A Milano c’è il mare




Cristina Aicardi

&

Ferdinando Pastori


Sinossi. Una notte di novembre, avvolta dalla nebbia milanese, due uomini vengono crivellati da una raffica di proiettili. Uno muore sul colpo, l’altro – Benedetto Cicogna, il Nero – resta in bilico tra la vita e la morte. Per l’investigatore privato Franco Reali scoprire chi ha premuto il grilletto non è solo un caso da seguire: è una questione personale. Al suo fianco, volente o nolente, c’è ancora una volta Olga Cazzaniga Peroni, brianzola ironica, testarda e irriverente, decisa ad avere sempre l’ultima parola, anche quando sarebbe meglio tacere. Una compagna d’indagine ingombrante che Reali considera più un ostacolo che un aiuto, ma che sa sorprendere con intuizioni tanto inaspettate quanto preziose. A Milano c’è il mare è la terza avventura che li vede protagonisti: un giallo che intreccia tensione e sarcasmo, azione e battute fulminanti, amicizia e sospetto. Perché a Milano il mare forse non c’è, ma le onde possono travolgerti lo stesso.

“Olga Cazzaniga Peroni e Franco Reali, la coppia di investigatori più frizzante del giallo italiano, alle prese con una nuova irresistibile indagine”. (Gabriella Genisi)


Autore: Cristina Aicardi & Ferdinando Pastori

Editore: Laurana

Genere: Noir

Serie: Olga#3

Pagine: 288 P., R.

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti

&

Sabrina De Bastiani


“Immagino che, da lettrice accanita, tu conosca Andrea G. Pinketts”, butta lì. La bionda annuisce, anche se non le è chiaro dove Franco voglia andare a parare. “Be’, non ricordo le parole esatte”, prosegue, “ma lui diceva che a Milano c’è il mare. Un mare di gente che a volte pesca e altre si fa pescare. Ecco, noi possiamo provare a buttare un’esca e aspettare che il nostro pesce abbocchi”.

Ci sono città di mare.

E poi c’è Milano, che il mare se lo inventa.

È il senso fulminante che attraversa A Milano c’è il mare di Cristina Aicardi e Ferdinando Pastori. Un mare che non è acqua, ma persone. Correnti di vite che si sfiorano, si agganciano, si trascinano a fondo, oppure si salvano per un soffio.

Difficile definire questo terzo romanzo che vede il ritorno di Olga Cazzaniga Peroni e Franco Reali,  

due che litigano su tutto, ma che alla fine vanno sempre nella stessa direzione, scossi fin nel profondo per ciò che è accaduto al Nero, all’anagrafe Benedetto Cicogna, migliore amico per l’investigatore, amico e chissà se altro, dato l’eterno caos in testa, per la bionda.

“Sente di aver tradito la propria capacità di vederci chiaro, di guardare anche dietro lo specchio ma, soprattutto, di non aver protetto chi avrebbe dovuto proteggere.”

Un fatto che costringe i due a vivere ore e ore di paura e tensione per le sorti di questo ragazzone dagli spigoli bui, affidabile e certezza al bisogno, tenero e delicato in altre situazioni ma, anche un funambolo che si muove nell’ombra e al limite in un chiaroscuro che tende a non condividere neanche con loro.

Un’indagine che si muove come una barca tra correnti contrarie. Amicizie, sospetti, vecchie fedeltà che improvvisamente diventano fragili.

Aicardi e Pastori si confermano un duo a quattro mani che funziona e mai come qui, tutto il lato emotivo e psicologico dei personaggi emerge come e più di una bomba in grado di ferire, quando serve ma, con una sensibilità nell’ascoltarli e affidarceli che emoziona.

“… la situazione sta sfuggendo al mio controllo, devo assolutamente riprendere il filo. Non può cavarsela da solo… Devo agire, proteggerlo, da chi lo minaccia, ma anche da sé stesso. Da quell’affetto per il Nero che, trasformato in rabbia, rischia di spingerlo oltre confini che invece dovrebbero restare invalicabili.”

