È un problema




Agatha Christie


Sinossi. Aristides Leonides, ultraottantenne miliardario di origine greca, ha da poco sposato una giovane di umili origini, Brenda, nonostante la feroce opposizione di tutta la famiglia, costituita da figli, nuore, nipoti e dalla sorella nubile della prima moglie. Quando Aristides muore, perché qualcuno ha sostituito l’insulina contenuta in una fiala con una sostanza letale, la famiglia Leonides unanime punta il dito accusatore contro Brenda e contro Lawrence Brown, il precettore dei nipoti sospettato di avere una relazione con Brenda. Anche la polizia non trascura questa traccia, ma sembra che le indagini non riescano a fare piena luce sulla vicenda: la famiglia Leonides comincia a temere di essere costretta a vivere costantemente con la certezza che un suo componente è un assassino, quando…
Pubblicato nel 1949, questo romanzo nel quale non compaiono i tradizionali protagonisti della Christie, è sempre stato considerato dall’autrice come il suo preferito. (Fonte: Amazon.it)


Traduzione: Rosalba Buccianti

Editore: Mondadori

Genere: Giallo

Pagine: 213

Anno di pubblicazione: 1949

SINOSSI

 Recensione

di

Claudio Pinna


Quando si pensa ad Agatha Christie, la mente va automaticamente a un buffo personaggio con la testa a uovo e un paio di baffi leziosamente arricciati, oppure a una tenera vecchia pettegola, tutta tè  e merletti, che vive rintanata in un paesino della provincia inglese. Non che ci sia niente di sbagliato in tutto questo: Zia Agatha è una delle regine del cozy crime, il giallo confortevole, quello senza troppa violenza o spargimenti di sangue inutili. Vero, è tutto vero.

Però ora provate a togliervi dalla testa l’immagine da vecchietta alla Arsenico e vecchi merletti e provate a immaginare una donna che si trova alla soglia dei sessant’anni, in quell’ormai lontano 1947, una donna che è uscita da ben due guerre mondiali, la seconda delle quali è pressoché appena terminata, una donna che nella penombra del suo studio, penna sul foglio, si diverte a creare personaggi, uno più ambiguo dell’altro, e a metterli tutti insieme in una grande magione, una di quelle houses inglesi nelle quali la stessa Christie ha vissuto parte della sua infanzia, a metterli tutti insieme sotto lo stesso tetto di un patriarca vecchio stile, tutto autorità e soffocante amore paterno, ricchissimo, potente, carismatico, genio finanziario e politico.

Basterebbe questo per lasciarvi immaginare le tensioni che si possono creare dentro la Crooked house, anche se tutti hanno la loro quota di benessere, garantita proprio da quell’uomo, quell’Aristide Leonides, che non sanno decidersi se amare veramente oppure odiare. Ecco, ora pensate a Christie che si frega le mani e sorride soddisfatta, pregustando tutto quello che succederà quando Leonides si risposerà con una ragazza di bassa estrazione sociale, sostanzialmente incolta, annoiata, e che potrebbe ereditare un milione di sterline, lasciando a bocca asciutta figli e nipoti.

Sì, perché ovviamente Aristide Leonides è la vittima designata, uccisa, secondo la migliore tradizione christiana, con un potente veleno, l’eserina, che è stato sostituito alla sua dose quotidiana di insulina. Questo non è semplicemente cozy crime: questo è noir familiare, claustrofobico, aristocratico, un cocktail fortissimo appena spruzzato di quella dose di rosé garantita dalla storia d’amore tra il protagonista/narratore/investigatore dilettante, tale Charles, e la sua fidanzata, Sophia, nipote prediletta del vecchio, dal quale ha ereditato arguzia e temperamento, oltre che una cifra che teoricamente si potrebbe aggirare intorno alle centomila sterline.

Ovviamente, tutti, compresa Sophia, anche se pieni di soldi, per un motivo o per l’altro possono essere sospettati di essere gli autori dell’omicidio del vecchio Leonides. E, stando così le cose, Sophia non accetterà mai e poi mai di sposare Charles, perché su di lei incomberebbe, per dirla con Alfred Hitchcock, l’ombra del dubbio.

Sembra abbastanza, vero? E invece, la parte più interessante deve ancora arrivare, perché il finale progettato e fortemente voluto dalla Regina del Giallo, contro il parere del suo editore e del sentire comune del tempo, è qualcosa di così noir, di così inaccettabile, che probabilmente anche oggi farebbe storcere il naso a più di un editore.

Questo romanzo, insieme a Le due verità, è il preferito dalla stessa Agatha Christie tra tutti i suoi scritti. È un romanzo eccezionale per alcuni motivi, che non si possono limitare all’idea della claustrofobica oppressione familiare o al solito leitmotiv dei parenti serpenti, o alla ricchissima serie di red herring disseminate per tutte le duecento pagine del romanzo, o ancora alla raffinata messa in atto degli omicidi, ma che vanno cercati prima di tutto nella modernità del finale, vero elemento che eleva questo romanzo, insieme a pochi altri, al di sopra della media della produzione della scrittrice e lo pone tra i grandi capolavori del genere, nonostante elementi che prestano il fianco a critiche, di cui vi dirò più avanti.

