Fortuna Fatali e il teorema del calesse




‎ Valentina Barzago


Sinossi. Cosa: Guido Dortello è in carcere per l’omicidio del fratellastro Achille, diciassette anni, trovato morto in un vecchio calesse dopo una seduta spiritica. Guido si è sempre dichiarato innocente, ma ora persino suo padre Taddeo ha smesso di sostenerlo. Quando: Quindici anni fa il delitto del calesse; oggi, fine estate, quando la spiaggia è ormai un ricordo ma il caldo infiamma ancora i bollenti spiriti. Dove: Ponte Oliveto, paese tra i colli piacentini che sembra uscito da una fiaba nera. Sorrisi, case colorate, gesti scaramantici e una serenità troppo perfetta per essere vera. Chi: Sempre Fortuna Fatali, trentacinque anni, la detective del momento. Carriera in ascesa e ospitate in tv, ma una sindrome dell’impostore che non se ne va e una vita amorosa in pieno deragliamento. È Geremia (il suo fidanzato?) a chiederle di indagare: Guido era suo amico, e forse il caso è stato chiuso troppo in fretta. Così, con zia Caterina a farle da assistente indisciplinata, una famiglia allargata sempre più ingombrante e i sentimenti in stato confusionale, Fortuna parte per Ponte Oliveto – un paesino che sembra seguire una logica tutta sua, tra testimoni scomparsi, biglietti anonimi, vecchi rancori e nuove piste – per capire se Guido è davvero un assassino o se, per quindici anni, tutti hanno creduto alla storia sbagliata.

“So che raccontare una storia vuol dire sempre un po’ tradirla, perché ci si insinua il mio punto di vista: magari mi sono focalizzata su elementi che non hanno senso e ne ho tralasciati di più importanti, ma insomma, meglio di così non riesco a fare.”


Autore: Valentina Barzago

Editore: Solferino

Genere: Giallo

Pagine: 352 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti


Un libro introspettivo, questo secondo capitolo della serie ideato da Barzago, che partendo da un coldcase, costringerà la protagonista a fare chiarezza in sé stessa.

“Se la realtà non corrisponde ai nostri desideri, aggiustarla non serve a nulla: realtà è e realtà rimane. Non si può restare ciechi e illusi per sempre.”

Sì, perché le questioni di cuore sono complicate come gli omicidi, ma toccherà all’interessata guardare e studiare fra i suoi sentimenti, ed eventualmente arrivare ad una mea culpa ad effetto, se ce ne fosse bisogno.

Al di là dei momenti leggeri in stile cozy, l’indagine sarà tosta, in un paese dove NESSUNO si espone e anzi, o non dicono o se dicono, normalmente mentono.

Perché qui, c’è qualcosa che non va.

“… non puoi controllare gli altri, ma puoi controllare te stessa. Non sei una bandiera in balia del vento, Fortuna. Sei una persona con una volontà fatta e finita. Non puoi pretendere niente dagli altri, ma puoi pretendere qualcosa da te stessa.

Non sembra un complimento, ma dalla sua espressione incoraggiante e comprensiva capisco cosa sta cercando di dirmi: forse dovrei impormi di più e smetterla di subire?

In poche parole, dovrei iniziare a capire cosa voglio io?”

Tutti si muovono all’unisono e sicuramente, anche troppo all’unisono.

Un drammatico caso del passato, che riemerge dalla superficie e che evoca tematiche fin troppo familiari e pericolose.

“una volta che aderiamo a regole rigide e condivise in segreto, abbiamo la sensazione di far parte di qualcosa di speciale, che ci rende unici e più illuminati. Senza contare la presenza di un leader carismatico, la cui approvazione appare come un’ulteriore conferma del valore degli adepti.”

La parola “setta” striscia fra le pagine e le persone, in modo sibillino e inquietante, come se chiamarla fosse un monito piuttosto che una maledizione.

