Un assist per morire






(Recensione di Alberto Carta)


Autore: Andrea Monticone
Editore: Golem Edizioni
Genere: Poliziesco
Pagine: 176
Anno di Pubblicazione: 2017

 

Quando ho iniziato “Un assist per morire”, ad essere sinceri, ho pensato che non mi sarebbe affatto piaciuto; non ho mai seguito il calcio e ai primi accenni tecnici, che arrivano molto presto fra le pagine del libro, ho creduto che sarebbe stato davvero pesante.

Prima ancora di parlare della trama del libro, quindi, trovo giusto fare qualche piccola precisazione a favore di chi, come me, non si sarebbe cimentato in questa lettura a causa del pregiudizio: lo sport, sebbene ricopra una parte importante nel libro e costituisca la cornice entro la quale si dipana la vicenda, non è il focus principale.

Ogni forte passione genera una sottocultura che accomuna tutti coloro che la seguono, e ogni sottocultura genera una propria mitologia che le dà struttura e identità: quello che Andrea Monticone fa, quindi, è presentare una sottocultura e la sua mitologia, facendo risultare i vari racconti da appassionato, come gli aneddoti su Bruce Gobbelaar durante la strage dell’Hillsborough e Stefano Tacconi durante la strage dell’Heysel, come uno strumento che serve ad inquadrare ulteriormente la vicenda narrata e il protagonista principale, Patrizio Fornero.

Patrizio Fornero, ex calciatore professionista troppo avanti con l’età per giocare e direttore di una radio locale, è il capitano e portiere della Sanpa, una squadra di Torino della Lega Dilettanti che sta compiendo un’ascesa nella classifica grazie ai nuovi acquisti dei direttori della squadra, l’imprenditore Umberto Baldassi e suo figlio.

Uno di questi nuovi acquisti è Mark Andreani, un dotatissimo diciasettenne dato “in prestito” da una grossa squadra perché fisicamente troppo gracile per giocare in serie A.

Il problema è che Mark Andreani è morto, forse suicida, e dall’autopsia risulta essere positivo al doping.
L’indagine è diretta dal sostituto commissario Massimo Brandi, poliziotto dalla moralità ambigua che ricorda in maniera meno estremizzata i protagonisti dei classici del poliziottesco (non a caso un altro libro dello stesso autore riprende il nome di una pellicola di Ruggero Deodato, Ultimo mondo cannibale), che si troverà a dover far fronte a una cruda realtà italiana in cui un certo tipo di crimini è coperto da segreti di Pulcinella che si preferisce non approfondire grazie al denaro che gli sta dietro.

In questo cupo quadro in cui ragazzini mossi da passione sono sfruttati al pari di galline da allevamento in batteria, il discorso calcistico si inserisce in maniera nostalgica, una critica alla monetizzazione di un calcio che è sempre meno sport e sempre più spettacolo, tenuto in piedi da interessi che vanno ben oltre la sportività.

Il libro scorre bene soprattutto grazie all’ottima caratterizzazione dei personaggi, che, combinata a uno stile asciutto e umoristico, rende la vicenda realistica e viva, un vero e proprio spaccato di cronaca italiana.

 


Andrea Monticone, nato a Torino nel 1972, è un giornalista di cronaca nera. Oltre alla serie con protagonista Gabriele Sodano, che ad oggi conta 4 episodi, ha pubblicato per la casa editrice 881 il noir Marsiglia Blues e per la Golem Edizioni il romanzo Ultimo Mondo Cannibale.

 

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