Una coralità nel raccontare che esalta e, un’ironia che emerge nelle pagine in modo dissacrante, travolgente, esilarante ma sempre denso di un significato che richiede una lettura fra le righe, più profonda e attenta.

“… l’ironia è la sua armatura, sempre pronta all’uso nei momenti più difficili. Un salvagente che la tiene a galla e le permette di respirare quando tutto sembra trascinarla a fondo.”

Perché chi si mostra sempre sorridente e sa far ridere, non è detto che sia veramente felice, dentro.

“È fatta così … prendere o lasciare. Passa velocemente dalle cazzate alle cose serie. Dalle sfuriate ai momenti di tenerezza e viceversa. La battuta dissacrante sempre pronta, anche nei momenti più difficili. Perché è l’unico modo che conosce per stare a galla, per non cedere ai momenti di sconforto. Da tempo, oramai, ha fatto sua la strategia del clown che quando inciampa e cade, invece di andare a nascondersi, si rialza. Spazzola i vestiti, saluta il pubblico con una riverenza e riprende lo spettacolo. Anche se, dietro il trucco…”

Al centro della storia, l’investigatore privato Franco Reali, uno di quei personaggi che sembrano impastati di noir.  Ironico, lucido, con una testa che non smette mai di lavorare.

“Sapeva già contare fino a dieci quando ancora era all’asilo”, e da allora non ha più smesso, come se forzarsi alla calma, alla razionalità, fosse l’unico argine possibile contro il caos delle relazioni umane. Naturalmente non basta. Non basta mai.

Perché il vero campo di battaglia del romanzo non è il crimine, ma i legami. L’amicizia, soprattutto. Quella con il Nero, che attraversa la storia come una linea emotiva profonda fatta di ricordi, fotografie, estati lontane e di quella malinconia improvvisa che certi amici portano dentro senza saperla spiegare.

E, accanto, Olga, un personaggio incredibile, dalla battuta pronta, che si racconta come una modernissima fiaba al contrario, “C’era una volta una principessa bionda con gli occhi verdi. Portava gli occhiali – non è che tutte ci vedano bene, nemmeno nelle fiabe – e non era una taglia 38 come quelle della Disney, ma nemmeno una come Fiona di Shrek. Una via di mezzo, giusto un po’ morbida e rotondetta, perché la sua solitudine la portava a mangiare schifezze. Troppi carboidrati, molti dolci e poca verdura…”  che affronta la vita come un caterpillar, ora, ma che ha dovuto farsi avanti a gomitate per tanto, troppo tempo e che, si era rintanata nel suo antro casalingo fatto di divano, gatto e libri gialli e thriller, piuttosto che affrontare ancora la vita e rischiare nuove delusioni.

“Non era pigrizia, ma difesa. Doveva curarsi le ferite che la vita le aveva procurato…”

E Franco, che viene colto da orticaria cronica quando vede la strampalata bionda ma che, mai come in quest’ultimo libro, inizierà a percepire sensazioni non ben traducibili e soprattutto, anche una sorta di vicinanza emotiva.

 “Troppi nodi che non si sciolgono. Buchi neri e ombre che non si dissolvono. Gli attori di questa brutta storia, che non è ancora riuscito a inquadrare, si muovono come sagome dai contorni sfumati, figure di una foto scattata in movimento.”

Intorno a loro si muove una galleria di personaggi vivissimi, tratteggiati con una scrittura capace di passare dal sarcasmo alla tenerezza con naturalezza.

Tra i quali, Frau Irma, solo lei, l’unica in grado di tenere testa e il controllo, nei limiti dell’età, a ogni situazione e che si è rivelata, molto più legata a questa figlia di mezzo, di quanto abbia fatto fino a ora.

Senza perdere, ovviamente, quel tono tagliente, tanto per non perdere la faccia.

“Non ha mai percepito il pericolo così da vicino come nell’ultima settimana. 

