Uno zero






(Recensione di Maria Sole Bramanti)


Autore: Hanif Kureishi

Editore: Bompiani

Traduzione: Davide Tortorella

Pagine: 172

Genere: narrativa

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

È vero, immaginare le cose è il mio mestiere, e l’immaginazione è il posto più pericoloso del mondo

Un incipit che confonde.

Non mi considero una lettrice ‘colta’. Leggo per il piacere di leggere e ritrovarmi nelle sensazioni che altri scrivono. Ecco perché sono rimasta profondamente delusa dalla lettura di “Uno zero”. Forse ‘delusa’ non è la parola adatta. Forse, la parola più adatta è ‘rattristata’. Sì, sono profondamente rattristata dalla lettura di questo libro (che brutta parola, ‘rattristata’…)

Quando ho letto l’incipit di questo romanzo, sono rimasta rapita. Mi sembrava un’idea geniale: un uomo paralizzato nel letto che sente vivere la giovane moglie, che la sente fare sesso nell’altra stanza, con un suo amico, e che decide di prendersi la sua rivincita. Rivincita sulla moglie, sull’amico e su quella vita che lui non è più in grado di vivere.

Insomma, l’ho immediatamente acquistato; e ho trovato, ahimè, un romanzo profondamente triste. Un romanzo che parla di disfatta, della fine di una vita gioiosa e piena di soddisfazioni. Parla di come, quando invecchi, o sei malato, il mondo intorno a te cambia: diventa il mondo degli altri, il mondo che tu non puoi più avere.

E dunque, l’unica cosa che riesci a fare è recriminare, e cercare di vendicarti, e far subire a chi ti circonda le conseguenze del tuo male.

Eppure, gli altri continuano ad andare avanti con le loro vite, ignorando le tue piccole rivalse, ignorando le tue richieste di aiuto… ignorandoti.

In un’intervista all’autore (da Repubblica.it) leggo che Waldo, il protagonista, è “… un personaggio che è una versione di me stesso con una ventina d’anni in più e quando sono di un umore particolare” e scopro che uno dei temi fondamentali del romanzo, secondo l’autore, è il sesso, o meglio “il desiderio e l’impossibilità di realizzarlo”.

Ecco, secondo me il libro di Kureishi non parla di questo… secondo me parla, piuttosto, di come a una certa età, purtroppo, si diventa “uno zero”. Dunque, apprezzo molto la scelta del titolo che, sempre leggendo l’intervista, scopro essere riferito, almeno in parte, a questo concetto di “essere uno zero, non valere niente”. Waldo è uno zero, come potremo diventare tutti alla fine della nostra vita (qualcuno anche in mezzo…).

Ve l’avevo detto che era un libro triste!!!

 

L’AUTORE: Hanif Kureishi è nato a Londra da padre pakistano e madre inglese. È romanziere, drammaturgo, sceneggiatore e regista (London kills me, 1991). Ha scritto le sceneggiature per i film di Stephen Frears My Beautiful Laundrette (1985) e Sammy e Rosie vanno a letto (1987) e per The Mother (2003) e Venus (2006) di Roger Mitchell; il romanzo Il Budda delle periferie (1990) è divenuto uno sceneggiato televisivo per la BBC, e dalla raccolta di racconti Love in a blue time (Bompiani, 1996) è stato tratto il soggetto del film Mio figlio il fanatico diretto da Udayan Prasad; dal romanzo Nell’intimità (Bompiani, 2000) Patrice Chéreau ha tratto il film vincitore al Festival di Berlino 2001, Intimacy. Bompiani ha pubblicato inoltre Il dono di Gabriel (2002), Il corpo (2003), Il mio orecchio sul suo cuore (2004), gli interventi politici Otto braccia per abbracciarti (2002) e La parola e la bomba (2006), i romanzi Ho qualcosa da dirti (2008), L’ultima parola (2013) raccolte di racconti come Il declino dell’Occidente (2010), Tutti i racconti (2011), Un furto (2015).

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