Francesca Giannone
Sinossi. Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ‘60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.
Autore: Francesca Giannone
Editore: Nord
Pagine: 416
Genere: narrativa
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Francesca Mogavero
Ci sono quattro figlie, ciascuna con i propri sogni e aspirazioni, ciascuna animata da un desiderio o abbagliata da un ideale.
C’è una mamma gentile e tollerante, forse troppo (“Quanto a me, prima o poi mi fanno santa”).
C’è un padre che, dicono, da quando è tornato dalla guerra non è più lo stesso, e allora è come se non ci fosse, ma la sua assenza è soltanto emotiva, perché con le mani e con la voce si fa sentire eccome.
Intorno, un alveare di parenti di sangue e acquisiti, amicizie, primi innamoramenti, maldicenze, relazioni che divampano con la rapidità letale di un incendio d’estate (e tanto durano) e altre che si alimentano piano piano, come una zuppa buona che sobbolle e scaccia il freddo. L’avventura della crescita. La vita.
L’omaggio a Piccole Donne, evocato già dai nomi delle protagoniste e da alcuni piccoli segni, il senso di responsabilità e la segreta voglia di leggerezza di Meg che si riflette in Maria, l’originalità di Jo che fa capolino nella mancanza di crianza di Giovanna, in Ada il ricordo della dolcezza di Beth, è dichiarato tra le righe, ma è solo un trampolino da cui spicca il volo una storia nuova.
Una storia che si innesta nella grande Storia e genera un felice ibrido, la rilettura di un’epoca reale e intensa attraverso lo sguardo (e la cinepresa) di una giovane donna che scopre il mondo, le sue contraddizioni e i continui mutamenti, ma soprattutto se stessa.
Voce narrante e regista di un film che va componendosi un giorno e un fotogramma dietro l’altro è infatti Mimì, una Amy neorealista per nulla capricciosa – non ha mica il tempo né la voglia di dormire con una molletta sul naso, lei! – e con una passione sconfinata per i dettagli, perché sololoro sanno svelare il resto e ricomporre l’intero.
Gli anni in bianco e nero vissuti dalla Nica, la piccola di casa, e ricalcati con maestria, vivacità e dolcezza dalla penna di Francesca Giannone, si caricano di mille sfumature e di effetti sonori a mano a mano che la pagina scorre come una pellicola e dalla Dolce vita si approda a Blow-up, dalle lotte operaie alle discussioni sul divorzio, dal Vietnam alle contestazioni studentesche, mentre la musica cambia, le gonne si accorciano e le tinte, dai toni pastello, si caricano, osano e si intrecciano in motivi geometrici.
Mentre chi legge partecipa alle gioie minute e ai grandi traguardi, tiene per sé le confidenze, nasconde, protegge, litiga e subito dimentica, perché l’affetto vince su tutto, “zampilla più vigoroso” di prima e non si può arginare. Come tra sorelle.
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Francesca Giannone
salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. A Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi dell’Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: tradotto in 44 Paesi, è stato il romanzo più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro. Il suo secondo romanzo, Domani, domani, è stato tra i più letti in Italia nel 2024.