Vortici




(Recensione di Francesca Avelluto)


Autore: Frode Granhus

Editore: Atmosphere Libri

Traduzione: Sara Cudeddu

Genere: Thriller nordico

Pagine: 333

Anno di pubblicazione: 2016

 

 

SINOSSI: Una bambola di porcellana approda su una spiaggia di Bergland, un paesino a nord di Bodø, e a trovarla è una coppia di anziani che la interpreta come segno premonitore di sventure. L’ispettore Niklas Hultin, appena trasferitosi in paese, sottovaluta l’evento fino a quando ad approdare sulla stessa spiaggia è il corpo di una donna vestita esattamente come la bambola. Un personaggio isolato e inquietante armato di pala rivolta intanto l’entroterra di Bergland, zolla dopo zolla, in cerca della sorella scomparsa da più di vent’anni. Nel frattempo a Bodø Rino Carlsen indaga su una serie di aggressioni, apparentemente collegate tra loro, che lo porteranno sulla rotta di Bergland. Le storie parallele, nella cornice dell’intrigante paesaggio della Norvegia del nord, finiscono per intrecciarsi tra loro in un crescendo di tensione le cui radici affondano nel passato.

 

 

La RECENSIONE: Isole Lofoten, nord Norvegia, una manciata di chilometri dal circolo polare artico. Il cielo terso, l’aria carica della premessa dell’inverno che sta avanzando, e tra le acque gelide una bambola di porcellana galleggia verso riva, con le braccia tese al nulla, approdando infine in un’insenatura davanti al villaggio di Bergland. Più a sud, tra le vie di Bodø, cittadina costiera e sede amministrativa locale, un vendicatore mette a segno aggressioni di inaudita violenza, sfogando il suo sadismo su ignare vittime.

Sono questi i punti di partenza del thriller firmato da Frode Granhus, autore norvegese al suo debutto in Italia, ma molto noto in patria dove la serie di cui Vortici fa parte conta già ben sei volumi.

Attraverso l’utilizzo di una doppia narrazione separata, costruita e affidata ai due protagonisti della vicenda, l’autore guida il lettore tra paesaggi di una bellezza struggente, in un crudele gioco degli specchi in cui nulla è come sembra. L’intreccio parte lento, quasi sottotono e con il rischio di trarre in inganno il lettore più sprovveduto. In realtà, nell’arco di un paio di capitoli, la narrazione prende decisamente corpo e ripiega in breve tempo su particolari che spaziano dal sadico all’inquietante, sorprendendo e conquistando.

Colpi di scena e twist narrativi si susseguono a ritmo incalzante soprattutto sul finale in cui, come una spirale che tende al suo massimo punto, la storia assume finalmente un significato e tutti i numerosi pezzettini che la compongono trovano definitivamente una collocazione.

L’ambientazione è sicuramente uno degli elementi che maggiormente ho apprezzato ed è anche una componente non trascurabile nella vicenda che Granhus ci regala.

Ma non c’è da ingannarsi però, perché per quanto mitigata da una magnifica cornice scenografica, la storia che prende vita in Vortici è densa, nera e affonda le sue radici in un passato povero e gretto in cui la mancanza d’amore ha generato mostri. Tristezza e rassegnazione coprono infine il tutto, lasciando il lettore amareggiato e impotente di fronte all’epilogo agrodolce.

La coralità e la complessità nonché la plausibilità dell’intreccio sono stati infine altri elementi che mi hanno conquistato, rendendo l’esperienza di lettura solida, compatta e, in definitiva, promossa.

Tuttavia non posso fare a meno di menzionare alcuni aspetti che non sono riusciti a convincermi fino in fondo. In primis la fastidiosa tendenza dell’autore a mettere il lettore in posizione svantaggiata rispetto ai protagonisti, lasciandolo volutamente nella tensione e nell’incertezza sulla correttezza dell’intuizione, addirittura per capitoli interi. Se da un lato è vero che è un mezzo efficiente per alzare vertiginosamente l’asticella dell’eccitazione, lasciando il lettore sul bordo della poltrona e con la sua attenzione completamente tra le righe del libro, dall’altro lato abusandone si rischia di perderne completamente il coinvolgimento e l’attenzione, rovinando la sinergia e l’intesa che si era creata fino a quel momento.

L’altro elemento che ho trovato quantomeno carente all’interno della narrazione, almeno per quanto mi riguarda, è stata l’empatia con i personaggi, che purtroppo ho faticato a trovare per gran parte del romanzo, nonostante andassi agognandola disperatamente.

Con ciò mi sento comunque di sottolineare come Vortici si configuri certamente come un thriller nordico con molti pregi e qualche difetto, ma anche come un thriller che – per le sue particolarità in fatto di trama, twist narrativi e intreccio – può essere considerato borderline con i thriller di tradizione anglo-americana, e quindi potenzialmente in grado di piacere a un pubblico più ampio, giocando il proprio apprezzamento su più fronti.

Un’ultima nota di lode va alla traduzione, che ho trovato estremamente scorrevole e ben curata.

 

FRODE  GRANHUS su THRILLERNORD

Frode Granhus (1965-2017), ha fatto il suo debutto con l’acclamato romanzo criminale Avenger nel 2003. Nel 2010 pubblica Malstrømmen (in italiano: Vortici), che ha ottenuto recensioni entusiastiche e venduto in cinque paesi.



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