Scoprire che esiste una vita oltre il divano le ha fatto provare emozioni e sensazioni come mai nessun libro era riuscito a fare… tutto non più solamente sulla carta, ma reale, come il sangue e l’odore della paura.”

Una scrittura e una lettura esaltante, che coinvolge, che rapisce e ti porta via nello spazio e nel tempo, quello di Olga s’intende, e che mai come qui ti avviluppa dentro la storia.

Perché tutti noi vorremmo essere un po’ Olga, un po’ Franco, un po’ il Nero e senza dimenticare Frau Irma.

“La donna strampalata che la vita gli ha messo sulla strada è riuscita a strappargli un sorriso. Così dolce e malinconico che lei non può trattenersi dall’accarezzargli il volto. Un gesto tenero che restituisce togliendole un baffo di cioccolato dal mento.”

Un ritmo scandito dal duo in modo puntiglioso e sopraffino, che emerge a ogni battuta e a ogni scambio, come in un rimpallo coordinato di botta e risposta, che si può immaginare fra sguardi sornioni.

“Esistono legami dai quali è impossibile liberarsi e confini che, se li superi una volta, dopo non riesci più a tornare indietro.”

I siparietti fra madre e sorelle sono esplosivi e irresistibili, ma sono anche un momento di reale profondità nello scoperchiare l’intensità del legame fra madre e figlia di mezzo, che anche se non lo danno a vedere, si rispettano e si vogliono bene poiché sono affini.

“Sono solo stufa della gente che non mi considera, mi tratta coi piedi come se fossi fuori posto ovunque. Merito rispetto e considerazione. Da tutti.”

Gli autori hanno la mano felice nel trasformare le emozioni in immagini precise, non concetti astratti, ma ferite quotidiane.

 “I dubbi sono come croste sulle ginocchia. Non le si dovrebbe grattare, ma si finisce sempre per farlo.”

Che è esattamente quello che fa l’indagine. Gratta, scava, insiste, riapre. Ed è proprio questa la qualità più brillante del romanzo, riuscire a tenere insieme il ritmo del giallo e la vibrazione emotiva delle relazioni. Perché dietro la domanda su chi abbia sparato ce n’è un’altra, addirittura molto più complicata. Quanto siamo davvero pronti a conoscere le persone a cui vogliamo bene?

Nel frattempo, Milano si muove attorno alla storia come un organismo vivo, ironica, un po’ disincantata. 

Ma quando la posta diventa alta, “… i paletti crollano e non restano limiti che valga davvero la pena rispettare.” allora Milano diventa davvero un mare profondo, imprevedibile, pieno di correnti che cambiano direzione all’improvviso.

Proprio come le persone.

Un finale, per fortuna esilarante, ma che adesso apre al chissà, e noi siamo già qui, pronte e in attesa di un’evoluzione che siamo certe, Aicardi e Pastori renderanno sicuramente intrigante, emozionante e sorprendente.

Sennò, non potrebbe essere un’altra puntata di “Occhi di gatto”, così per dire.

“Domani è un altro giorno, ma per oggi ne ho le scatole piene.”

Buona lettura!

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Cristina Aicardi & Ferdinando Pastori


Cristina Aicardi: è da dieci anni caporedattore del web magazine letterario MilanoNera per il quale scrive articoli, recensioni e interviste. Dolce da morire è il suo primo romanzo.

Ferdinando Pastori: è nato a Galliate (NO) nel 1968. Vive e lavora a Milano. Ha pubblicato le raccolte di racconti “Piccole storie di nessuno” e “Vanishing Point” e i romanzi “No Way Out”, “Euthanasia”, “Nero imperfetto”, “Il Vizio di Caino”, “Rosso Bastardo”, “L’ultimo respiro della notte” e “Dolce da morire” (3 febbraio 2023) scritto a quattro mani con Cristina Aicardi”. Suoi racconti sono presenti in diverse antologie e collabora con il web magazine MilanoNera.