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Recensione di Amanda Airola


Autore: Lisa Hilton

Editore: Longanesi

Traduzione: Andrea Carlo Cappi

Genere: Thriller

Pagine: 368

Anno di pubblicazione: 2018

Sinossi. L’affascinante gallerista Elisabeth Teerlinc sa riconoscere un falso. Ne è lei stessa un esempio, dopotutto. Il suo vero nome, Judith Rashleigh, è sepolto sotto uno spesso velo di menzogne accanto ai corpi degli uomini che sono stati tanto sciocchi da opporsi a lei. Ma ora, coinvolta in uno scontro letale tra un boss della mafia russa e un detective italiano corrotto, Judith sarà costretta a imbarcarsi nell’impresa più ardita della sua carriera: portare il falso di un grande capolavoro alla prestigiosa casa d’aste per la quale lavorava come assistente anni prima, e venderlo per una cifra da capogiro. L’idea di ingannare i suoi ex datori di lavoro e tutto il mondo dell’arte per Judith è quasi eccitante quanto il sesso estremo, ancor più con la consapevolezza che il prezzo da pagare, in caso di insuccesso, sarà la sua stessa vita. Ma portare a termine quel compito mantenendo la nuova identità potrebbe esporla a un rischio ben più alto. Come in un meraviglioso dipinto privato degli strati di vernice, emergerà qualcosa di completamente inaspettato. Una verità sul suo passato che nemmeno Judith osa ricordare…

Recensione

Dopo una lunga attesa è finalmente arrivato in libreria l’ultimo volume della trilogia di Lisa Hilton.

Ho letto i precedenti due libri, cosa che dovete assolutamente fare anche voi se ancora non lo avete fatto. Anche perché sono strettamente collegati ed è impossibile comprenderne appieno il significato se non vengono letti tutti insieme.

Questo ultimo volume inizia esattamente dal punto in cui avevamo lasciato Elisabeth, o meglio Judith, in Domina. Come sempre la nostra eroina finisce per cacciarsi in qualche guaio con loschi personaggi e dovrà trovare il modo di uscirne illesa.

In questo ultimo romanzo la componente erotica è decisamente meno presente, ma le pagine dedicate a questo tema sono comunque pregnanti. Come ogni buon thriller la suspense è a ottimi livelli, anche perché Judith sarà impegnata non solo a nascondere la sua identità, ma anche a fronteggiare più di una minaccia contemporaneamente. L’autrice ci regala una Judith sempre più sfacciata e spregiudicata, una donna che ha ormai compreso la sua vera natura e decide di accettarla senza remore, tanto da portarla a sfidare la sorte in svariate occasioni.

L’arte è sempre il fil rouge di tutta l’opera. In questo terzo libro incontriamo Gauguin, un artista eccelso, noto non solo per le sue opere ma anche per il suo stile di vita alquanto opinabile. L’analisi dei quadri è sempre meravigliosamente dettagliata, regalando ai neofiti (come me) un bellissimo scorcio su ciò che si nasconde davvero dietro a un’opera d’arte. Per quanto riguarda la storia dell’artista in sé per sé, in questo volume è decisamente meno approfondita che negli altri due e questa a mio avviso è una piccola pecca perché avrei voluto saperne di più.

Come accennavo, in questo romanzo non mancano di certo i colpi di scena: vedremo una Judith spesso confusa dai suoi stessi istinti, una Judith che finalmente dopo tanto tempo si confida con noi lettori facendoci scoprire un segreto raccapricciante.

Judith resta sempre una delle mie protagoniste preferite, soprattutto per il suo immenso cinismo, perché per una volta la donna non viene rappresentata come debole, ingenua o come eterna donzella in pericolo che attende il cavaliere dall’armatura splendente. Per Judith gli uomini sono solo mezzi per arrivare a un fine. Ma il ritorno di un altro personaggio, Ruggero Silva, farà vacillare anche lei. E onestamente anche noi lettori, che saremo costretti a metterci nei panni di più personaggi senza, per una volta, schierarci imprescindibilmente con Judith.

Un libro scorrevole, che tiene il lettore incollato alle pagine, senza mai cedere alla noia o alla ripetitività in cui spesso si finisce con trilogie e saghe. Ogni pagina è una pennellata che rende completo il quadro d’insieme.

Lisa Hilton


Lisa Hilton, autrice inglese classe ’74, figlia di due insegnanti del liceo, laureata a Oxford, ha studiato Storia dell’Arte a Firenze e a Parigi.

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