Joyce Maynard
Sinossi. È il 2010. Dopo la morte di Cam, il suo ex marito, Eleanor vive ancora nella fattoria nel New Hampshire, il luogo dove ha realizzato i suoi sogni di felicità e ha cresciuto i tre figli. Al suo fianco è rimasto solo Toby, ormai adulto ma bisognoso di cure dopo l’incidente che da bambino gli ha causato una lesione permanente; infatti il figlio maggiore Al, dopo la transizione, si è sposato e vive a Seattle con la moglie, mentre Ursula, che abita in Vermont con il marito e due bambini, nutre verso la madre un rancore che sembra insanabile. Eppure Eleanor non perde la speranza di riunire prima o poi la famiglia a cui ha dedicato tutta la vita; ed è questa speranza, esile ma resistente, a guidarla nei drammatici eventi che segnano gli ultimi quindici anni di storia americana, dalla crisi climatica alle sparatorie di massa all’insurrezione di Capitol Hill, e a darle la forza di aprirsi alla gioia di un nuovo amore. Dopo “L’albero della nostra vita”, Joyce Maynard torna a raccontare di Eleanor e della sua famiglia nei tempi tumultuosi dove la Storia si fonde con la vita di tutti i giorni. E con lo sguardo fiducioso che rivolge alle sue storie, intreccia un romanzo luminoso sulla forza di una donna disposta a tutto, anche al sacrificio, per accogliere il desiderio e costruire un futuro migliore, per sé e per coloro che ama.
Autrice: Joyce Maynard
Traduzione: Silvia Castoldi
Genere: Narrativa Americana
Pagine: 592
Editore: NN Editore
Anno: 2026
Recensione
di
Fiorella Carta
Nella mia libreria c’è una sezione dedicata alle riletture. Fra queste c’è un libro intitolato “L’albero della nostra vita” di Joyce Maynard, edizioni NN.
Potete trovare la recensione qui:
Quando decido di rileggere è perché so di ritrovare sensazioni che voglio provare di nuovo o, a distanza di anni, carpirne altre, una differente visione nelle stesse parole.
Quest’anno l’autrice, capace di descrivere le più semplici riflessioni umane e le emozioni più profonde ci ha regalato il seguito di una storia che per me resterà indimenticabile, *Come luce tra le foglie” continua dove abbiamo lasciato “L’albero della nostra vita“, con i protagonisti che attraversano una fase della storia americana e, allo stesso tempo, una fase della loro vita ricca di avvenimenti e sconvolgimenti.
Gli eventi degli ultimi anni come l’elezione di Trump, l’assalto a Capitol Hill, il lockdown dovuto al Covid, fanno da cornice al proseguire di una vita in realtà molto semplice e molto simile a quella di qualsiasi altro essere umano: figli, genitori, nipoti, problemi di salute, solidarietà, morti, nascite, tutto ciò che fa parte del quotidiano viene raccontato con una capacità unica, la semplicità delle parole non toglie niente al talento dell’autrice che ti permette di vivere appieno ogni situazione, come se tu facessi parte di questa famiglia allargata e delle sue vicissitudini.
Leggere Joyce Maynard è, ogni volta, una garanzia, perché dietro ciò che scorre nelle pagine c’è un riferimento, un piccolo insegnamento che si rivolge al lettore, una grandissima sensibilità e ricerca, non solo verso i problemi che riguardano il microcosmo della famiglia, ma anche verso ciò che riguarda un’intera cittadinanza come può essere quella degli Stati Uniti d’America, degli immigrati o semplicemente un problema climatico che sembra interessare pochi e invece riguarda l’intero pianeta.
Adesso, nello scaffale dedicato alle riletture a fianco de “L’albero della nostra vita” ci sarà anche “Come la luce tra le foglie“, che mi ha dato conforto, che mi ha fatta sentire parte di vite che non sono le mie ma che rimarranno sicuramente nella mia e che ritroverò, quando sentirò di tornare a Eleanor, a Toby, Ursula, gli omini di sughero e a una fattoria non così tanto lontana dalla realtà.
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Joyce Maynard
è una scrittrice e sceneggiatrice americana, giornalista per il New York Times, Vogue, O, The Oprah Magazine, e The New York Times Magazine. Ha pubblicato diciassette libri, tra cui At Home in the World, che racconta la sua relazione da giovanissima con J.D. Salinger. Il suo romanzo To Die For è diventato il celebre film Da morire, così come Labor Day, di prossima pubblicazione per NNE, è stato portato sul grande schermo da Jason Reitman.