Il delitto del luogo. Vas non è il luogo del cuore




 

 

 

Sonia Sacrato porta nel nomignolo con cui forse è più conosciuta, Sissa ovvero “sissola” che nel dialetto dei suoi luoghi significa “giuggiola”, tutto il gusto delle sue origini bellunesi. Per parte di madre, infatti, nelle sue vene scorre il sangue di Vas, un piccolo borgo ai piedi delle Alpi, nel quale la lentezza e la noia regnano sovrane. Un luogo che non ha mai amato neppure da bambina, che però le si è avvinghiato dentro, tanto da farne un protagonista del suo romanzo d’esordio “La mossa del gatto” (Golem Edizioni, aprile 2019, pagg.266).

Vas non è il luogo del cuore

Il nuovo comune di Quero-Vas

Vas non è il posto del cuore . Non è un luogo dove tornare quando hai bisogno di ritrovare te stessa. Non per me almeno.

 

Vas, vecchia e nuova

Il nuovo quartiere , quello che ha ricominciato a popolarsi anche e soprattutto con l’arrivo di qualche straniero, graffia i muri delle case più vecchie. Molte definitivamente abbandonate, altre avvolte da quella patina di lentezza degli anziani che le abitano ancora, ma che non possono occuparsi di loro.

Non è stato il paese della mia infanzia nel senso più giocoso e felice del termine, casa di nonna non è stata il rifugio in cui il mio io bambino potesse essere coccolato. Alcune domeniche si veniva qui, certo, e io sorridevo fino a quando c’erano le gabbie con i conigli, o i gatti randagi si fermavano a giocare con la bimba timida e paffuta che ero. Seduta sul gradino, fuori dalla porta che dava sulla strada principale. La serenità di un paese dormiente è che non si corre il rischio di essere investiti.

Casa affacciata sulla strada

L’ho vissuto forse al più per un fine settimana, che ripesco dalla memoria a tinta sfumata e labile. Spariti i conigli, c’erano ore a guardare oltre i vetri della cucina, un libro dimenticato tra le mani, sperando di tornare a casa quanto prima.

Ricordo solo un giorno, un giocare a nascondino con dei ragazzini che abitavano poco distanti, ci si nascondeva nel granaio, o dietro i cumuli di pannocchie a seccare. Io mi nascosi dentro la ruota di un trattore. Mi trovarono degli operai che la stavano per caricare su un camion e portala chissà dove.

 

Il Piave

Ricordo un torrente che finiva per unirsi al Piave, all’epoca non era ancora un pallido ricordo del fiume che mormorava e frenava l’avanzata del nemico, come oggi.

Il campanile di Vas

E il campanile, sempre lì, oltre le finestre della soffitta. A segnare ore interminabili in cui cercavo di dormire, nonostante lo sgranocchiare delle termiti mi mettessero quell’angoscia che solo una bimba di cinque anni può capire.

Poi il vuoto. La mia mente ha accantonato da qualche lato immagini e suoni degli anni successivi. Restano solo i profumi, arrivano all’improvviso e smuovono qualcosa dentro, regalandomi una diapositiva, ma è questione di attimi. E nello stesso modo con cui il vuoto ha preso posto nella mia testa, portandomi lontana e felice di esserlo, da quelle case con i balconi scrostati e le ombre, sempre troppo lunghe e dense per essere frutto solo di luce assente, anche il paese ha seguito il lento declino che spesso colpisce i paesi montani che non hanno attrattive da offrire a un mercato esigente.

 

Il vecchio cimitero

L’ho scelto per ambientarvi La mossa del gatto perché si prestava alla storia che stava nascendo in testa. In una domenica di fine agosto, camminavo con mia madre nel cimitero del paese, e lei, raccontandomi la storia di quel perente e dell’altro, ha fatto nascere in me il desiderio di raccontare la storia. Inventata di santa pianta, certo.

 

Vecchi ritratti

Ma che ha pescato dettagli e frammenti da quel pozzo di ricordi dove mi ostinavo a non voler guardare. Sarà che quando si raggiunge una certa età, si avverte la necessità di recuperare le radici, anche se poco piacevoli o dolorose. La storia vera di un prozio, partito per fare il minatore in Belgio, si è mescolata a pettegolezzi e storie strappate da altre vite. Bianchi e neri di foto ovali, che restano a osservare severi l’evolversi di giorni e stagioni, tenendosi al di fuori di un tempo così ancora vicino da diventare facilmente dimenticabile. Non solo.

 

I monti di Vas

Così ho dato a Cloe Damiani parte del mio passato, le mie fitte allo sterno quando guardo i monti che circondano il paese , e ho la sensazione che mi possano franare addosso da un momento all’altro. La mia stessa incredulità nell’osservare che si possa vivere, come diceva mio padre, in un paese a una spanna fuori dalla carta geografica, senza servizi di sorta, quando a soli nove chilometri c’è la più rinomata Valdobbiadene, con il suo evocare bottiglie di bollicine e istanti di gioia.

Ho dato a lei la possibilità di affrontare i fantasmi forse meglio e con più decisione di quanto abbia mai fatto io, e alla fine il suo lavoro introspettivo mi ha permesso di riappacificarmi con una storia di troppi anni fa. E sfumare di grigio quelle tinte nere a cui ho sempre associato gran parte dei ricordi, disseminati tra le vie semideserte e gli orti di Vas.

Perché il luogo dove ambienti la storia è sangue pulsante della storia stessa.

Anche quando si ha la sensazione che la stasi prema sui tetti quanto la più storica delle nevicate.

 

 

 

 

Sonia Syssa Sacrato


L’autrice è nata e vive a Padova. Torino-dipendente da tempo immemore, aspira alla doppia cittadinanza per meriti affettivi. Governante full-time dei Kiss, tre gattoni nati per delinquere, nel tempo libero lavora come segretaria presso un’agenzia di rappresentanza. Ha pubblicato diversi racconti in antologie e riviste online, e riempito infinite pagine virtuali del suo blog Scrivo a vanvera. Recentemente si è avvicinata al genere noir, dove dà spazio e voce al suo ruvido, pessimo carattere. La mossa del gatto è il suo primo romanzo, uscito nel 2019 per Golem Edizioni.

 

 

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.