Un luogo a cui tornare






un luogo a cui tornare fioly bocca

(recensione di Giorgia Usai)


Autore: Fioly Bocca
Editore: Giunti Editore
Genere: narrativa
Anno: 2017
Pagine: 240

 

 

”Sempre così, ogni volta la stessa storia” pensa con rabbia Argea mentre guida veloce per le strade battute da una pioggia torrenziale. Le lacrime che le offuscano la vista, la musica alta, il movimento ipnotico dei tergicristalli. Poi, all’improvviso, una sagoma scura le si para davanti. Argea si risveglia in ospedale, accanto a lei c’è Gualtiero, il suo fidanzato, lo stesso che quella sera le ha dato buca per l’ennesima volta. Via via che la mente si snebbia, si fanno largo i sensi di colpa: ha investito un passante? Lo ha travolto con la sua auto? Solo qualche stanza più in là, nel reparto di terapia intensiva, Zeligo è in coma. Le uniche cose che ha con sé sono una carta di identità scaduta e la foto di un bambino. L’ispettore dice che si tratta di un rifugiato bosniaco, un senzatetto, probabilmente ubriaco. Nessuno viene mai a trovarlo. Spinta dai rimorsi e dall’inquietudine per una vita che non la soddisfa del tutto, Argea comincia a fare visita a Zeligo e, quando l’uomo finalmente si risveglia, scopre la sua straziante storia. È così che viene a contatto con un mondo sommerso, doloroso ma anche libero da ogni vincolo, che la attrae e la spaventa al tempo stesso. Determinata ad aiutare Zeligo, Argea non sa ancora che, proprio come hanno predetto i tarocchi, grazie a questo incontro tutto nella sua vita è destinato a cambiare.


 

Avevo deciso di scrivere questa recensione subito dopo aver finito la lettura del romanzo, ma i miei occhi si sono riempiti di lacrime, il groppo in gola che mi ha tenuto compagnia fin dalle prime pagine è finalmente svanito, e io sono rimasta davanti al foglio bianco cercando di capire come trasmettervi tutte le emozioni che ho provato.
Sono sempre stata convinta che per scrivere un libro che colpisca i lettori non occorrano tantissime pagine, e qui ne abbiamo la dimostrazione. Fioly Bocca in poco più di 200 pagine è riuscita a parlare della vita di una donna e, allo stesso tempo, di argomenti che si potrebbero definire “scomodi”.

La protagonista, Argea, una scrittrice in piena crisi esistenziale, stringe una bellissima amicizia con un vagabondo di origine bosniaca. Strano, no? Coi tempi che corrono, molti di noi, per paura e ignoranza, cercano di tenersi alla larga da coloro che stanno ai margini della società. Ma per poter apprezzare qualcosa e non averne timore, la si deve conoscere. E Argea ci insegna questo: dare una possibilità a chi conduce un’esistenza diversa dalla nostra e cercare di comprendere gli altri, arricchisce e può portarci sulla retta via, verso la felicità.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che l’autrice abbia scelto di concentrarsi sugli aspetti positivi del confrontarsi con i senzatetto, gli immigrati e i rifugiati. Non è per essere ingenui, è che tv e giornali ogni giorno ci raccontano tutto il male che ci circonda, e, spesso, invece, quello di cui abbiamo bisogno è “far durare il buono, più che si può”.

E poi c’è un altro tema forte: la maternità (e in parte anche la paternità), mancata e vissuta. Tra le tante frasi da me sottolineate nel romanzo, molte si riferiscono ai sentimenti della protagonista riguardo alla possibilità di diventare madre: parole che trafiggono, si insinuano come schegge nel cuore di chi legge. E lo stesso avviene con i dolorosi racconti di Zeligo, che con la sua infinita tenerezza, diventa anche nostro amico.

“Un luogo a cui tornare” è una lettura commovente che ha il potere di sconquassare l’anima. Scorrendo le pagine si provano tantissime emozioni: rabbia, delusione, infelicità, speranza, gioia, dolcezza, sicurezza e amore. E sapete perché? Perché Fioly Bocca non si è limitata a scrivere una bella storia, ma l’ha raccontata con parole poetiche che permettono a noi lettori di sentire nel profondo ciò che provano i protagonisti.

È decisamente uno di quei libri che lascia il segno, di quelli da tenere sul comodino o in bella vista in libreria per poterne rileggere alcuni passi ogni volta che ne sentiamo il bisogno.

 

Fioly Bocca vive sulle colline del Monferrato con il compagno e i due figli. È laureata in Lettere all’Università degli Studi di Torino e si è specializzata con un corso in redazione editoriale. “Ovunque tu sarai”, il suo romanzo d’esordio, è stato un grande successo del passaparola, tradotto in cinque Paesi. Nel 2016 è uscito, sempre per Giunti, “L’emozione in ogni passo“.

Fioly Bocca su THRILLERNORD
Se siete lettori appassionati visitate questo blog:

sognandodietroailibri.blogspot.it

Acquista su Amazon.it