AA.VV.
Sinossi. La Sicilia calda e seducente eppure così difficile da decifrare prende vita in questi racconti e diventa essa stessa protagonista. Madre e matrigna, assolata eppure intrisa di oscurità, ricca di storia insigne e insanguinata. Probabilmente è per questo che il giallo, con i suoi misteri, intrighi e le sue contraddizioni, è il genere che, da Sciascia a Camilleri, meglio si presta a darle voce e consistenza, a restituirne il ritratto più autentico, anche quando poco lusinghiero. E proprio utilizzando il giallo e i suoi delitti, in questa antologia ventuno autori danno vita a una Sicilia variegata e profumata, che si snoda grande e assolata nello spazio di venti racconti: passando dal blu cristallino dell’isola di Lipari ai templi dorici di Agrigento, dalle alture madonite di Petralia Sottana agli scogli di Messina e attraversando Ragusa, Termini Imerese, Milazzo, Aci Castello, Barcellona Pozzo di Gotto, l’immaginaria Villabosco e la tangibile Lampedusa, il lettore sarà coinvolto in un viaggio che, tra delitti, misteri, marescialli di provincia, insegnanti settentrionali e usanze antiche, mette in luce anche le location di quest’isola meno conosciute, e forse proprio per questo tanto più affascinanti.
Autore: AA.VV.
Editore: Fratelli Frilli Editori
A cura di: Roberto Mistretta
Genere: Noir
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Salvatore Argiolas
Nel suo primo romanzo, “Il corso delle cose”, che ebbe una vita travagliata e che fu ristampato solo dopo l’enorme successo arriso ai gialli di Montalbano, Andrea Camilleri traccia un preciso identikit dell’identità psicologica siciliana che si rintraccia anche nei romanzi polizieschi concepiti nell’isola.
Il romanzo ricorda direttamente, per la trama e per il contesto alcune delle migliori opere di Sciascia come “Il giorno della civetta” e “A ciascuno il suo” e costruisce sin dall’inizio una comunità peculiare in cui la comunanza di certi simboli e di consolidate abitudini cementa una visione del mondo condivisa.
“I siciliani, che hanno fama di non parlare, in realtà parlano, a mezza voce, cifrati, ma parlano, basta saperli interpretare.” (pag 28)
“Racconta una leggenda che due siciliani, accusati in un paese straniero di non sa sa quale reato, fossero stati messi in celle separate perché fra loro non comunicassero prima dell’interrogatorio. Portati l’indomani davanti al re straniero, si erano rapidamente scambiata una talìata. – Maestà- aveva allora gridato una guardia, siciliano anch’esso: “E’ tutto inutile. Parlarono!” (pag.44)
Un morto ammazzato nelle campagne di Vigata e un tentato omicidio creano nel paese un clima teso ma proprio il minacciato non ne capisce il motivo
“perché è uno scecco gessaro che fa sempre la stessa strada avanti e indietro per trent’anni senza alzare mai la testa.” Come il professor Laurana in “A ciascuno il suo” Vito paga la sua incapacità “semiologica” di capire i segni, l’aria che tira in un paese che tutto sa e tutto tace.
Ho ricordato l’esordio narrativo di Camilleri leggendo il “Il pronubo di Pantalica”, di Roberto Mistretta, uno dei migliori racconti contenuti nell’antologia gialla “Delitti e cannoli” edita da Fratelli Frilli Editori, che racchiude venti racconti dei migliori giallisti isolani e continentali, ispirati dal profumo di limone e zagare che promana dalla Trinacria.
L’ufficiale dei carabinieri Bonanno si reca dal collega di un’altra località per conoscere in dettaglio dei fatti che riguardano un suo ex collaboratore: “Sono il collega Bonanno, vengo da Villabosco, nel nisseno. Sono un buon amico del ragioniere Gandolfo Fiandaca. Possiamo parlare?”
“Dossetti lo guidò nel suo ufficio. Prese posto dietro la scrivania e restò in attesa. “Mi dica pure”.
“Grazie collega. Allora, io e il ragioniere abbiamo lavorato insieme quando pure lui era nell’Arma, sì è congedato col grado di brigadiere. Ho saputo del fatto che gli capitò e mi domandavo se davvero è stata una ragazzata, come si ipotizza sul giornale, oppure c’è altro.”
Lo disse inarcando le sopracciglia. Un vero trattato per chi capiva il linguaggio non parlato dei siciliano, ma Dossetti non intese.
“Altro?”
