I quattro giusti




Recensione di Mirella Facchetti


Autore: Edgar Wallace

Traduttore: Gino Dall’Armi

Editore: Mondadori – Il giallo Mondadori –

Genere: Thriller

Pagine: 173 nella versione a stampa

Anno di pubblicazione: 2019

Sinossi. I Quattro Giusti sono decisi a tutto pur di raddrizzare torti e vendicare le ingiustizie rimaste impunite dalla legge, uccidendone i responsabili. I loro nemici si annidano ovunque. Anche, e soprattutto, nei palazzi del potere. Come il ministro degli Esteri britannico, sir Philip Ramon, che si batte per far approvare una legge liberticida. I Giusti hanno emesso per lui una sentenza di morte, e tocca al sovrintendente Falmouth il compito impossibile di salvarlo.

Recensione

Voi uccidete per tornaconto personale, noi per amore della giustizia. È questo che ci distingue e ci eleva al di sopra della marmaglia degli assassini di mestiere. Quando vediamo che un essere ingiusto e malvagio opprime i suoi simili, quando assistiamo alla violazione della morale del buon Dio e degli uomini, e ci accorgiamo che il malfattore potrebbe sottrarsi alle sanzioni della giustizia terrena, interveniamo noi e infliggiamo il giusto castigo”.

Il romanzo che la Mondadori, nella collanai gialli Mondadori”, ha fortunatamente ristampato è il libro d’esordio della saga de “I quattro giusti”, che, pubblicato per la prima volta nel 1905, ha portato alla ribalta letteraria il suo autore: Edgar Wallace.

Partiamo subito da una precisazione, nonostante sia un romanzo dei primi del ‘900, questo libro non sente assolutamente l’età: teso, brillante, veloce, sempre un passo avanti, sempre pronto a stupire il lettore.

L’impianto è quello tradizionale, con i classici antagonisti che si fronteggiano per avere la meglio: da un lato la polizia e dall’altro dei misteriosi assassini.

Quello che affascina maggiormente durante la lettura è la figura di questi giustizieri che si ritengono, appunto, “Giusti”. Essi agiscono – secondo il loro modo di intendere – secondo Giustizia, per riportare ordine là dove il Diritto non riesce.

Il loro fascino sta nell’essere uomini “d’onore”, il loro “intervento” è preannunciato da lettere, da avvertimenti e propositi che vengono sempre rispettati.

Ci si sentirebbe quasi di parteggiare per loro, se non fosse per un non trascurabile dettaglio: commettono omicidi.

Sono una sorta di Zorro, ma che agisce nella totale illegalità.

È un romanzo in cui si gioca a carte scoperte: il lettore conosce tutti gli ingredienti del mistero, sa chi sono i cattivi – di cui conosce ogni minimo movimento – e chi è la potenziale vittima.

Quello che ci si chiede, con un pathos sempre crescente, è: chi vincerà?

Riuscirà la polizia a salvare il ministro degli esteri inglese?

È una corsa contro il tempo in una Londra antica, fatta di carrozze, di grigiore, di agenti che brancolano nel buio e di ministri che non indietreggiano nei loro propositi al di là di qualsiasi intimidazione.

Ed è un bel passo indietro nel tempo, al periodo in cui le notizie correvano di bocca in bocca, all’epoca in cui i “social network” erano rappresentati dagli strilloni e dai cantastorie che riportavano fatti e romanzavano avvenimenti.

È un racconto vibrante e teso in cui i “quattro giusti” sembrano sempre un passo avanti, sembrano prevedere e anticipare ogni avvenimento, tenendo costantemente in scacco la polizia così come il lettore. Un gioiello assolutamente da riscoprire!

Edgar Wallace


Edgar Wallace, (Greenwich, Londra, 1875 – Hollywood 1932) scrittore inglese. Figlio illegittimo di attori, venne adottato da un pescivendolo, G. Freeman. Lasciata la scuola a dodici anni, dopo aver esercitato disparati mestieri, esordì come romanziere nel 1905 con il poliziesco “I quattro giusti” (The four just men), che ottenne un successo strepitoso; in pochi anni W. divenne uno dei re della letteratura di evasione. Guadagnò somme enormi, che sperperò puntigliosamente. Quando morì aveva appena terminato la stesura del soggetto di un film destinato a rimanere famoso: “King Kong”. Fino a oggi solo Simenon fa concorrenza al «fenomeno Wallace», per quanto riguarda l’abbondanza della produzione letteraria: circa 175 romanzi, e 15 drammi, senza contare articoli, reportages, conferenze. Il semplice schema di base dei suoi romanzi (derivante da quello dei feuilletons) è arricchito da un fitto intreccio di trame secondarie, con un effetto che è stato paragonato a quello del racconto favoloso. Tra le opere si ricordano la serie dei «Quattro giusti», dove creò la figura del «giustiziere»; il ciclo di “Mr. Reeder”, iniziato nel 1925, dove il detective è una convincente figura di impiegato londinese; “Il cerchio rosso” (The crimson circle, 1922); e uno dei capolavori nel genere della «camera chiusa», “L’enigma dello spillo” (The clue of the new pin, 1923).

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