè e della buona cucina (che, per la verità, è al centro anche di un racconto), e ancora una volta la perfetta alchimia della buona scrittura mista alla buona storia ha restituito un giallo come si deve, capace di farti correre all’ultima pagina e farti scoprire sorridente mentre sfogli questo o quel capitolo.

L’idea del numero tre, sottolineata col trittico di bossoli dalla bella copertina della collana “Dalie Nere” di Ianieri, è magnificamente diluita lungo un racconto costruito, come al solito, alla perfezione. Perché Barbieri è ingegnere, architetto, carpentiere, muratore, elettricista, idraulico e arredatore dei suoi romanzi, e poi ci abita comodo: è meticoloso, non lascia niente al caso, orchestra perfettamente ogni istante lasciando intendere che sa di cosa parla e sa come spiegarlo, arrivando perfino a far convivere, nella stessa indagine, polizia e carabinieri.

Tre omicidi su tre angoli della Trinacria, e tre indizi uguali con tre punti su un foglio a segnare la scena del crimine. Esoterismo, cripte e teschi rubati, massoneria, Beati Paoli, ma anche mafia, politica e piccoli furti. C’è un bell’insieme di elementi in questo romanzo, e se non sei uno scrittore realmente capace rischi di fare un pastone indigesto.

Tre, invece, scorre perfettamente: dall’omicidio iniziale in una villa di Mondello di un politico potente e discusso, sul quale si trovano insieme Franco Mancuso della omicidi di Palermo e il tenente dei carabinieri Fabio Trevisan, si dipana una matassa complessa della quale i due investigatori riescono a tenere separate le estremità, correndo rischi tanto professionali quanto concreti. Se da un lato, infatti, il caso divenuto velocemente mediatico irrita i superiori dei due, che in breve sentono la pressione, dall’altro le minacce e gli omicidi che arrivano a toccare da vicino il commissario rendono l’indagine realmente pericolosa.

Il bello di un romanzo simile è che continui a mettere in fila i perché, accumuli gli interrogativi senza però perderli di vista, riuscendo a catalogarli come fa un investigatore, e arrivi a sorprenderti quando ogni tassello trova il suo posto restituendoti quel quadro completo che prima non eri riuscito ad immaginare ma che inseguivi come un re dietro una lepre.

Come per gli altri gialli di Barbieri c’è una seria ricerca dietro, una ricerca storica, sociale, con tanto di personaggio suggestivo che, come in passato, fa capolino per qualche pagina a fornire chiarimenti a Mancuso: un padre Cappuccino che strizza l’occhio alla tradizione degli investigatori della stirpe di Guglielmo da Baskerville e che Barbieri, da autore navigato, tratta coi guanti, arrivando a stigmatizzare l’intera vicenda con una divertita citazione di Dan Brown.

Insomma: gli ingredienti per una lettura piacevole ci sono tutti. Chi può si metta al fianco una birra, uno sfincione e un cestello di panelle, e arriverà a pagina 230 con la soddisfazione di un cercatore di diamanti che ha trovato il filone giusto.

  


 

Carlo Barbieri


Carlo Barbieri: “siciliano di mare aperto”, ha vissuto per anni in Medio Oriente, risiede a Roma ma è rimasto sempre legato alla sua terra in cui ambienta quasi tutte le storie. I suoi gialli hanno incontrato l’apprezzamento dei lettori, della stampa nazionale e di siti specializzati, ricevendo riconoscimenti in manifestazioni come il Giallo Garda e Scerbanenco@Lignano.