Gli omicidi dei tarocchi




Barbara Baraldi


Editore: Giunti

Collana: M

Genere:Triller

Pagine: 372

Anno edizione: 2025


Sinossi. Trieste è una città abituata al silenzio, ma questa volta tace per paura. Un killer senza volto ha commesso due delitti: le vittime non sembrano avere nulla in comune, se non che sulle scene vengono trovate due carte dei tarocchi, la Temperanza e la Ruota della Fortuna. Appena la commissaria Emma Bellini le vede, il gelo la attraversa. Quelle carte fanno parte di un mazzo realizzato a mano da sua sorella Maia, artista e appassionata di esoterismo, con cui non parla da anni. Emma ora non può evitare il confronto. Deve ritrovare Maia, interrogarla, capire cosa leghi il mazzo agli omicidi. Maia, però, è atterrita: rivela di aver distrutto tutte le carte da tempo, dopo un evento drammatico che ha stravolto la sua vita e l’ha portata a rinnegare per sempre la divinazione. Un trauma che le ha lasciato una parola incisa nella memoria, come un’eco lontana o un marchio a fuoco. Safir. Quando un terzo cadavere viene ritrovato, con un’altra carta accanto, l’indagine diventa una corsa contro il tempo. Mentre Emma segue i fili logici di un enigma che sembra sfuggire a ogni razionalità, Maia rimette mano ai tarocchi per cercare di far pace con il passato. E, forse, per ritrovare sua sorella.

Un giallo magnetico e visionario, una storia che fonde logica e mistero, un segreto sepolto fra molti destini intrecciati.

«Tutto quello che è nei tarocchi è già dentro di te.»
«È proprio questo a farmi paura.»

 Recensione

di

Sabrina De Bastiani


In qualche modo si è stabilito un legame con un’anima oscura che sta lasciando dietro di sé una scia di sangue. Solo le carte possono aiutarla a comprendere il suo ruolo.

È il momento di sfidare il suo demone più spaventoso: sua sorella.

Tra i tanti misteri che permeano il nuovo magistrale thriller di Barbara Baraldi, la certezza specchiata che anche io ho un demone. 

Il mio è indubbiamente Baraldi stessa. 

Inteso, ca va sans dire, nel contesto di un’interpretazione positiva, quella  eudaimonia, dal greco antico  essere posseduti da un buon demone, che significa felicità.

Emozione con la quale accolgo ogni nuova uscita di questa magnifica Autrice, pronta a essere risucchiata dalle sue pagine, a estraniarmi dal contesto circostante per immergermi totalmente nella storia, a respingere il sonno, le incombenze, tutto ciò che è civilmente posticipabile. 

Fino alla fine.

Gli omicidi dei tarocchi, attesissima fresca uscita per Giunti, non fa eccezione, anzi, rompe ogni argine e avanza in piena, trascinando lettore e personaggi in una corrente sempre più rapida.

Vertiginosa.

 «Sono affascinata dal fato (…) la vita è così prevedibile, del resto. Scrutare nel telaio dell’ignoto, forse, è l’unico modo per trovare qualche scintilla imprevista.»

«Nel telaio dell’ignoto?» ripete Maia. «Ti riferisci ai tarocchi?»

«E a cosa, se no?»

Baraldi tessitrice esperta al telaio dell’ignoto, costruisce una  trama  dove il mistero non è semplice ornamento, ma motore strutturale del racconto.  La scrittura  procede per modulazioni sottili, lavorando sul ritmo, sfruttando con consapevolezza le pause narrative, facendo del non detto una presenza eloquente. 

La dimensione enigmatica, non si limita al contenuto, ma permea la forma, dando vita a righe che ammaliano per densità simbolica e precisione costruttiva.

Il thrill in queste pagine è presente a ogni livello,  capillarmente insito in ogni aspetto della narrazione, pervasivo, totale.

Qualcosa che riguarda un mazzo che non dovrebbe esistere più, una donna morta poche ore dopo che lei l’aveva conosciuta, una serie di omicidi e l’assurda coincidenza di frequentare una persona in connessione con la parte più oscura del suo passato.

Maia Bellini e Emma Bellini.

