Soren Sveistrup
Sinossi. È un nevoso giorno di San Valentino quando Silje Thomsen, quarantun anni, separata, scompare nel nulla. Un’indagine a prima vista ordinaria per l’investigatrice Naia Thulin, che dopo lo sconvolgente caso dell’Uomo delle castagne ha scelto per sé un ruolo più tranquillo, ai Crimini informatici della polizia di Copenaghen. L’analisi dei dati del telefono della donna non fa però presagire nulla di buono: pare che uno stalker abbia inscenato con lei, via messaggio, una specie di gioco a nascondino, progressivamente più sinistro e pericoloso. E non si tratta di un episodio isolato: una studentessa che aveva ricevuto messaggi analoghi è già stata uccisa. Naia si trova così costretta a collaborare con l’ultimo compagno che avrebbe voluto rivedere, il detective Mark Hess, con il quale, dopo l’ultimo caso affrontato insieme, aveva interrotto i rapporti. E quando viene rinvenuto il cadavere di un uomo, mutilato, apparentemente collegato al caso Thomsen, Naia e Mark si troveranno invischiati in una gara contro il tempo che li rimbalzerà all’indietro, a un maggio di tanti anni prima, a dei ragazzini in gita scolastica coinvolti in un macabro gioco a nascondino tra le paludi boscose del lago di Gundsømagle.
Con Conta fino a due, Søren Sveistrup torna ai personaggi e alle atmosfere cupe di L’uomo delle castagne confermandosi un maestro del noir scandinavo, capace di creare trame straordinariamente profonde e di indagare come pochi altri nei recessi oscuri del cuore.
Autore: Soren Sveistrup
Traduzione: Eva Kampmann
Editore: Rizzoli
Genere: Thriller nordico
Pagine: p. R 592
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Loredana Cescutti
“Conta fino a uno e conta fino a due. La gallina va a spasso sottobraccio con il bue. Conta fino a tre e a quattro, tutto d’un fiato. Se la strizzi la gallina fa l’uovo strapazzato…”
Da una banale filastrocca per bambini, nasce il nuovo romanzo di Sveistrup che ha saputo trasformare in un thriller, anzi, in UN ALTRO thriller nordico di enorme successo una storia che ti accalappia dal prologo in modo subdolo per poi, abbandonarti solo alla fine dell’ultima pagina.
Forse.
E che ansia.
Quanta suspense.
Una botta di adrenalina e, soprattutto, paura.
Tanta la paura che il lettore affezionato ai personaggi si ritrova a percepire, perché l’autore non risparmia.
Nulla.
“… Conta fino a cinque e conta fino a sei, e va’ a bottega. Se sei un troll fai i figli con una strega…”
Il ritmo dell’intera vicenda risulta da subito ansiogeno.
“… gli sembra sempre più facile respirare quando i fantasmi del passato non lo salutano a ogni angolo di strada.”
Fondamentalmente, i temi a sostegno dell’intera storia sono tre: l’indagine, Thulin con il suo passato e la sua nuova vita ben presto scombussolata, Hess e i suoi fantasmi.
Ritrovare Thulin ed Hess è stata una sorpresa, poiché avevo letto “L’uomo delle castagne” anni fa e poi, più nessuna notizia dell’autore, almeno sul fronte libri.
“Da qualche parte della matassa c’è un filo che porta all’assassino; è convinto che abbiano in mano il filo sbagliato, ma non ha la più pallida idea di dove cominciare a cercare quello giusto…”
Una Copenaghen freddissima, un’atmosfera quasi claustrofobica per la neve che scende copiosa e con la perenne sensazione di essere osservata, spiata e, anche, l’assenza totale di tempo per riflettere.
Perché tutto accade, comunque.
Un filone d’indagine agghiacciante, in cui nulla può essere ignorato a priori.
Tutto potrà apparire troppo banale e scontato e, altresì, tante altre potrebbero essere le possibilità non vagliate.
Perché qui bisognerà scandagliare ogni minimo particolare, sopra sotto, di lato, con perizia e tanta attenzione.
Perché è vietato dare qualcosa per scontato.
La penna riesce a ingannarci per bene, come un abile incantatore di serpenti e grazie a questo, anche noi, come Hess e Thulin finiremo a brancolare nel buio.
In un labirinto.
Come sempre, il successo della stragrande maggioranza dei thriller nordici si fonda su una tematica di base reale attorno alla quale, poi, tutta la trama andrà a svilupparsi.
“… quelle informazioni le mulinano caotiche in testa, e intanto dentro di lei riaffiorano immagini degli appunti deliranti del padre, della sua ricerca solitaria, della sua morte.”
Ebbene, qui, saranno affrontati lo stalking e i rapporti difficili fra famiglie con figli.
“… Conta fino a sette e a otto e a nove. Sulla luna non ci piove…”
Un’indagine che costringerà Thulin a guardare di nuovo al suo passato difficoltoso come figlia di un poliziotto che ha sempre anteposto il ruolo professionale a quello di genitore trascurandola in molteplici occasioni.
“… Conta fino a dieci. L’ultimo deve contare. Tutti gli altri portano l’acqua al mare.”
Un passato legato a doppio filo, a lei e all’indagine, che potrebbe fornire la svolta imprevista.
Sveistrup colpisce il lettore con una nuova trama intricata e serratissima e con i suoi personaggi così realisticamente tratteggiati, costringendoli a guardare oltre le loro convinzioni e chiusure, mettendoli davanti a prove da superare sul lato emotivo decisamente impattanti.
Le pagine sono tante ma, il tempo necessario a finire il romanzo, credetemi, sarà sempre troppo poco perché, quando una storia acchiappa il lettore con i suoi tentacoli, è difficile abbandonarla perché si deve.
Perché è necessario.
Semmai si prova ad anteporre il resto e garantisco che qui, l’evoluzione così vertiginosa di ogni singolo avvenimento, potrebbe “costringervi” a chiudere la porta a chiave, staccare il campanello, spegnere lo smartphone e isolarvi completamente per completare il viaggio.
Qualunque sia la destinazione che questo grande autore nordico avrà deciso per Thulin, Hass e naturalmente voi, lettori voraci.
“Conta fino a oh, conta fino ad ah. Chissà se la trovo, se questo gioco finirà?”
Giunta a questo punto, posso solo augurarmi che, se anche questo gioco finirà, Sveistrup ne abbia già un altro in serbo per noi!
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Søren Sveistrup
è nato a Copenaghen nel 1968. Adottato quando era ancora molto piccolo, ha trascorso l’infanzia sull’isola remota di Thurø, a sud della Danimarca. Ha scelto la strada della sceneggiatura perché “puoi usare tutto quello che sei, che ti porti dietro, tutti i sentimenti, e farci qualcosa. Capirlo è stata una grande liberazione”. Ha sceneggiato infatti la serie televisiva “Killing” e “L’uomo di Neve”, tratto dall’omonimo romanzo di Jo Nesbø. L’uomo delle castagne è il suo primo romanzo, un grande successo in patria tradotto in 25 paesi.