PER I BASTARDI DI PIZZOFALCONE
Sinossi. «I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse».
È una calda notte di luglio quando in via Egiziaca a Pizzofalcone un’automobile investe Francesco Cascetta e scompare. Nessuno ha visto niente, non ci sono telecamere che aiutino a capire cosa è successo. Un’anziana insonne ha sentito un tonfo, si è affacciata al balcone e ha notato il corpo, tutto qui. È un mistero anche il motivo per cui l’uomo – noto medico patologo – si trovasse in quella zona a un’ora tanto tarda. Ma è subito chiaro che a uccidere Cascetta non è stato un pirata della strada: qualcuno lo voleva morto. Scoprire il colpevole sarà compito dei Bastardi, la più sgangherata e abile squadra di poliziotti della città. Le pressioni, al solito, non mancano. Se da un lato il loro lavoro è sempre sotto esame da parte dei superiori, dall’altro la loro vita privata non smette mai di complicarsi.
Autore: Maurizio de Giovanni
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero
Pagine: 253 p., Brossura
Anno edizione: 2026
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
… è sempre qualcosa di personale.
Figli per i Bastardi di Pizzofalcone parte solo apparentemente da un omicidio, per interrogare il legame invisibile e potentissimo che unisce le persone attraverso la consapevolezza, l’eredità emotiva, l’amore, la colpa.
Non soffermarsi sull’investimento, sul delitto in sé, ma sforzarsi di capire quanto odio e quali motivazioni possono esserci dietro un gesto come quello.
Il caso criminale, brutale, inspiegabile, quasi animalesco nella sua dinamica, è infatti la porta attraverso cui entra una domanda molto articolata nella sua essenza. Che cosa significa davvero essere figli? E che cosa significa esserlo per tutta la vita, anche quando si è adulti, anche quando si crede di essersi liberati da quel ruolo?
Maurizio de Giovanni torna a raccontare gli amatissimi Bastardi aprendo con una riflessione che è già una dichiarazione di poetica e di destino.
Ma in principio c’era la morte. In principio e alla fine, altrimenti che circolo perfetto sarebbe?
Non è solo il punto di partenza di una vicenda criminale. È l’idea che tutta la nostra storia, individuale e collettiva, sia racchiusa dentro un cerchio.
Nascita, eredità, perdita, memoria.
E nel mezzo, tutta la vita possibile.
La vittima, Francesco Cascetta, un medico molto conosciuto, investita nella notte, diventa così il centro di una spirale narrativa che coinvolge i Bastardi di Pizzofalcone ma, prima ancora, le loro vite private, perché la vera indagine non riguarda soltanto chi abbia ucciso, ma chi si sia diventati dentro le relazioni che ci hanno generati.
Figli che non sono mai semplicemente figli.
Sono specchi, responsabilità, gioie, ferite aperte. Sono tutta l’ambivalenza dell’essere genitori nella scoperta improvvisa di un amore assoluto e, allo stesso tempo, nella vertigine della responsabilità.
Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse.
Il talento così intriso di sensibilità, il dono di saper far convivere il noir con l’intimità psicologica è portato da de Giovanni a un livello ancora più profondo, in queste pagine di una bellezza vertiginosa, nelle quali i Bastardi non affrontano soltanto il male, bensì il timore di una possibile incapacità di essere all’altezza dei legami che li definiscono.
… pensò che c’era un ruolo assai piú difficile e molto piú pericoloso di quello del poliziotto che combatte il crimine.
Quello del figlio.
È un’intuizione potente. Perché essere figli significa portare dentro una storia che non abbiamo scelto, e che tuttavia ci definisce per sempre. Significa imparare a guardare i genitori non come figure mitologiche e infallibili, ma come esseri umani fragili.
I figli sanno cosí poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego? Papà mi chiedeva: che cosa posso fare per te? Non accadeva mai l’inverso. Forse sarebbe cambiato col tempo, giusto?
Forse, piú avanti, sarei stato io a domandare: che cosa posso fare per te? Forse sarebbe andata cosi.
Questa contezza attraversa tutti i protagonisti. Ognuno di loro combatte una battaglia privata, spesso invisibile.
… quando c’era di mezzo il cuore, restava assai poco da fare. E il suo cuore era diventato un campo di battaglia.
