40 secondi




‎  Federica Angeli


Sinossi. Se ne stanno andando quasi tutti, la mezzanotte ormai è passata, ed è mentre un gruppo di giovani sta ritornando alla macchina che un apprezzamento di troppo verso una ragazza innesca la miccia. Sono in tanti a muoversi sulla scena, c’è una scala che porta al largo della movida di Colleferro, tutto parte da lì, ma finisce più giù, vicino a un chiosco chiuso. Willy Monteiro Duarte, diretto alla sua auto, vede un amico coinvolto nel battibecco e si avvicina per chiedere se è tutto a posto. Arriva improvvisamente a tutta velocità un Suv, da cui scendono altri giovani, e il litigio ormai risolto si trasforma in un pestaggio di una violenza inaudita. Meno di un minuto e Willy resta a terra, colpito a morte. Quella manciata di secondi è stata scandagliata da tutti i punti di vista: quello dei protagonisti, dei testimoni, dei periti. In queste pagine, lucide e al tempo stesso emozionanti, Federica Angeli ricostruisce la vicenda, ne spiega le dinamiche, ma soprattutto ci racconta la storia di un ragazzo di ventun anni brutalmente ucciso per aver fatto la cosa giusta: difendere un amico. Federica Angeli ci porta dentro uno dei casi di cronaca più violenti degli ultimi tempi. Un viaggio attraverso la banalità del male della provincia italiana, un’indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sulla volontà di sopraffazione e la generosità più istintiva e pura.


Autore: Federica Angeli

Editore: Baldini Castoldi

Genere: Narrativa, società, scienze sociali, cronaca nera 

Pagine: 448

Anno di pubblicazione: 2025

 Recensione

di

Kate Ducci


Nessun omicidio concede la possibilità di fornire una giustificazione che lo renda plausibile, accettabile, persino giustificabile; ma ve ne sono alcuni che non consentono nemmeno di consolarsi con una blanda e forzata spiegazione.

Quello di Willy Montero Duarte rientra senza dubbio tra gli omicidi volontari che più di molti altri non consentono nemmeno di venire spiegati con futili motivi, perché di motivi non ve ne erano, che non fossero la violenza gratuita fine a se stessa e il bisogno bestiale di sfogare su qualcuno scelto a caso una rabbia maturata altrettanto a caso.

Era un bravo ragazzo come tanti Willy, che stava tornando verso casa e aveva fatto una breve sosta lungo il percorso per chiedere a un amico, impegnato in una discussione, se stesse andando tutto bene. Se ne stava andando, non sapeva nemmeno quale fosse l’oggetto della lite, da cosa fosse scaturita, ma quei pochi secondi di sosta, durante i quali i suoi assassini hanno raggiunto il luogo in cui la lite stava avvenendo, gli sono costati la vita.

Ha impiegato trenta secondi a morire (quaranta sono quelli calcolati tra l’arrivo dei suoi esecutori e la loro ripartenza), durante i quali non ha opposto resistenza, non ha probabilmente nemmeno compreso cosa gli stesse accadendo, non ha saputo dare un nome a quei due ragazzi, per lui sconosciuti, ma che lo hanno lasciato esanime sul marciapiede, dopo averlo ripetutamente e velocemente picchiato.

Willy è morto senza una ragione, senza essersi minimamente difeso, senza avere reagito.

“40 secondi” non è solo il titolo di un libro di cronaca, è anche il riassunto del valore di una vita per chi ha deciso di massacrare gratuitamente un ragazzo; è il tempo necessario per passare, in piena consapevolezza, dal rapportarsi a una persona in perfetta salute a qualcuno a cui hai tolto ogni possibilità di sopravvivenza; é il tempo sufficiente per togliere a una madre, a un padre, a una sorella, un ragazzo amato e coccolato; é il tempo sufficiente a due altrettanto giovani ragazzi, per rovinarsi la vita, ponendo fine a un’altra.

“40 secondi” è la cronaca fedele e cruda di un omicidio senza senso, ma è anche il ricordo rispettoso di chi ha avuto quaranta secondi per abbandonare questo mondo, ma che non verrà mai dimenticato da chi ha lottato e testimoniato per ottenere una giustizia che non sarà mai sufficiente a spiegare come un’esistenza possa essere interrotta così insensatamente. “40 secondi” è la perfetta sintesi di quanto sia minimo il tempo necessario per interrompere una vita e per rovinare la propria.

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Federica Angeli


è una giornalista e saggista italiana, nota per il sua lavoro come cronista di nera e giudiziaria per il quotidiana “La Repubblica”. Ha dedicato la sua carriera a inchieste sulla mafia romana, in particolare quella attiva a Ostia, e ha vissuta sotto scorta dal 2013 a causa delle minacce mafiose ricevute durante un’inchiesta. Angeli ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premia Passetti – Cronista dell’Anno e il Premio Nazionale Borsellino, e nel 2016 è stata nominata Ufficiale della Repubblica Italiana al Merito per il sua impegno nella lotta contra le mafie. Tra i suoi libri più significativi ci sono “Cocaparty”, “Rose al veleno, stalking”, “lo non taccio”, “‘Il mondo di sotto”, “Cronache della Roma criminale” e “A mana disarmata”