Vittima senza nome




Recensione di Anastasia Frollo


Autore: Tami Hoag
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 384
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione: 2016

 

 

Ted Duffy, premiato detective della crimini sessuali, viene assassinato nel cortile della sua abitazione con dei colpi di arma da fuoco.
Passano 25 anni ed il caso non è ancora risolto..
Casualità vuole che venga però istituita la nuova Unità Casi Irrisolti che si dedica a omicidi insoluti, i cosiddetti “cold case”.
Il caso di Ted Duffy viene affidato alla detective Nikki Liska, che sebbene riluttante, accetta l’incarico.
Ben presto però inizia a farsi sentire la nostalgia del vecchio lavoro “sul campo” insieme al suo partner Sam Kovac.
La sua frustrazione raggiunge il culmine quando viene scoperto il sanguinoso omicidio di una coppia di mezza età apparentemente normalissima che è stata brutalmente macellata con una spada da samurai.
Liska e Kovac, indagando su casi diversi, si rendono conto che entrambi conducono ad una stessa persona. Una donna che bisogna assolutamente rintracciare prima che sia troppo tardi.

“Ted Duffy amava roteare l’accetta. […] Era il suo allenamento, la sua terapia, lo sfogo per tutte le emozioni tossiche che si accumulavano dentro di lui durante la settimana”.

Da spettatrice infervorata quale sono della serie tv “Dexter” non ho potuto fare a meno di collegare queste poche righe – che aprono “Vittima senza nome” – all’indole negativa del protagonista Dexter Morgan, perseguitato da quello che lui stesso definisce “Oscuro Passeggero”: il bisogno incontrollabile, cioè, di uccidere, di privare qualcuno della sua vita. Dexter ha imparato a incanalare questa sua “necessità” uccidendo solamente persone che si sono macchiate di crimini e che sono rimaste impunite perché per esempio sfuggite alla giustizia.

“Ogni giorno aveva a che fare con persone che avrebbe presto spedito all’inferno: la feccia della società, gli psicopatici e i depravati”.

Piccolo particolare: Dexter è un ematologo forense della polizia di Miami. Un po’ come Ted Duffy, detective.
Questo parallelismo – anche se non proprio corretto – mi ha subito incuriosito, trascinandomi nella lettura di “Vittima senza nome” con più determinazione.

Il ritmo è molto sostenuto, quasi sempre serrato.
Le immagini degli omicidi sono sempre descritte con molta accuratezza e crudezza, cosa che adoro tantissimo.
La parte dell’omicidio dei coniugi è forse quella che mi ha colpito di più, quella che mi ha letteralmente tenuta incollata alle pagine.
Non mi hanno però convinta del tutto i personaggi di Liska e Kovac, a mio parere abbastanza insipidi e standardizzati.
Per fortuna la storia in sé e lo stile della scrittrice hanno compensato decisamente il tutto, permettendomi di apprezzare parecchio questo thriller.

Tami Hoag su THRILLERNORD

Tami Hoag. Vive in Florida ed è autrice di decine di bestseller. I suoi romanzi sono tradotti in più di 30 Paesi e hanno venduto 40 milioni di copie in tutto il mondo. Con la Newton Compton ha pubblicato La ragazza N°9, Indizio N°1, Vittima senza nome e Alibi di ferro.



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