Una perfetta sconosciuta






(recensione di Giorgia Usai)


Autore: Alafair Burke
Traduttore: E. Cantoni
Editore: Piemme
Genere: Thriller
Anno edizione: 2017
Pagine: 432 p., Rilegato

 

 

Immagina che la polizia ti mostri una foto in cui stai baciando un uomo. Peccato che quell’uomo sia stato trovato morto trentuno ore prima, e tu non ricordi di averlo mai baciato.

Anzi, lo conoscevi appena. Era il tuo nuovo capo, l’uomo che ti aveva dato in gestione la galleria per conto di un misterioso proprietario. Il lavoro dei tuoi sogni: ti era sembrato troppo facile per essere vero. Eppure tutto era andato liscio: un contratto regolare, la galleria… Adesso, guardando quella foto capisci. Perché là fuori qualcuno sta cercando di incastrarti, anche se non riesci a immaginare il motivo. Qualcuno che sa molte cose di te. E che forse ti è molto vicino…

In questo thriller in cui nulla è come sembra, Alice Humphrey vede crollare intorno a sé, come un castello di carte, ogni certezza. Compresa quella più importante: la sua stessa innocenza.

La trama parla da sola, non vi dirò altro. Voi stessi, insieme alla protagonista, dovrete scoprire i complessi intrecci narrativi che la bravissima Alafair Burke ha magistralmente creato dando vita a un thriller davvero avvincente.
Posso però descrivervi ciò che vi terrà incollati alle pagine di questo libro: curiosità, adrenalina e profonda empatia nei confronti della protagonista, non vi abbandoneranno mai. Vi renderete conto che non vi sono certezze nella vita, che da un momento all’altro, anche un minimo particolare, un’occasione fortuita, può cambiare la vostra esistenza. E se il cambiamento porta a vivere un incubo che sembra non finire mai?

Accompagnerete Alice in un’odissea che le farà mettere in dubbio ogni aspetto della sua vita, ma che sarà anche l’occasione per una crescita personale che la porterà a risplendere, a trovare il suo posto nel mondo, quello che ha sempre disperatamente cercato, lontano dalla sua ingombrante famiglia.
Avrete capito che ho adorato la protagonista, sì, non posso negarlo! All’inizio è fragile, ingenua, insoddisfatta, ma quando vede venir meno ogni sua sicurezza, tira fuori un carattere inimmaginabile. Si dimostra scaltra, forte e instancabile.

Sono rimasta colpita anche dal ruolo svolto dalle forze dell’ordine: nel racconto sono diversi i rappresentanti della categoria e l’autrice non ha lasciato nulla al caso nella loro caratterizzazione, mettendo in risalto i loro pregi e i loro difetti.

Ulteriori elementi a favore di “Una perfetta sconosciuta” sono l’ambientazione, una New York spenta, in piena crisi economica, e il ritmo della narrazione. A proposito di questo ultimo aspetto, gli eventi si susseguono uno dopo l’altro, come in un film, tanto che, per il lettore, non sarà difficile immaginare questa storia riprodotta sul piccolo o grande schermo.

 

Alafair Burke  È un avvocato penalista, con una grande esperienza di processi. I suoi romanzi sono bestseller del New York Times, elogiati da autori come Michael Connelly e Dennis Lehane.

 

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L’AMBIENTAZIONE

E partiamo proprio dall’idea del libro che l’autrice ha elaborato durante le passeggiate mattutine nel West Village di New York.


È una zona di Manhattan considerata molto particolare perché fatta di strade strette e contorte che spesso confondono i turisti, e non solo. Le vie sono alberate e le case sono in mattoni rossi, proprio come quelle che siamo abituati a vedere nei film e nelle nostre serie tv preferite.
Si respira un’atmosfera tranquilla e allegra, ma la scrittrice più che da queste sensazioni, è stata ispirata dal numero sempre più elevato di cartelli di chiusura attività che, dopo la crisi economica, hanno iniziato a diffondersi per le strade del quartiere. Vi chiederete qual è il collegamento con la trama? Non vi resta che scoprirlo!

Ma veniamo al racconto…

Alice Humphrey abita nell’East Village da quando ha deciso di non contare più sull’aiuto finanziario dei genitori. In passato quest’area era nota per la presenza di immigrati provenienti dall’Est Europa, ora è considerata poco convenzionale ed è popolata da artisti e musicisti.


La comunità ucraina è molto importante nel quartiere e, a questo proposito, si fa riferimento a un ristorante famosissimo dove si possono gustare i pierogi e la cucina tipica ucraina. Si tratta di Veselka (al 144 Second Avenue), dove la protagonista non esita ad entrare, anche se in un momento non particolarmente felice.

Si troverà poi a lavorare in un “maledetta” galleria nel Meatpacking District, un piccolo quartiere che prende il nome dagli stabilimenti di lavorazione della carne, che un tempo lo occupavano in maniera significativa.


Nei ricordi di Alice però è sempre presente l’Upper East Side, quello che un tempo era il suo territorio. Vi abitava con la sua ricca famiglia, si poteva permettere lo shopping sfrenato nelle boutique e la frequentazione di locali chic.


Il quadro che emerge da “Una perfetta sconosciuta” è quello di una New York misteriosa, sconosciuta anche ai suoi abitanti. È una città teatro di crimini, che fa da sfondo a inganni, piani diabolici e corse contro il tempo.
Mi è venuta voglia di raggiungere Manhattan, perdermi per i quartieri della Grande Mela e rivivere la storia di Alice.
Venite con me?