Yeruldelgger: Tempi selvaggi: l’ambientazione






 

 

Eppure, questa volta, Ian Manook ci porta molto in giro… nel mondo, nel tempo, nei libri, nel cibo….

…. nel mondo

 

 

Accanto ai paesaggi innevati della stappa mongola, scopriamo le terre di confine tra Russia, Mongolia e Cina, per arrivare in Francia, a Le Havre… In un viaggio che segue le ‘rotte’ dell’intenso, lugubre, commercio tra la Mongolia e la Francia.

 

 

 

… fino in Francia, fino a Le Havre,

in Normandia, con i suoi 180.000 abitanti e il suo porto affacciato sulla Manica. Un porto che per il traffico di merci si posiziona al secondo posto in Francia, con un impressionante numero di container movimentati. E proprio questi container sono il fulcro della trama di “Tempi selvaggi”

 

Un rapimento avvenuto tempo prima nel parcheggio di questo Mc Donald’s a Le Havre

è strettamente legato a ciò che accade in terra asiatica.

Chissà se Yeruldelgger, nel suo viaggio alla ricerca di Gantulga, attraverso Mongolia, Russia, Cina, arriverà fino a Le Havre….

Mentre Oyun affronta il suo mucchietto di cadaveri nella steppa innevata…

 

 

Il viaggio di Yeruldelgger ci porta a Krasnokamensk, con quel suo paesaggio post bellico… quasi desertificato dalla presenza di centrali nucleari

 

Yeruldelgger e Oyun vengono richiamati, però, a Ulan Bator, la capitale di questo misterioso paese che è la Mongolia, così ricco di tradizioni e con una storia così tormentata.

Proprio Ulan Bator, ospita i monumenti che maggiormente simboleggiano i contrasti di questa nazione, rimasta sotto il controllo sovietico fino agli anni ’90.

 

 

La Ulan Bator … di cui Yeruldelgger parla come di “una piccola metropoli presuntuosa, incassata in una valle chiusa che si teneva tutto il suo fumo”

 

Sì, perché quella nube che vedete sopra la città, non è nebbia…. È smog! Ulan Bator ha livelli di inquinamento  venti volte sopra i limiti stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con concentrazioni distribuite in maniera diversa nelle varie zone della città, tanto che qualcuno parla dello smog, del suo odore, “come motivo di stigma sociale, perché rende immediatamente riconoscibile al sofisticato olfatto del nuovo ceto medio cosmopolita, il proletariato” (da The Diplomat).

 

Ma il legame con la natura di Manook e del suo protagonista è troppo forte… in queste pagine, un ruolo fondamentale è svolto da un meraviglioso esemplare di lupo e dal suo branco.

 

 

… nel tempo

Il viaggio ‘nel tempo’ che ci fa fare Ian Manook in questo secondo romanzo della serie, è un viaggio virtuale . Questo romanzo ha molti più rimandi al contemporaneo rispetto a “Morte nella steppa”: serie tv, film, tecnologia…

 

Un tuffo nel presente rispetto al primo capitolo, come se questo secondo libro volesse fare da ponte tra lo Yeruldelgger delle tradizioni  e della storia di una Mongolia che è “una democrazia balbuziente con una giustizia ancora caratterizzata da vecchie abitudini”, e quello del futuro, che usa l’iphone… e, chissà, magari, la prossima volta volerà fino in America!

 

… nei libri

Quando ho letto “Morte nella steppa” sentivo dentro di me un senso …. ‘di casa’… come se questa ambientazione così selvaggia, brulla, laconica e intensa nella sua vacuità, mi ricordasse qualcosa… ed è stata proprio Oyun, in una riflessione all’inizio di “Tempi selvaggi“, che mi ha riconciliato con questa mia sensazione. Yeruldelgger una volta le aveva parlato di un libro… “il deserto di non so cosa. Forse Il deserto dei tartari”. Ebbene sì, ecco che quell’atmosfera ovattata creata da Dino Buzzati nel suo romanzo ambientato non si sa dove, si ricrea perfettamente qui… in questa desolata steppa mongola. Sensazione resa perfettamente da una copertina Mondadori del 1966, in cui compare “La parete”, illustrazione dello stesso autore bellunese

 

E questa non è certo l’unica ‘ambientazione’ letteraria che troviamo in  Yeruldelgger…. Solo un piccolo indizio…

Ci sono tanti altri ‘luoghi’ in questo romanzo che, oltre alla trama quasi da action thriller, portano il lettore in un viaggio attraverso tradizioni, popoli, religioni, costumi… tra “tutta quella gente complementare e contrastante…”

 

… nel cibo

Credo che un modo semplice per farvi capire quanto è lungo e variegato il viaggio che scrive per noi Ian Manook, sia proporvi alcune immagini di piatti e bevande che i nostri protagonisti gustano nel corso della narrazione…

 

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Buona lettura!