Tre mani nel buio






(recensione di Caterina Bovoli )


 

 

Autore: Eraldo Baldini
Editore: Fernandel
Pagine: 231
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2017

 

 

 

Soffro di emicrania.

Il che, penserete voi, non è assolutamente importante.
Invece, se vi fidate di me, un pochino importante lo è.

Vedete, il difetto di noi esseri umani è che non ci accorgiamo mai di quanto siamo fortunati e, spesso, non facciamo che lagnarci di questo e di quello; ci rendiamo conto di quanto eravamo fortunati a stare bene, a essere in salute, a non avere problemi di nessun tipo solo quando qualcosa viene a bloccare la nostra strada. E quando le cose tornano al loro posto anche i gesti più semplici assumono un significato magico, quasi mistico. Che meraviglia la prima doccia dopo una lunga malattia che ci ha costretti a letto! Che bello rivedere il sole e sentire il suo calore sulla pelle dopo essere stati chiusi in casa per giorni! Che godimento sentire di nuovo il morso della fame che, languido, ci spinge ad affondare i denti in un pezzo di pane pieno di olio dopo un luogo periodo di apatica inappetenza!

Il cosiddetto stato di buona salute, insomma, è condizione affatto scontata e imprescindibile. Ma certo, ce ne si accorge sempre troppo tardi.

Ed ecco che proprio la malattia, sia essa fisica o mentale, diventa il vero (e affascinante) fil rouge di questi tre interessanti racconti gialli ambientati nel ravennate che, a distanza di anni, Fernandel ha deciso di ristampare.

A fare da sfondo al primo racconto – Una caldissima estate – una Marina di Ravenna dalle temperature roventi, dalla sabbia ustionante, dal sole accecante. E mentre i ravennati e i turisti si godono le meritate vacanze sdraiati sotto l’ombrellone o a mollo in un mare tiepido come brodo, il Commissario Francesco Righetti, stremato da quel caldo anomalo e desideroso solo di passare del tempo con la moglie e la figlia, si trova invece a far luce su due misteri: il primo è la morte violenta di due pescatori conosciuti nella zona per la loro insana passione per la pesca di frodo di cozze; il secondo è il sabotaggio dello stabulario di Marina di Ravenna. Qualcuno ha infettato le vasche delle cozze con il virus dell’epatite. Il danno è ingentissimo, la preoccupazione ai massimi storici. Marina di Ravenna rischia di diventare un ospedale a cielo aperto, a rimetterci non solo i cittadini e i villeggianti, ma l’intero indotto turistico della zona. Che sia una vendetta tra pescatori? Davvero si può infettare un intero stabulario per una disputa? E se i due fatti, invece, non fossero per niente collegati?

Grazie a Un trapano in testa, il secondo racconto, facciamo la conoscenza dell’Ispettore Cardona. Marcello Cardona è un uomo serio, sin troppo serio. Il suo viso, che mai s’illumina, è sempre invece solcato dall’ombra del dolore e della preoccupazione. Malato da sempre di un’emicrania senza scampo che non conosce sollievo, l’Ispettore è un uomo irrigidito dalle circostanze e da un costante dolore fisico che lo ha reso duro e inflessibile. Tra una madre al limite dell’isteria e una sorella minore troppo ribelle, Marcello Cardona dovrà far luce su un serial killer terrificante che usa uccidere le sue vittime, apparentemente casuali, a colpi di trapano. Un giallo dalle tinte fosche per un racconto sospeso in quel limbo vagamente allucinato che solo un tremendo mal di testa può regalare.

L’ispettore Cardona (con mia grande gioia) è il protagonista anche del terzo racconto, Qualcuno nel buio.