Pazienza, Bonà, statti calmo e traduci.
“Che so, magari un incidente voluto”.
“Voluto da chi?”
Minchia, peggio che farsi capire dai Mau Mau. (…) Inutile perderci altro tempo, il collega doveva ancora ambientarsi e non era certo semplice per chi non era nato e cresciuto sotto il sole di Sicilia decifrare silenzi, occhiature e messaggi.”
In questo passaggio Roberto Mistretta, curatore anche della raccolta, illustra la pura essenza che guida gli investigatori del “paese dove fioriscono i limoni e brillano tra la foglie le arance d’oro”, la conoscenza dei segni, dei moti d’animo che solo un conterraneo riesce a percepire e decifrare.
In tutti i racconti, più o meno emerge questa costante che illumina chi indaga sui crimini e misteri che spaziano tra luoghi e tempi diversi ma che illustrano al meglio l’ottima produzione giallistica siciliana dove Camilleri è stato un maestro da cui però è facile farsi “traviare”, cercando di riproporre lo schema vincente con altri personaggi alla Montalbano, pericolo che tutti i giallisti partecipanti a “Delitti e cannoli, hanno evitato con cura.
I venti racconti sono vivaci pennellate che compongono un quadro ricco di sfumature e di chiaroscuri, come le vicende siciliane narrate, con un occhio particolare rivolto verso il passato che se da una parte ricorda la lunghissima storia dell’isola, dall’altra rende le narrazioni ricche di contenuti identitari, come in “Viva l’Italia” di Claudia Cocuzza e Giorgio Lupo ambientato durante la rivolta della Gancia del 1860 oppure come ne “Il dilemma del continentale” di Daniele Fontani che vede protagonisti personaggi noti come Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti ed Emilio Lussu, confinati nell’isola di Lipari da cui riuscirono a fuggire.
Tutte le opere presentate in “Delitti e cannoli” sono degne di nota e rappresentano al meglio una regione che ha sempre portato alla ribalta esponenti della narrativa gialla e, una menzione speciale, oltre ai titoli citati, spetta a quello che mi ha divertito e intrigato maggiormente: “Gerry Cosentino e la zia svedese” di Gianluca Tantillo, dove lo scanzonato Gerry del titolo è un epigono di Philip Marlowe che si trascina in una Palermo surreale ai tempi in cui le videoteche funzionavano alla grande.
Gerry viene coinvolto per puro caso nell’indagine sul decesso del gestore della videoteca Ciack&Macachi trovato morto
“seduto davanti alla televisione, mano dentro le mutanne. Infarto da pornazzo.” (…) Per la serie c’eravamo tanto amati, Gerry si ricordò che ai suoi tempi si diventava ciechi se ci amava da soli. Quartararo doveva avere esagerato.”
Spassosa parodia dei classici dell’hard boiled americano, con dove il protagonista è l’investigatore tutto cuore e pistola, “Gerry Cosentino e la zia svedese” presenta un personaggio ricco di caratteristiche interessanti e proprietario di un cane, Spadolini, “85 kg di San Bernardo bavoso e depresso. Aveva scoperto l’amata barboncina tradirlo con un alano e non si era più ripreso”.
Incastrato in una vicenda intricata di successioni e tradimenti familiari, Gerry riuscirà a sbrogliare il bandolo della matassa per poi fiondarsi a conoscere la “zia svedese”.
Arricchito dalle belle illustrazioni di Stefania Maggiulli Alfieri, presente nell’antologia anche con il racconto “L’omertà della penna e lo psicopompo”, “Delitti e cannoli” è rappresentativo di un regione dove “gli scrittori hanno la funzione di mitigare la realtà, che in questa terra è più atroce della fantasia stessa”, come scrisse un autore non presente nell’antologia. ma allo stesso tempo non nascondono luci e ombre di una terra che affascina per le sue contraddizioni e per il mosaico di colori e di culture che da sempre la caratterizzano.
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AA.VV.
Giusi Arimatea, Christian Bartolomeo, Maddalena Eleonora Battaglia, Wladimiro Borchi, Eliana Camaioni, Roberta Castelli, Claudia M. Cocuzza, Marzia Coluccelli, Daniele Fontani, Antonino Genovese, Simona Godano, Emilio Limone, Giorgio M. Lupo, Stefania Maggiulli Alfieri, Roberto Mistretta, Fiammetta Murino Rossi, Michele Rondelli, Marco Scarlatti, Daniele Scrofani Cancellieri, Gianluca Tantillo, Roberto Tedesco.