Alla fine, questo di Christie è idealmente un punto di contatto tra cozy crime, noir e giallo classico, rovinato, perdonatemi, dal vero finale del romanzo (intendo: non il finale del giallo noir), frettoloso, che chiude la storia d’amore con il lieto fine catartico che tutti i lettori di giallo classico pretendono a gran voce. Peccato, perché con un filo di coraggio in più, l’ultimissima pagina si sarebbe potuta stralciare e liberare un lettore come me, ma forse non come voi, dalla sensazione di aver messo una foglia di fico a coprire le pudenda della Cappella Sistina.

Dicevo dei difetti. Come per tutta la produzione della Regina, c’è il problema (non problema) dei personaggi, che non sono altro che delle marionette, degli stereotipi, dei prototipi di esseri umani che sono messi lì, sul palco della storia gialla, per assolvere la loro precisa e unica funzione di sospettabili, e che hanno dignità solo in relazione alla vicenda narrata: nessuna evoluzione, nessuno (o quasi) spessore psicologico. È questo un difetto in termini assoluti, può non esserlo se lo si considera all’interno del genere, ma accettando questa restrizione si deve contestualmente accettare anche di relegare il giallo puzzle al rango di letteratura di serie B o di mera evasione, senza spessore letterario.

Questa, in sintesi, la critica più pesante mossa a Christie, con la quale mi trovo d’accordo e in buona compagnia, visto che questo le rimproverava Raymond Chandler. Difetto per me meno importante, ma che ha un suo certo peso, è l’accusa di classismo più volte rivolta alla Regina: in questo romanzo, i domestici e la servitù restano ai margini, non viene pressoché mai interrogata e non è nemmeno in odore di possibile colpevolezza o connivenza con l’assassino. Christie se la cava con dei motivi economici, ma è evidente che sia uno stratagemma, perché a lei interessano gli esponenti della upper class britannica, i quartieri alti.

Allo stesso modo, si potrebbe considerare classista, se non razzista, come Christie dipinge la figura del magnate patriarca, Aristide Leonides, descritto come una sorta di classico turco “levantino”, termine che se da una parte fa capire subito di che tipo di persona si tratti, dall’altra presta il fianco alla critica di generalizzazione e di preconcetto.

Questo vizio concettuale, snob e classista, forse andrebbe inquadrato nel contesto storico in cui  Christie scriveva, e nel quale si è formata come persona, ancora prima che come scrittrice. Non che serva necessariamente a scusare, ma capire i perché delle cose è sempre un bene. Se il primo difetto è, per quanto mi riguarda, quello più rilevante, questo secondo è decisamente trascurabile, se serve per pagare il dazio di una lettura così interessante e stimolante, all’interno del genere.

Prima di concludere, ancora due parole sul titolo: Crooked house è una citazione da una filastrocca per bambini (in inglese: nursery rhyme) dal titolo There was a crooked man. Come da tradizione, la filastrocca è presente all’interno del romanzo e serve da riferimento al fatto che la famiglia Leonides, e quindi casa Leonides, sia storta, sbilenca, deforme.

E se il senso di crooked può essere inteso in modo letterale per quanto riguarda l’edificio, la casa chiamata Three Gables è infatti sbilenca dal punto di vista architettonico, le cose cambiano se invece ci si rivolge al contenuto della casa, ovvero alla famiglia: in questo caso il significato più corretto diventa quello di distorta, contorta, corrotta, torbida, disonesta.

Questo elemento di duplice significato, di ambiguità del termine, e per estensione di ambiguità di ”casa” Leonides, va perso nella nuova traduzione adottata per la pubblicazione del romanzo all’interno del volume dei Meridiani della Mondadori, dove appunto il titolo scelto non è più il vecchio È un problema, bensì La casa sbilenca. In questo senso, pur non rispecchiando il titolo originale, ovvero Crooked House, credo che la vecchia trasposizione, ovvero È un problema, sia più adatta, sia perché in effetti tutta la vicenda, di fatto, è davvero un problema per tutti, sia perché è una citazione tratta dal romanzo stesso.

Per concludere, se siete di quelli che amano classifiche e top qualcosa, mi sento di dire che questo È un problema/Crooked house della Christie finisce di diritto nella top cinque dei suoi romanzi migliori, accanto a titoli come Dieci piccoli indiani, L’assassinio di Roger Ackroyd, Assassinio sull’Orient-Express e Tre topolini ciechi, scritto dalla Christie nello stesso ispiratissimo anno di Crooked house, il 1948, e basato sulla pièce teatrale Trappola per topi, scritta l’anno precedente come regalo di compleanno per la Regina Mary. Ma questa è un’altra storia.

Crooked house, La casa sbilenca, È un problema: chiamatelo come volete, ma se siete amanti del giallo classico, di quello buono, non potete perdervelo.

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Agatha Christie


Nata a Torquay nel 1890, Agatha Christie iniziò a scrivere durante la Prima Guerra Mondiale e scrisse oltre 100 romanzi, opere teatrali e raccolte di racconti. Continuò a scrivere con grande successo fino alla sua morte, e i suoi libri hanno venduto oltre un miliardo di copie in inglese e un altro miliardo in oltre 100 lingue straniere. Eppure Agatha Christie fu sempre una persona molto riservata, e sebbene Hercule Poirot e Miss Marple fossero diventati nomi familiari, la Regina del Crimine rimase un vero e proprio enigma per tutti tranne che per i suoi amici più cari. (Fonte: Amazon)