Un giorno dopo l’altro




Recensione di Sara Ferri


Autore: Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi, Collana: Super ET

Genere: poliziesco

Pagine: 256

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. L’ispettore Grazia Negro è alla ricerca di un serial killer che entra ed esce dalle autostrade fingendosi agente di commercio e cambiando di volta in volta identità. Il killer, Vittorio – affascinante, lucido, glaciale, convinto che fermarsi sul bordo della strada sia come essere una nota sbagliata nella musica -, offre i suoi servizi professionali su Internet con il nome di Pit Bull. Alex, cronicamente insonne, un pit bull ce l’ha davvero, e approfitta del suo lavoro presso un internet point di provincia per trovargli un padrone. Purtroppo però risponde all’e-mail sbagliata… Lucarelli accelera e rallenta il ritmo con esemplare abilità, spostando continuamente il punto di vista. Il risultato è un affresco corale di voci, suoni e immagini: un’indimenticabile storia di non-vite che si intersecano lungo le strade reali e virtuali del nostro paese.

 

 

Recensione

Ci sono amori di ogni tipo, tanti quanti sono gli anni che ognuno di noi ha da vivere. C’è l’amore infantile, che lega un figlio ai propri genitori; l’amore adolescenziale, che ci fa assaporare i primi tormenti di questo sentimento così forte…. E c’è l’amore maturo. Quello che si affronta con garbo, ma anche con prepotenza. Che ci fa assimilare le cose per come sono, belle o brutte che siano.

Ed è proprio così che ho affrontato questa lettura. Da persona matura, che rilegge un libro amato durante un’estate in cui ero poco più che adolescente. E dire che quello per Grazia Negro è stato un vero e proprio amore adolescenziale. Nel 97’, anno in cui Almost Blue è stato pubblicato avevo la bellezza di quindici anni. Quel libro aveva per me il profumo della ribellione. Un romanzo agognato, desiderato e finalmente strappato alla distrazione di mia madre. Usava chiedermi perché mi piacessero “quel genere di libri”.

E sorrido ancora se penso che Almost Blue ha consacrato la mia passione per un genere letterario che allora, forse, era quasi sconosciuto, o almeno era agli albori. Da quel momento non ho più letto altro. Ho abbandonato i miei amati autori sud-americani e mi sono immersa nella melma maleodorante del noir.

Ma forse la domanda di mia madre, non era del tutto immotivata.

Perché un’adolescente dovrebbe appassionarsi a romanzi in cui il male viene raccontato nella sua crudezza?

Un dolore che prende alla gola e non lascia scampo?

Forse perché la vita in effetti è proprio così. Forse a quindici anni non puoi saperlo, o almeno è quello che ognuno spera. Forse a quindici anni il mondo è davvero rosa e fiori. E gli unici sentimenti che senti sono dettati da passioni giovanili tanto forti quanto effimere. So solo che, quel giorno, quel fantomatico giorno in cui finalmente riuscii ad eludere la sorveglianza materna per correre a comprare questo libro di cui avevo tanto sentito parlare, ne lessi quasi 60 pagine, così… seduta sulla panchina proprio fuori dalla libreria. Rimasi affascinata da Grazia.

Questo nome sinonimo di delicatezza e garbo, associato ad una donna così forte. Una donna Poliziotto. Una donna poliziotto che indaga sulle vittime di un serial killer. Meraviglioso!

All’epoca non esisteva nemmeno in televisione un simile personaggio!! Ovviamente terminai la lettura in due giorni e rimasi tre anni tra gli scaffali delle librerie in cerca di qualcosa di simile. Inutilmente!

Quando finalmente arrivò “un giorno dopo l’altro” mi sentivo più matura. Avevo diciott’anni. Avevo dimenticato per un momento Grazia e la sua vita nell’altro mondo, quello della letteratura. C’era la patente da prendere, l’università da scegliere e una festa di compleanno indimenticabile da organizzare.

Quando il turbine della maggiore età passò mi ritrovai tra le mani questo libro. In fin dei conti Grazia doveva tornare tra le mie mani. Lo lessi in una notte. In un attimo di lucidità capì che volevo diventare Biologa e che forse, entrare nella Polizia o addirittura nei Carabinieri non sarebbe stata un’idea malvagia. Non sento di dover spendere parole altisonanti su un libro magnifico. Sarebbe inutile.

Chi ha conosciuto i personaggi di Lucarelli, li ha amati, li ha seguiti, sognati e mai dimenticati. È stato così per me con Coliandro, per De Luca ed è così, sopra ogni cosa, per Grazia Negro. Ma è anche merito della bravura di un autore che ha alle spalle un’esperienza che pochissimi altri autori possono vantare, se i personaggi di ognuno di questi romanzi splende di luce propria.

Le parole ti scivolano via sulla lingua, in un fluire rapido e accattivante che mette a dura prova il lettore quando ormai la stanchezza lo porta a rimandare ad un altro momento la lettura. Potrei scrivere interi capitoli qui, in questa recensione, a dimostrazione di questa maestria, ma non basterebbe a far comprendere a chi, ancora non lo ha letto, quanto sia stupefacente un libro di Lucarelli. Di solito, in ogni recensione, inserisco qualche frase. Quelle a me più care. Quelle più significative. Ma in questo caso non posso farlo. Dovrei scrivere un papiro intero. E allora no. Allora lascio che siano le lettere di ogni singola parola a raccontare Lucarelli.

A raccontare Grazia. E non mi vergogno di dire che, nonostante lo abbia già letto e conosca già il finale di questo romanzo, questa volta non l’ho finito. L’ho fatto intenzionalmente. Mi sono lasciata circa cinquanta pagine da leggere… quando sentirò di voler abbandonare di nuovo Grazia Negro.

Perché è così che si saluta un caro amico. Rimandando il più possibile il momento degli addii, nella speranza che ci sia un’altra occasione d’incontrarci.

 

 

 

Carlo Lucarelli


Carlo Lucarelli (Parma, 1960) ha pubblicato per Einaudi moltissimi libri, tra i quali ricordiamo: Nuovi misteri d’Italia (2004), La mattanza (2004), Piazza Fontana (2007), L’ottava vibrazione (2008), L’ispettore Coliandro (2009), I veleni del crimine (2010), L’ispettore Grazia Negro (2013), Albergo Italia (2014), Carta bianca (2014), Il tempo delle iene (2015), L’estate torbida (2017), Intrigo italiano (2017), Peccato mortale (2018) e Navi a perdere (2018). Conduce da molti anni trasmissioni televisive, ora su Sky, sui vari aspetti non risolti dalle inchieste sul crimine. I suoi libri sono tradotti in piú lingue e sono oggetto di versioni cinematografiche e tv, tra cui il ciclo dedicato al commissario De Luca e la serie L’ispettore Coliandro.