La nuova indagine
di
Meucci e Vivaldi

Sinossi. Non sono passati nemmeno due anni da quando Maurizio Vivaldi e l’amico Alessandro Meucci, ex dirigente della squadra mobile torinese, saturi e sfiniti entrambi da un passato investigativo ingombrante, hanno deciso di andarsene il più lontano possibile. Ma si sa come vanno queste cose. Prima o poi la nostalgia, qualche rimpianto, rimorso o semplicemente ricordo del passato, torna a galla, si sedimenta nel cuore e nell’anima e alla fine si decide di tornare a casa. Quasi una legge di natura, si direbbe. Peccato che Vivaldi, a pochi giorni dal suo arrivo a Torino, sia testimone inconsapevole di un omicidio efferato. La vittima è niente di meno che una sua vecchia conoscenza, un boss calabrese di primissimo piano. Obtorto collo, lui e Meucci vengono di fatto coinvolti nelle indagini, mutilate, però, da lotte intestine, contrasti tra diversi uffici di polizia e magistratura e ingabbiate in un groviglio di pasticci procedurali, depistaggi, dubbi, contraddizioni, morti ammazzati. Ma in che guaio si sono cacciati nuovamente? Di contro una storia malata, quella di due sorelle e il loro strano legame. A raccontare che mai nulla è per sempre e che, a volte, si ha il tempo per rimediare agli errori del passato. Anche quando è il male assoluto il protagonista.
“Non rimpiangere nulla, non guardare indietro. Il rimpianto è un tremendo spreco di energia. Non puoi costruirci sopra niente, puoi solo affogarci dentro.
Così scriveva la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield.”
Autore: Maurizio Blini
Editore: Frilli
Genere: Noir
Pagine: 224 p. R.
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Loredana Cescutti
Quella di Blini era una penna a me sconosciuta, incrociata per caso, si fa per dire, grazie alla gentilezza dell’editore Carlo Frilli, che ringrazio come sempre per la copia omaggio.
Sconosciuta sì, insoddisfacente per nulla.
Da subito feeling con scrittura, atmosfera, aura noir, nostalgia, rimpianto e tristezza, che nonostante le poche pagine, ti piombano addosso e ti investono in un crescendo di riflessioni, ricordi e memorie di due vite che avevano cercato di lasciarsi tutto alle spalle, con l’intento di godere di ciò che ancora la vita avrebbe potuto riservare dopo.
“Eppure, ogni tanto, le ferite del passato tornano a galla, riemergono prepotenti in superficie e urlano, esattamente come un tempo, con la stessa assordante intensità. Fantasmi, non sono che fantasmi che ti seguono sul selciato di casa, che aspettano che tu tiri le cuoia per riscattare. Già, ma che cosa? Cosa abbiamo lasciato in sospeso?”
Dopo anni spesi a servizio dello stato.
Dopo l’usura fisica e mentale seguita a tutto lo spendersi e spremersi che ci si era aspettati da loro.
“Avevamo urlato basta a una vita consunta e viziata dalle troppe contraddizioni. Avevamo detto Game over insieme, all’unisono.”
Semplicemente il dopo.
E invece, per una casualità, tutto ricomincia.
L’incubo ritorna, assieme a tutte le conseguenze del caso.
“Un tempo avevamo entusiasmo, forza e rabbia che ci sostenevano, ora siamo qui, spenti, demotivati, forse anche spaventati da un qualcosa che non riusciamo a comprendere appieno.
È cambiato tutto, o forse siamo cambiati noi. So solo di sentirmi come un corpo estraneo, come una spina conficcata nella carne, che deve essere espulsa al più presto.”
Una scrittura trascinante, evocativa, “infestante”, se vogliamo, perché ti si appiccica addosso come l’edera velenosa e sprigiona, da subito, quel tarlo del dubbio così aggressivo e malato che ti spinge a pensare continuamente a ciò che sta accadendo, realmente e, a ciò che potrebbe succedere, poi.
Perché tutto sospinge, in una certa direzione, il problema sarà riconoscere veramente quale sia, la strada corretta da percorrere.
“Sono i sensi di colpa, gli sbagli, a tornare indietro? La nostalgia a trafiggerti, la malinconia ad annientarti? I rimorsi, rimpianti … oppure è solo il tempo, questo maledetto tempo che ti ha consumato la vita, che te l’ha portata via poco a poco, a pezzi, brandelli. Questo tempo ruffiano, sì, che ti ha ingannato come uno specchio magico, deformando la tua esistenza, corrompendola, mutilandola, opacizzandola, spegnendola.
