Tre giorni e una vita




Recensione di Valentina Marcis

Autore: Pierre Lemaitre

Editore: Mondadori

Pagine: 226

Genere: Narrativa

Anno Pubblicazione: 2016

 

 

 

 
 

 

Nella cittadina francese di Beauval, vive il dodicenne Antoine con la madre Blanche, una donna rigida e severa che preferisce la solitudine e i suoi rituali quotidiani alla mondanità. Suo padre invece trasferitosi in Germania ha pochi contatti con Antoine, ai quali manda solamente sporadici regali.
Nonostante ogni tanto si ritrovi con alcuni amici, tra i quali spicca la bionda Emilie della quale il giovane si innamora, così come la madre anche Antoine è un tipo abbastanza solitario che preferisce stare nel bosco in compagnia del cane Ulisse, il cane dei vicini.

Ed è proprio la morte del cagnolino che segna una svolta nella vita del ragazzo che si trova, nonostante la giovane età, a fronteggiare un evento più grande di lui; ma quando la situazione sta per arrivare al culmine, un avvenimento improvviso cambia le carte in tavola.

La vicenda vede come protagonista il dodicenne Antoine, narratore della prima parte del libro.
In questa, i discorsi diretti sono molto scarsi, ma l’autore riesce a mantenere viva l’attenzione del lettore grazie a numerosi colpi di scena che sospendono, ma non rovinano, la fluidità della narrazione.

I personaggi si scoprono piano piano, così come si presentano: non si tratta del classico romanzo in cui prima viene descritto singolarmente ogni soggetto e successivamente si ha lo svolgersi della trama; lo stesso protagonista viene conosciuto gradualmente dal lettore in ogni sua sfumatura.
A differenziare il libro dal classico thriller è il fatto che si conosce il colpevole e , con lui, si vive il suo dramma psicologico.

Se la prima parte è un buon racconto che non delude le aspettative, tuttavia la seconda vede la banalità prendere il sopravvento.
L’evoluzione del protagonista e la sua sessualità, la cui trasformazione è descritta minuziosamente nella prima parte, vengono raccontati in termini volgari, e il suo carattere, si rivela essere ordinario, privo di particolarità.

Si ha così la sensazione di trovarsi di fronte ad una “forzatura”, come se l’autore avesse voluto concludere frettolosamente la narrazione utilizzando dei luoghi comuni che talvolta si presentano un po’ anacronistici, come un matrimonio riparatore, che nel 2011 non si vede tutti i giorni.

È però doveroso sottolineare la bravura dell’autore nello scrivere, il che permette al lettore di giungere al finale, che è sicuramente una sorpresa.

 
 

 

Pierre Lemaitre 


Nato a Parigi il 19 aprile del 1951. Ha insegnato per molti anni letteratura, ed è approdato tardi alla carriera di scrittore e sceneggiatore.