Marcello, per la prima volta nella sua vita, si trova a dover cercare di salvare non uno sconosciuto ma proprio una delle persone che ama di più al mondo: sua sorella Livia, quella sorella ribelle conosciuta nel secondo racconto della raccolta. La vita, per Livia, è diventata troppo dura. Un muro altissimo si è chiuso tutto attorno a lei, respirare sembra impossibile, vivere troppo difficile, uscire, vedere gente, sorridere, mangiare… tutto è troppo, troppo difficile. Depressione. Di questo si tratta. Bisogna curarla e nello stesso tempo allontanarla da quella madre troppo apprensiva e asfissiante, dalle compagnie sbagliate, da tutta quella città troppo grigia e cupa. E Marcello la salva, sua sorella. La porta in salvo lontana dalla città, dal caos, dai rumori, dalle pretese, dalle urla, dalla stazione, dal fumo. La porta in un istituto di religiose dove, in cambio di un aiuto con i bambini, riceverà ospitalità. E Livia respira quell’aria, si fa più forte ogni giorno, torna a sorridere, si sente utile, trae giovamento e gioia da quei piccolini che hanno bisogno delle sue cure e delle sue attenzioni. Fino a quando non è proprio lei a scoprire il corpo di una giovane donna, uccisa per strangolamento.

Mentre Cardona e Righetti tentano di dare un volto all’assassino della ragazza, Livia, come spinta da una nuova forza, conduce una sua personale indagine che la porterà molto, molto vicina alla soluzione.

Eraldo Baldini, vero maestro del gotico rurale, è un narratore abilissimo che sfrutta pienamente i territori che tanto bene conosce per creare atmosfere tratteggiate in maniera sapiente e personaggi indimenticabili e molto ben centrati. Lo stile utilizzato è quello di uno scrittore di razza che sa utilizzare e plasmare la lingua e che dà vita a un registro linguistico molto elegante e raffinato che non risulta mai (mi avrebbe dato molta noia) artefatto o volutamente lezioso. E se il plot in sé e per sé non è niente di nuovo o di mai visto (del resto sempre di un giallo si tratta) ciò che deve stupire e che di fatto stupisce, sono proprio i personaggi principali, così umani, fallaci, tridimensionali e per i quali, dunque, è facile provare umana (e necessaria al fine di una narrazione efficace) empatia.

A godere di questa breve raccolta saranno sia i lettori più capaci e scafati ma anche e soprattutto chi di gialli non ne mastica poi così tanti, proprio perché l’autore, con abilità, guida il suo lettore verso la risoluzione del mistero con grazia e senza grossi scossoni, prendendolo per mano e mostrando i vari elementi con pazienza e chiarezza.

Baldini dà vita quindi a tre racconti dal forte impatto visivo, tre racconti quasi sensoriali, si potrebbe dire, tra il calore del sole, l’odore del mare, il sapore vischioso delle cozze, il dolore lancinante del mal di testa che fa sbordare i contorni delle cose e che toglie lucidità, l’odore del sospetto e il terrore della malattia che non lascia scampo e che, di qualunque natura essa sia, ci trasforma, ci rende persone peggiori, confonde la realtà e immobilizza.

 

 

Eraldo Baldini è nato e vive a Ravenna. È scrittore, saggista e sceneggiatore. Dopo essersi specializzato in Antropologia Culturale ha pubblicato numerosi saggi sulle culture tradizionali e sul folklore. Contemporaneamente si è dedicato alla narrativa, soprattutto nel campo della letteratura noir, gialla e del mistero. Nel 1991 ha vinto il Premio Mystfest di Cattolica. In campo narrativo ha pubblicato tra le altre cose Mal’aria (Frassinelli, 1998); Faccia di sale (Frassinelli, 1999); Gotico rurale (Frassinelli, 2000); Tre mani nel buio (Sperling & Kupfer, 2001); Terra di nessuno (Frassinelli, 2001); Bambine (Sperling & Kupfer, 2002); Medical thriller (Einaudi, 2002) insieme a Carlo Lucarelli e a Giampiero Rigosi; Bambini, ragni e altri predatori (Einaudi, 2003); Nebbia e cenere (Einaudi, 2004); Come il lupo (Einaudi, 2006); Quell’estate di sangue e di luna (Einaudi, 2008); Il gladiatore dimenticato (Longo Editore, 2009). Ha scritto anche un romanzo per ragazzi (L’estate strana, EL, 1997) e uno per bambini (Le porte del tempo, Walt Disney, 2001). Suoi racconti compaiono in diverse antologie di noir, di giallo e di mistero. Le sue opere sono tradotte all’estero da importanti editori.