Due sorelle, un’anima, spezzata, divisa in due, due volti della stessa medaglia? O agli antipodi?

L’una, Maia,  chiusa, solitaria, a lei sembra di essersi isolata progressivamente fino a diventare un’aliena. Non appartiene a un gruppo e da troppo tempo ha la sensazione che gli altri abbiano fatto qualche progresso nella vita, mentre lei è rimasta indietro, senza lavoro fisso, ma con fissa presenza  nella sua vita di Loredana e Renato, i suoi gatti. Una sorella con la quale non ha rapporti da lungo tempo, una passione, più di una passione,  per la lettura dei tarocchi. Anche con quella non ha più  rapporti da lungo tempo. Ci sono dei motivi, cause precise.  

L’altra, Emma, commissaria di polizia, razionale, deduttiva, addestrata non a non provare emozioni, ma a tenerle al riparo. 

Due esistenze parallele che tornano a incrociarsi su una scia di sangue,  «Credo che l’assassino si ritenga una sorta di giustiziere, convinto di punire la condotta morale delle sue vittime.», delitti sui quali Emma indaga e sulle cui scene del crimine Maia è presente, senza esserlo, nelle carte  dei tarocchi  trovate vicine alle vittime.

Quelle stesse carte disegnate da sua sorella, quelle stesse carte che lei aveva distrutto.

Una parola le rimbomba in testa; catene. Maia pensa istintivamente che il Diavolo è la manifestazione inconscia di un legame che è stato imposto.

Fino a quando l’assassino sarà a piede libero, non potrà dormire sonni tranquilli. È legata a lui da catene invisibili, tramite un mazzo di tarocchi che non dovrebbe esistere più.

Maia sa bene che le carte possono manifestare una volontà propria, ma lei e  sua sorella, questa volta, non possono esercitarla, la propria volontà. 

Uno  spiraglio che si apre, attraverso cui affiora un disegno più sottile, invisibile ma percepibile. È lì che abita la sincronicità: un incontro tra eventi esterni e stati interiori che, pur non avendo legami causali, sembrano danzare in perfetta armonia.

Non  è solo coincidenza. È una risonanza tra ciò che accade fuori e ciò che si muove dentro. Una parola ascoltata per caso che risponde a un pensiero intimo. Un incontro inatteso che arriva proprio quando ne avevamo bisogno. Un segnale, piccolo o grande, che ci fa sentire parte di un flusso più grande di noi.

Se ci pensi, fare i tarocchi è proprio un esercizio di sincronicità.»

E allora, quando accade qualcosa che ci fa dire “non può essere solo un caso”, forse è il mondo che ci sta parlando  e per un attimo, se sappiamo ascoltare, possiamo rispondergli, superando  i risentimenti, il passato, affrontando  il presente per fermare un meccanismo mortale del quale scopriranno sempre più fare parte loro stesse. 

«Nei tarocchi non c’è niente che non sia già dentro di noi. E, mentre li interroghi, loro stanno interrogando te.»

Perché, come dice Baraldi, il mistero più grande siamo noi.

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Barbara Baraldi


Barbara Baraldi è autrice di thriller e sceneggiature di fumetti. Pubblica per Giunti editore la serie “Aurora Scalviati, profiler del buio” di cui fanno parte i romanzi Aurora nel buio (2017), Osservatore oscuro (2018) e L’ultima notte di Aurora (2019). Altre sue pubblicazioni: La stagione dei ragni (Giunti 2021). Nel corso della sua carriera ha pubblicato romanzi per Mondadori, Castelvecchi, Einaudi e un ciclo di guide ai misteri della città di Bologna per Newton & Compton. Tra il 2014 e il 2015 ha collaborato con la Walt Disney Company come consulente creativa. Dal 2012 scrive per la serie “Dylan Dog” di Sergio Bonelli Editore.
È vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il Nebbia Gialla. È trai protagonisti di Italian noir, documentario sul thriller italiano prodotto dalla Bbc. I suoi libri sono accolti con favore dalla critica e dal pubblico e sono pubblicati in vari paesi, tra cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti.
Dal 2010 tiene lezioni e corsi di scrittura creativa per adulti e ragazzi in collaborazione con le scuole secondarie di primo e secondo grado.