Eredità di carne




Recensione di Angela Giusti


Autore: Luigi Musolino

Editore: Acheron Books

Genere: Horror

Pagine: 130

Anno di pubblicazione: 2019

 

 

 

 

 

Sinossi. La vita di Michele Ciot sta cadendo a pezzi. Ha perso il lavoro, l’amore, e combatte da mesi contro una brutta forma di bronchite cronica. Vive in un paesino isolato tra le montagne del Piemonte, dove si ammazza di alcool e solitudine. Il ritorno di un vecchio amico gli offre una possibilità di riscatto. Un lavoretto illegale, un furto nell’ex sanatorio Pracatinat, intorno al quale circola la sinistra leggenda di Famenera, la strega cannibale. Ciot, da ragazzo, ha visto qualcosa di strano in quel posto; e adesso deve riaffrontare una volta per tutte le ombre del passato…

 

 

Recensione

Prendi un ex sanatorio abbandonato a 2000 metri di altitudine, un’antica leggenda di una strega cannibale che echeggia nei boschi, due anime perse e…hai fatto un horror. Sembra facile, ma non lo è. Lo dimostra Luigi Musolino con questo esordio “da paura”.

Non è facile né scontato, ma lui ci riesce e lo fa bene.
Eredità di carne ha tutti gli elementi caratteristici dell’horror reimballati ad hoc grazie ad un uso sapiente, studiato della lingua. Musolino gioca abilmente con le parole ottenendo l’effetto desiderato: moriamo di paura!

Il terreno viene preparato bene: il protagonista, Michele Ciot, è un 42enne che ha quasi perso tutto, lavoro, amore, soffre di una bronchite cronica e ha una dipendenza dall’alcool. Non ha niente da perdere, e infatti accetta la proposta di “lavoro” dell’amico Oliviero Cardon, un mezzo delinquente che l’ha già fregato in passato e soffre di una dipendenza da cocaina. Insomma, le premesse non sono le migliori, e infatti le cose precipitano. Lo sviluppo della storia prende una scia imprevista e sempre più angosciante, il ritmo incalza e il rischio di prendere una cantonata è alto, invece l’autore prosegue dritto per la sua strada e tiene saldo il volante fino alla fine: il ritmo e il livello della tensione rimangono elevati fino al rush finale tutto in apnea. Come nei veri horror.

Uno degli elementi fondamentali del romanzo è la fame: in primis la fame fisica, letterale, la seconda è metaforica, la fame di vita che purtroppo manca, poi fame di vendetta, la fame di carne, la fame d’amore.

Michele ha fame di rivalsa, per questo decide di seguire l’amico in un’avventura suicida, Elisa ha una fame atavica, ma rigetta tutto in quanto bulimica, Oliviero ha fame d’amore, quello materno, che gli è stato negato. La fame porta a fare cose folli, ad avere allucinazioni mentali e a non distinguere più il vero dal falso.

E poi c’è il fattore eredità, che segue un suo percorso, già precostituito, un destino scritto nel sangue che non si può spezzare, un incancellabile marchio a fuoco trasmesso di generazione in generazione. Un ciclo iniziato nel passato, costretto a reiterarsi fino a tempo indefinito.

L’autore gioca con le nostre paure più profonde ed intime, senza timore di sembrare invadente, arrivando a colpire nel profondo, scuotendo gli animi con immagini forti, che non lesinano sangue. Sa quello che sta facendo, dirige il gioco con destrezza e ci avvince, ci disgusta, ci ripugna, e ci fa arrabbiare. Sì, perchè la bravura di Musolino consiste anche in questo: nel farci immedesimare nei personaggi, tanto da farci sperare nella loro salvezza.

Per cui siamo il cacciatore solitario nel bosco, siamo il ragazzino cicciotello abbandonato dai compagni, siamo il poliziotto che aspetta di tornare a cena dalla moglie e, soprattutto, siamo Michele, rinchiuso dentro ad un ascensore a causa della disperata ricerca di riscatto da quella vita un po’ trascinata e improvvisata per cui proviamo pena.

Interessanti, suggestive e minuziose le immagini naturali, evocate grazie all’uso di descrizioni esperte, di chi nei boschi ci è stato e ne capisce il senso.
Non ci sono dubbi: Musolino sa scrivere e il suo esordio come romanziere lo dimostra.

Se  siete alla ricerca di un vero horror, con Eredità di carne avrete di che sfamarvi…buon appetito!
 

Luigi Musolino


Luigi Musolino, autore Pinerolese classe 1982. Nel 2008 inizia a collaborare con la Dagon Press come curatore e traduttore delle raccolte di Carl Jacobi Rivelazioni in nero (2010) e Ritratti al chiaro di luna (2010). Ha anche tradotto importanti romanzi quali I vermi conquistatori di Brian Keene (Edizioni XII, 2011; Mondadori, 2014) e Torture sottili di Lisa Mannetti (Kipple Officina Libraria, 2016). Come scrittore si impone all’attenzione del pubblico aggiudicandosi molti concorsi letterari, tra cui due volte il trofeo RiLL (nel 2010 e nel 2012) e il premio Hypnos nel 2016. Nel 2012 esce l’antologia autoprodotta Bialere. Storie da Idrasca. Nel 2014 e nel 2015 è il turno di due raccolte dal titolo Oscure Regioni, edite Wild Boar Edizioni. Nel 2016 Musolino occupa il numero 2 della Collana Miskatonic, Vincent Books Editore, con il racconto Nelle crepe. Nel 2018 la Kipple Officina Libraria pubblica l’antologia Uironda.

 

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