Ma tant’è, in un piccolo paese le cose emergono, prima o poi e, la verità, anche la più scomoda, maglie strette o meno, il modo di fare capolino lo trova.

Il problema è semmai sul quando e il come, poiché potrebbe fare danni incalcolabili.

“È inutile che mi lamenti, la verità è che la mia nuova attività da faccendiera del crimine mi piace, e molto.”

Un caso, questa nuova avventura, che metterà Fortuna davanti ad incontri imprevedibili che potrebbero andare ad incidere pesantemente il corso della sua vita.

“Continuo a girare le pagine, alla ricerca delle foto dell’autopsia. Su quel tavolo, tutti noi torniamo a essere nient’altro che esseri umani. Nessuno è più bello, brutto, vecchio, giovane; siamo solo e soltanto un corpo, un corpo e basta, arrivato chissà come al game over..”

O piuttosto, con la giusta lucidità, potrebbero aiutarla a “guardare” veramente dentro di sé e in direzione delle prove.

Con una scrittura trascinante e ricca di colpi di scena, Barzago affida al lettore un’altra storia che costringe a riflettere su pericoli reali e decisamente subdoli, che si annidano più vicino a noi di quanto si creda.

Affiliazioni, manipolazione, body shaming.

Attraverso la penna dell’autrice, arriva dirompente anche a noi un messaggio importante, legato al sapersi fermare quando è il momento, perché la vita non può essere solo perfezione quanto invece abilità di ascoltare, sentire e soprattutto sentirsi.

Chapeau, di nuovo, a Valentina Barzago per la cura nella costruzione dei personaggi e, in particolare un plauso per zia Caterina così alternativa, diversamente giovane, in spirito, sopra le righe e le rughe ma anche terribilmente diretta, pratica, pragmatica e legatissima a questa nipote acquisita.

“Io, questa zia, me l’ero immaginata come una vecchia signora che incarnava tutti gli stereotipi della categoria: artrosi incipiente, tunnel carpale, soprabito in cotone brillantinato per le serate chic e un bel costume intero in lycra comprato al mercato il sabato mattina da sfoggiare in spiaggia.

E invece mi ero ritrovata davanti una pantera taglia trentotto, con tanga neri e caftani trasparenti a fili dorati, pronta a ballare tutta la notte…

… Ho poi scoperto che per mantenersi leggeva tarocchi, toglieva malocchi e spacciava unguenti al limite della truffa. Come se non bastasse, zia Caterina era convinta di parlare con gli spiriti, …  Senza il suo aiuto non avrei risolto il mistero della medusa, e in un modo o nell’altro abbiamo finito per diventare amiche… Lavora pure lei per le Investigazioni Fortunate, come mia assistente. Non lo ammetterò mai, ma non potrei più farne a meno…”

E nemmeno io potrei fare a meno di zia Caterina.

Un romanzo che affronta gli omicidi, i misteri ma anche i veri valori dell’amicizia e dei legami familiari sani anche se un po’ alternativi come quelli della famiglia di Fortuna.

“… certe ferite di famiglia non spariscono.”

Valori che sono la cosa più importante, soprattutto nei momenti difficili e che mostrano come tanto, anche se non tutto, sia risolvibile con una giusta dose di comunicazione.

“… la vita è imprevedibile. A volte compaiono elementi inaspettati che stravolgono i piani.”

Buona lettura!

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Valentina Barzago


classe 1992, si è laureata in Giurisprudenza a Milano, specializzandosi in serialità dell’audiovisivo alla Scuola Holden: il progetto finale Acerbe, di cui è coautrice, è stato prodotto da Will Media. Ha scritto diversi podcast e collabora con la casa di produzione Stand By Me, dove ha sviluppato documentari anche legati al true crime. Sempre in ambito televisivo, attualmente fa parte del team di inchiesta di FarWest, dove si occupa di cronaca nera e dei lati oscuri della società contemporanea. Lo scorso anno ha pubblicato il suo primo romanzo, “Fortuna Fatali e il mistero della medusa” (Solferino 2026).