Un giorno di festa






Un giorno di festa. Un romanzo de «Les italiens»

(Recensione dell’autore Fabio Girelli)

 

fabio girelli
Fabio Girelli
 

Autore: Enrico Pandiani

Editore: Rizzoli

Collana: Nero Rizzoli

Genere: Noir

Pagine: 306

Anno pubblicazione: 2017

 

 

Sinossi:

Sotto il cielo terso di fine giugno, una Renault viaggia lungo la costa atlantica, vicino Royan. Sembra che niente possa rompere la quiete. Invece basta un attimo, la pressione di un dito sul grilletto, il proiettile del fucile tattico che fora il parabrezza, lo schianto delle lamiere. L’uomo alla guida muore. È Fred Céline, uno sbirro della stradale di Parigi. La sua compagna, Leila Santoni, sopravvive per miracolo e fugge braccata dagli assassini. Ma chi ha sparato non sa di aver commesso un grosso errore, perché Leila fa parte della Brigata criminale del quai des Orfèvres, agli ordini del commissario Pierre Mordenti. Li chiamano les italiens, sono intoccabili e per loro vale ancora il motto “Uno per tutti, tutti per uno”. Mentre incombe la festa nazionale del 14 luglio e l’estate avvolge la Francia in un caldo torrido, Mordenti e i suoi devono vendicare la morte dell’amico, ritrovare la collega e cimentarsi con un’indagine che può scuotere gli assetti politici di un Paese sfregiato dagli attacchi terroristici, dove la paura è moneta corrente. Pierre sarà costretto a rischiare tutto: anche la storia con Tristane Le Normand, figlia del gran capo della Crim e l’unica capace di placare la sua sete d’amore. In questo nuovo capitolo della serie de les italiens Pandiani fa i conti con gli incubi dello scontro di civiltà e ci racconta, mischiando il ritmo del thriller d’azione ai toni del noir romantico, le più profonde ossessioni del nostro tempo.

 


 

Se vi è mai capitato di visitare la Francia del Sud, sulla costa atlantica, forse il paesaggio vi avrà lasciato addosso la stessa impressione che ha dato a me: quella di viaggiare in un barattolo di miele, in cui alla dolcezza dell’aria si mischia la viscosità della luce ambrata dei pomeriggi senza fine.

Se mai avete pensato alla brutalità della vita, allo stesso modo, forse ci troviamo simili, ancora, nel considerare la casualità con cui essa violenti un’esistenza piuttosto che un’altra, senza premeditazione o indizi che ne preannuncino l’arrivo.

Ecco, se penso a Un giorno di festa, il nuovo romanzo di Enrico Pandiani in cui ritroviamo la storica squadra de les italiens, le prime due immagini che mi vengono in mente sono queste: dolcezza e brutalità.

L’intera storia, tanto nello stile quanto nella narrazione, sia nelle costruzione della trama che nell’incedere della vicenda, resta in bilico tra l’amore possibile, necessario, e la deflagrazione del dolore, improvviso e senza scampo. Come un pomeriggio di sole sull’autoroute dalle parti di Royan, come una pallottola che ammazza il compagno di una vita.

E si incastra tutto alla perfezione, esattamente come la vita, meravigliosa e terribile: le dolcissime e passionali scene d’intimità tra Pierre Mordenti e Tristane si fondono senza soluzione di continuità a proiettili che innaffiano case di campagna; l’abbraccio tra Leila e Pierre che rivela un sentimento più profondo dell’amicizia e simile a un legame di sangue si incorteccia al dolore della perdita; l’incontro tra culture che il nostro tempo sta vivendo e che genera orrori e meraviglie: bambini bellissimi dai colori impossibili e scie di morte che dalla Siria raggiungono la Scandinavia e che Pandiani riesce a raccontare come pochi altri, penso ad esempio a Houellebecq, sanno fare.

E in tutto questo percepiamo inoltre un rumore di fondo che rende la lettura veloce e impaziente: l’ironia, per la quale il vostro labbro, mentre scorrerete le pagine, non potrà che restare sollevato a metà, ricordandosi la battuta di poco prima e aspettando quella che già sappiamo arriverà.

Come la vita, appunto: che tra lo zucchero e il sangue ci lascia giusto il tempo di un sorriso doloroso.

Un giorno di festa è un noir, certo, ma non solo. Si eleva forse anche più dei precedenti a classico, se le categorizzazioni servono a qualcosa, di carattere sociale e intimo.

Un po’ come leggere un Haruf dove alle pianure del Midwest si sostituiscono morti ammazzati disseminati tra i campi. O come addentrarsi in Una questione privata di Fenoglio dove la Resistenza partigiana fa posto a una resistenza etica e personale: l’amore che non cede.

Perché non è importante la sezione in cui Amazon decide di piazzare il tuo libro, bensì la capacità di trascinare la realtà dentro alla pagina, alla storia, e farci partecipi del mondo che conosciamo già ma che qualcuno sa raccontare attraverso un nuovo punto di vista, una voce originale che fa riflettere e allargare l’angolo acuto della nostra visuale.

Pandiani, con una scrittura asciutta, secca e allo stesso tempo profonda, senza una sbavatura o una parola di troppo, riesce a far tutto questo, regalandoci una storia che vale parecchio di più di quel che dice il prezzo di copertina.

 

 

Enrico Pandiani (Torino, 1956) ha esordito nel 2009 con Les Italiens, primo romanzo dell’omonima serie poliziesca. Per Rizzoli ha pubblicato Pessime scuse per un massacro (2012), La donna di troppo (2013), Più sporco della neve (2015) e Una pistola come la tua (2016).