Che ci faccio qui, mi chiedo mentre un brivido mi percorre la schiena e i ricordi si infilano nelle mie carni come frecce avvelenate?”
Un Vivaldi e un Meucci, che speravano semplicemente di ricominciare a Torino, “casa loro”, dopo il lungo allontanamento servito per recuperare tutta la vita perduta del prima e che invece, per il cosiddetto “caso”, si ritrovano qui, come in un rewind che maciulla, però, tutto ciò che incontra sulla sua strada, senza pietà.
“È questo ordunque quello che rimane di noi? Quattro stracci e qualche oggetto dimenticato?”
Da un lato, in primissimo piano le voci narranti di Meucci e Vivaldi e dall’altro, però, un duetto al femminile, altrettanto intrigante e sicuramente malato che, di pari passo effettuerà un altro percorso, diverso da quello degli ex poliziotti, ma che in qualche modo sarà destinato ad incrociare la loro strada.
“Sarà lei a continuare la sua storia, rendendole merito, dedicandole non solo il romanzo, ma anche la missione che si era prefissata.”
In un gioco di specchi, il libro assumerà toni sempre più neri e viranti al rosso del sangue, quello a fiumi che non smetterà di sgorgare dalle vittime che incontreremo leggendo.
Da un verso e dall’altro.
“So solo che il tempo corre veloce e spesso non riesci a comprendere quanto tu possa sprecarne. Quando te ne accorgi, è sempre troppo tardi. Purtroppo.”
Un autore, Maurizio Blini, che ha saputo intrattenermi, facendomi andare a passeggio nel romanzo e, trattenermi, con la sua penna così meravigliosamente nerissima e ipnotica, malata al punto giusto e ricca di quel patos che riesce a coinvolgere il lettore dentro la testa e il cuore dei suoi personaggi, trasformandoli in una cosa sola.
“… la vita è spesso un gioco dove gli imprevisti possono capitare a caso, proprio come nel Monopoli…”
Torino risplende, se vogliamo, nonostante il sangue di cui sarà impregnata ovunque, come un diamante grezzo di enorme valore, grazie al duo di personaggi.
Pregio dell’autore, poi, anche sul fronte culinario che viene descritto ad arte attraverso le uscite in osterie e ristoranti per dare soddisfazioni allo stomaco e che, contribuirà alla grandissima in questo tour a tutto tondo, nonostante l’aura puramente noir.
Giunta ad un certo punto del libro, osservando lo scorrimento veloce delle pagine che ormai non dava molto tempo per fantasticherie e ipotesi e anzi, sembrava più un conto alla rovescia, mi sono chiesta: “E ora?”.
E ora, lo lascio leggere e assaporare a voi, poi mi direte.
“… la vita è questa roba qui. Oggi ci sei, domani chissà…”
Buona lettura!
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Maurizio Blini
è nato a Torino nel 1959. Oltre a innumerevoli racconti inseriti in antologie, ha pubblicato i seguenti romanzi: per Ennepilibri Editore, Giulia e altre storie (2007, tradotto e pubblicato in Bielorussia, da Prajdzisvet 2012 e Knigazbor 2013), Il creativo (2008); per A&B Editrice, L’uomo delle lucertole (2009), Il purificatore (2011); per Ciesse Edizioni, Unico indizio un anello di giada (2012), R.I.P. Riposa in pace (2013), Fotogrammi di un massacro (2014); per Golem Edizioni Figli di Vanni (con Gianni Fontana, 2015), Rabbia senza volto (2016); per Fratelli Frilli Editori, La ragazza di Lucento (2018, con riedizione a cura dei quotidiani “Il Giornale”, 2020 e “La Gazzetta dello Sport”, 2024), La strategia del coniglio (2019), Le bugie della notte (2020), I delitti del dragone (2021, con riedizione a cura del quotidiano “La Gazzetta dello Sport”, 2024), Torino la chiusura del cerchio (2022); per Edizioni del Capricorno I cattivi ragazzi (2021), La congiura del geco (2022), Anatomia di una rapina (2023), Una storia sbagliata (2024), Di rabbia e di vento (2025).