Vicolo cieco




Recensione di Stefania Ceteroni


Autore: Patricia Highsmith

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Marisa Caramella

Genere: giallo

Pagine: 360

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Il giovane avvocato Walter Stackhouse è stato per anni un marito fedele e affettuoso, ma ora il matrimonio con Clara, una donna nevrotica e distaccata, è entrato in crisi. Quando viene trovato il corpo senza vita della moglie – in circostanze simili a quelle in cui un’altra donna è stata uccisa dal proprio marito – Walter si trova così al centro dei sospetti della polizia. Dalle indagini emergono inquietanti parallelismi tra la vita delle due coppie e Walter, sotto pressione, inizia a commettere una serie di errori che mettono a rischio la sua carriera e la sua reputazione, lo allontanano dagli amici, e minacciano la sua stessa vita. Vicolo cieco esplora le oscure ossessioni che si nascondono dietro persone apparentemente normali, Patricia Highsmith ancora una volta si diverte.

 

Recensione

“Qui sono tutti squilibrati!”. Questa è stata la prima cosa che ho pensato appena ho concluso la lettura del libro Vicolo cieco. E non avevo in mente solo il protagonista – che praticamente si trova schiacciato nella morsa di eventi che gli sfuggono di mano – ma anche gran parte di coloro che gli stanno accanto.

La storia si apre con un omicidio: il lettore sa perfettamente quale mano si è macchiata di quel sangue ma sembra che lo scorrere del tempo non abbia per niente scalfito la vita del colpevole che continua ad aprire giorno dopo giorno il suo negozio come niente fosse mentre l’omicidio resta senza colpevoli. Si tratta di un uomo che ha ucciso sua moglie ma nessuno lo sa e, a quanto pare, nessuno è destinato a scoprirlo.

Si passa poi alla storia di Walter: un giovane avvocato che si trova a fare i conti con il ritrovamento del cadavere della moglie Clara in circostante analoghe a quelle in cui venne trovato quello dell’altra donna.

Una donna scostante, Clara, nevrotica, irritante ed insopportabile della cui morte Walter viene fortemente sospettato per una serie di circostanze che lui stesso contribuisce a creare, grazie ad una serie di comportamenti che non riesce a controllare e che lo incastrano in qualche cosa di più grande di lui.

Se, da una parte, abbiamo un marito omicida che nessuno sospetta essere tale, dall’altra abbiamo un marito che viene accusato di aver ucciso sua moglie e che, pur non avendo commesso il fatto, costruisce a suo carico una serie di indizi che lo inchiodano.

Ammetto che ad un certo punto ho dubitato anche della sua innocenza pur sapendo come si sono svolti i fatti: l’autrice è talmente abile a confondere le idee del protagonista, ed anche quelle del lettore ad un certo punto, che mi sono detta che magari Walter avrebbe potuto essere pure colpevole ma di averlo lui stesso dimenticato e di averlo fatto passare al lettore in modo tale che non se ne accorgesse! Segno, questo, dell’abilità dell’autrice di creare una macchina infernale con meccanismi perversi che paiono sostenere tutto ed il contrario di tutto.

Una situazione a dir poco paradossale, quella che vede coinvolti Walter e Mr. Kimmel (questo il nome dell’omicida vero) così come è paradossale l’epilogo che, lo ammetto, mi ha sorpresa.

I due protagonisti sono affiancati dal tenente Corby – che indaga su entrambe le morti – e che è fuori di testa pure lui: ha dei metodi investigativi del tutto fuori dalla norma ma dal racconto sembra che sia tutto ammesso, anche i modo violenti che attua come niente fosse per tentare di ottenere una ammissione di colpa, che non arriverà mai. E’ un personaggio che non mi è piaciuto, lo ammetto, e che avrei gradito venisse proposto in una diversa chiave interpretativa. Ma ci può stare. Nel complesso del racconto, in una gabbia di matti, una figura così ci può stare!

Ciò che mi ha un po’ disturbata nella lettura è stata l’assenza di suddivisione in capitoli. Si passa da un luogo all’altro, da una circostanza all’altra senza nemmeno spaziare i paragrafi, senza indicare capitoli differenti. Probabilmente è un problema delle versione che ho letto io – l’ho letto in ebook – e magari è stata superata con degli aggiornamenti ma ammetto che mi ha proprio dato fastidio trovarmi catapultata in una situazione differente da un momento all’altro in questo modo. Mi sono imbattuta anche in qualche errore: Clara che diventa Cara, la lattina di birra che diventa latrina… refusi su cui chiudere un occhio, comunque. Mi ha disturbato di più l’assenza di capitoli che non questo.

E’, comunque, una lettura interessante, con una struttura narrativa concitata, claustrofobica, al pari di quanto lo sono gli eventi che travolgono i protagonisti.

 

A cura di Stefania Ceteroni

https://libri-stefania.blogspot.com

 

 

 

 Patricia Highsmith


è nata a Fort Worth, in Texas, nel 1921; ha trascorso la maggior parte della sua vita in Francia e Svizzera, dove è morta nel 1995. Nel 1955 compare il suo personaggio più famoso, Tom Ripley, protagonista della fortunata serie – Il talento di Mr. Ripley, Il sepolto vivo, L’amico americano, Il ragazzo di Tom Ripley e Ripley sott’acqua – che ha ispirato grandi registi, da Wim Wenders (L’amico americano) a Anthony Minghella (Il talento di Mr. Ripley) a Liliana Cavani (Il gioco di Ripley). Nel 1963 Patricia Highsmith si trasferisce definitivamente in Europa, dove da sempre i suoi libri ricevono un’accoglienza entusiasta. Tra i suoi romanzi e le sue raccolte di racconti, ricordiamo Vicolo cieco, Acque profonde, Gioco per la vita, Quella dolce follia, Il grido della civetta, Urla d’amore, Piccoli racconti di misoginia, Delitti bestiali, Il diario di Edith, La follia delle sirene. Tutta la sua opera è in corso di pubblicazione in una nuova edizione presso La nave di Teseo.

 

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