Una specie di felicità




(recensione di Giovanna)


 

 

Autore: Francesco Carofiglio
Editore: Piemme
Pagine: 240
Genere: Narrativa
Anno Pubblicazione: 2016

 

 

Giulio d’Aprile è uno psicoterapeuta, ha alle spalle un matrimonio fallito, due figli, e una vita che gli scorre addosso senza toccarlo mai veramente. I suoi giorni scorrono lenti e inesorabili, scalfiscono la sua superficie ma lo lasciano quasi imperturbabile, indifferente a tutto.

Vivere in questo modo ti permette di essere incolume ai vari accadimenti, ma ha la conseguenza di impedirti di goderti a pieno i sentimenti, brutti o belli che siano. Giulio così alterna le sue giornate tra pazienti che non ha più voglia di ascoltare, tra visite prestabilite con due figli ai quali non ha nulla da dire. Nella sua ordinarietà però qualcosa viene sconvolto, l’ordine è messo in subbuglio.

Per due volte a settimana, infatti, in programma ci sono delle sedute con un uomo, “il Professore”, trasferitosi dalla sua abitazione all’interno di un Istituto: un uomo solo, probabilmente per scelta, che trascorre i suoi giorni dinanzi ad una finestra, osservando il mondo fuori e facendo i conti coi propri fantasmi.

Queste sedute rappresenteranno, per Giulio, uno strumento prezioso per mettere in discussione le proprie coordinate, per mettere in discussione un sistema di valori ormai inadeguato a rappresentare un’esistenza che si è protratta troppo a lungo in questo torpore di emozioni e apatia. Gli incontri arricchiranno entrambi, portando a risultati che Carofiglio valorizza attraverso una trama originale, rispettando una costruzione magistrale delle storie dei vari personaggi.

Ma non solo. La psicologia di Giulio è resa ancor più vera da tutti i rapporti che popolano la sua vita, da personaggi secondari ma essenziali per portare avanti la storia.
E così si assiste ad un’evoluzione dei caratteri, ad un percorso di consapevolizzazione che vuol dire imparare a riconoscere il proprio ruolo nel mondo, vuol dire imparare ad accettare i propri fallimenti come necessari.

C’erano voluti tanti anni per capire che certe cazzate poteva evitarle, ma che magari era giusto così. Ognuno di noi ha il diritto di cercare la felicità, passando attraverso un terreno minato di piccole e grandi infelicità. Lui ancora ci camminava, in quel terreno. Dicono che prima o poi si arriva.

Soltanto nel momento in cui ci si rende conto che essere mediano è altrettanto importante ai fini del gioco tanto quanto mettere il pallone in rete, si può riconoscere la felicità.
 

 
L’AUTORE – Francesco Carofiglio (Bari, 4 luglio 1964) è un architetto, scrittore e illustratore italiano.

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