Febbre alta




ANDREA COTTI


Editore: Piemme

Genere: Noir

Pagine: 240

Anno edizione: 2025


Sinossi. Un killer in pensione. Mai sentito. Surreale, come il titolo di una commedia americana. Anche perché, nel suo mestiere, la liquidazione ha sempre avuto un altro significato. Santino Fiore ha quasi sessant’anni, un cuore che fa le bizze e una moglie che non sa del suo vero lavoro. Ha finto per una vita d’essere un impiegato, ma la realtà è molto più sanguinosa di così. Ha quattro giorni per chiudere la carriera con un’ultima missione. Poi, forse, potrà riposare in pace. Vittoria Melis ha trentuno anni e trentotto di febbre, invece. È una poliziotta testarda e volitiva, intelligente. Ha appena ricevuto un’importante promozione e ha deciso di recarsi in Commissariato anche se è malata. La febbre si alza. S’incontrano così, Santino e Vittoria, tra Bologna e un paesone della Bassa Emiliana, San Giovanni in Persiceto, che nasconde molto più di quanto mostra. Dietro le facciate gialle e solari delle case si muove il cuore oscuro del potere criminale di provincia. Droga, mafia, vecchi conti da regolare. Nel mezzo, una rete sottile di destini incrociati, il tempo che stringe, e un filo che unisce due anime agli antipodi: Santino è disilluso e silenzioso, Vittoria è rabbiosa e piena di ideali. Ma entrambi sono soli. E, in fondo, molto più simili di quanto immaginano. Andrea Cotti firma un noir dove l’azione si intreccia ai sentimenti e la verità si nasconde nei dettagli, nei silenzi e nelle scelte più intime. Un romanzo emiliano ambientato in un mondo in cui tutti sono malati, febbricitanti o cardiopatici, affetti da mal di denti o persino in punto di morte.

“Le menzogne migliori hanno sempre una porzione di verità.”

 Recensione

di

Loredana Cescutti


“La teoria è sempre la stessa: l’invisibilità, nessuno vede quello che ha sotto gli occhi.”

Santino, Vittoria e, gli altri.

Nomi sulla carta.

Vite diverse.

Esistenze che si poggiano su progetti personali.

Tutte persone colpite da una febbre che li sta divorando, qualsiasi essa sia.

Andrea Cotti ha donato un’anima, a tutti loro.

“Tutto cambia, e tutto torna come sempre.”

Questa, è sicuramente una storia nera, in cui l’unica certezza è che il finale sarà semplicemente il risultato di una catena di eventi che andrà a collocarsi al posto giusto.

Con maestria, questo autore trascina il lettore dentro il suo romanzo raccontando con una voce che io mi sono immaginata profonda, ipnotica e decisamente e opportunamente fuorviante.

Ogni personaggio chiave è costruito perfettamente e a ognuno, Cotti ha saputo lasciare un’anima che lo descriva e che lo rappresenti per poi, restituircelo nell’interezza del suo essere, con ricordi, emozioni, passioni, motivazioni e difetti.

Inoltre, ma di più non dico, ci sarà pure una piccola e piacevole sorpresa che vi farà sorridere.

Entrando nel fulcro del romanzo, la costruzione della trama è solida, scorrevole e progredisce avviluppandosi ai personaggi, mano a mano che si scorrono le pagine.

San Giovanni in Persiceto, la città in cui la trama si sviluppa, si mostra per voce dell’autore e dei suoi personaggi e in quattro e quattr’otto, pure noi avremo un’idea dei posti frequentati, delle mode, delle tendenze.

“Non giusto o sbagliato.

Necessario.”

In un crescendo di memorie e ricordi, uno a uno, ogni singolo tassello del rompicapo andrà a mettersi a posto.

L’unico problema sarà capire in che modo e per chi andrà a finire meglio.

Una storia che rimesta nello sporco sotto i tappeti.

Una trama curata nel dettaglio, e un’evoluzione che si manifesta un po’ alla volta.

Il necessario per incuriosirti e proseguire, nulla di più.

Vittoria, la donna poliziotto, decisa, determinata, curiosa, fedele al suo istinto e sarda.

È una poliziotta, è donna, è sarda…”

E magari ogni anche aiutata dalla fortuna, diciamo così.

E poi Santino e, un destino arrivato per caso, forse.

E gli altri.

“Essere qualcuno di diverso e al tempo stesso essere nessuno.”

Chi non è nessuno.

Chi nessuno lo vuole essere per scelta.

Un’evoluzione rapida verso un finale al cardiopalma, che ti trattiene alle pagine, che ti avvinghia.

Che ti travolge e che… E che ve lo dico…

Leggetelo!

Io comunque, partendo dal finale, che per altro non vi dirò, qualcosa di nuovo lo intravvedo come possibile.

Perché carisma, dinamicità nonostante la pazienza estrema, l’emozione pura, li ho trovati.

Ne vedrei pure bene qualcosina in televisione, perché la scrittura scenografica c’è, non lo nascondo.

Atmosfere roventi, momenti onirici e cadute verso un oblio artificiale, o forse no, riflessioni profonde.

E insomma.

Leggete Andrea Cotti perché scoprirete un mondo, anzi, più di uno.

C’è la storia geografica e sociale di una terra e ci sono le emozioni, quelle potenti ed estreme, vere, pure, “umanissime”.

“… questo è un incastro. Se sei nessuno, sei invisibile, è vero, ma sei pure sacrificabile.”

A te, Andrea, ri/torna a scrivere, perché sei bravo e ci sei mancato.

Buona lettura!

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Andrea Cotti


(1971) è uno scrittore italiano e un poeta. Scrive per il cinema e la televisione. Ha sceneggiato alcune serie di successo, come L’Ispettore Coliandro e Squadra Antimafia. Ha pubblicato diversi romanzi, tra i quali Un gioco da ragazze (Mondadori, 2005) e Stupido (EL, 2001), da cui sono stati tratti l’omonimo film prodotto da Gabriele Salvatores e il lungometraggio Marpiccolo. Tra i suoi altri titoli ricordiamo anche Iso (Fabbri, 2007) e Il cinese (Rizzoli, 2018).