E dunque, in fondo la vera scena del crimine non è la strada dove giace il cadavere.
È il cuore delle persone. Sono i personaggi, non eroi e neppure sempre esempi morali.
Sono donne e uomini che cercano di restare in piedi mentre la vita li mette alla prova.
Persino l’amore, che pure è più che mai motivo, non è qui mai romantico nel senso semplice del termine.
È piuttosto una forza fragile e tenace insieme.
Se si ama, si cura.
Amare come prendersi cura. Dei figli, dei genitori, delle persone che il destino mette sulla nostra strada.
Ma non sempre si è capaci di farlo e de Giovanni non propone consolazioni facili. Perché la vita è fatta anche di rimpianti, incomprensioni, silenzi. Ma contiene una verità semplice e struggente, quella che l’esistenza di ognuno di noi ruoti intorno a un centro emotivo, a una forza capace di dare senso al caos.
Ma di grandi amori non ne esistono tanti.
Anzi, ce n’è appunto uno solo per ognuno.
Non parlo di un partner, non per forza.
Può trattarsi di un amico, un’amica, un mestiere; perfino un animale domestico, un cane, un gatto, un coniglio. Può essere qualsiasi persona o creatura o cosa o idea, non importa, ciò che è rilevante è la spinta a vivere che fornisce, la tenerezza o il pianto.
E allora Figli è sì un noir magistrale.
Ed è anche una storia sulla responsabilità emotiva che ci portiamo addosso per tutta la vita. Quella di non poter smettere davvero di essere figli.
Meno che mai, paradosso solo apparente, e si capirà alla fine quanto apparente, quando siamo noi a dover proteggere qualcun altro.
… i figli e i genitori sono indissolubili e irreversibili, perché sono inevitabili.
Maurizio de Giovanni
è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano. È celebre soprattutto per il personaggio del Commissario Ricciardi, per i bastardi di Pizzofalcone, e per Mina Settembre, protagonisti di molte sue opere da cui sono state tratte serie televisive di successo.
Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni e che dà il via alle indagini del commissario, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi. Dal 2011 la saga viene continuata e pubblicata da Einaudi. Le vicende di Ricciardi diventaranno una serie televisiva Rai con Lino Guanciale nei panni del commissario.
«Napoli è l’unica città che lascia il segno. È impossibile dimenticarla» – Maurizio de Giovanni, linkiesta.it
Al centro dei romanzi di de Giovanni troviamo sempre Napoli, bella e al tempo stesso inquietante, di cui lo scrittore riporta colori, voci, contraddizioni, luci e ombre. Dal 2013, sempre per Einaudi, inaugura la serie dei bastardi di Pizzofalcone, che segna il passaggio dal noir classico al police procedural. Tra i titoli ricordiamo, Buio per i bastardi di Pizzofalcone (2013), Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone (2015), Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone(2017), Angeli per i bastardi di Pizzofalcone (2021), Pioggia per i bastardi di Pizzofalcone (2024). Il protagonista della saga, Giuseppe Lojacono è interpretato da Alessandro Gassmann in una serie tv di successo.
Sempre nel 2013 scrive un racconto per la raccolta antologica di Sellerio, Un giorno di Settembre a Natale, in cui fa il suo esordio l’assistente sociale Mina Settembre (interpretata in tv da Serena Rossi).
Tra le altre opere, ricodiamo la serie con protagonista Sara Morozzi, ex agente di un’agenzia di servizi segreti. Alcuni titoli: Sara al tramonto (Rizzoli, 2018), Una lettera per Sara(Rizzoli, 2020), Sorelle. Una storia di Sara (Rizzoli, 2023). Nel 2025 esce per Mondadori, L’antico amore.
Nel 2025 pubblica per Feltrinelli, L’orologiaio di Brest, un romanzo che interroga il rapporto tra colpa e innocenza, memoria e oblio, verità e segreti, ma soprattutto che indaga il più indecifrabile dei legami: quello tra padri e figli. Maurizio de Giovanni ha scritto anche per il teatro. Tra i suoi drammi, si distinguono l’adattamento di Qualcuno volò sul nido del cuculo (2015) e Il silenzio grande (2019), diventato anche un film diretto da Alessandro Gassmann.