I racconti del maggiore




Le prime indagini

di Aldo Morosini

nell’Africa Orientale Italiana


Sinossi. Massaua, 1938. Morosini è a cena con i vecchi amici Ragazzoni, Morandi e l’avventuriero francese Henry de Monfreid. Sollecitato a raccontare le sue prime esperienze africane, il maggiore torna con la memoria al 1933-34, quando era appena arrivato dall’Italia a Massaua, e racconta le sue prime indagini in terra d’Africa. I quattro racconti “Le rondini di Taùlud”, “Missione Àssab”, “L’elefante di giada” e “Il fantasma del porto” narrano le prime inchieste di Morosini giovane: fanno la loro prima apparizione i luoghi (in particolare Massaua), i personaggi (Barbagallo, Tesfaghì) e le situazioni dei territori coloniali che poi hanno caratterizzato tutti i romanzi della serie. Gli ultimi due racconti, “Tutta colpa del gatto” e “L’uomo con la valigia”, invece, sono ambientati tra il 1935 e 1936, per così dire negli interstizi dei romanzi già pubblicati: un omicidio all’ombra dell’OVRA e un viaggio in treno da Asmara a Massaua, in cui Morosini, Barbagallo e Tesfaghì s’imbattono in un uomo, in fuga da chissà che cosa, che per paura e agitazione commetterà un errore fatale.


Autore: Giorgio Ballario

Editore: Edizioni del Capricorno

Genere: Noir

Pagine: 224

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Aldo Morosini è diventato maggiorenne, visto che il suo esordio narrativo è del 2008 con il romanzo “Morire è un attimo” e per l’occasione Giorgio Ballario festeggia l’anniversario con una raccolta di racconti intitolata “I racconti del maggiore” che fanno luce sull’arrivo del capitano Morosini in Eritrea nel febbraio 1933 e sulle sue prime inchieste con l’incontro dei suoi fedeli aiutanti, il maresciallo Barbagallo e il sciumbasci Tesfaghì.

In “Morire è un attimo” Morosini deve indagare sulle misteriose decapitazioni di alcuni coloni italiani che sembrano a prima vista dovute a predoni locali.

Con acume e scaltrezza Morosini spinge invece la sua attenzione sull’eterogenea comunità italiana e in particolare su una compagnia teatrale appena arrivata in Eritrea.

I quattro racconti inediti, completati da altri due già pubblicati in altre raccolte, rappresentano il giovane ufficiale che approda in un mondo nuovo, completamente diverso da quello in cui era cresciuto, ricco di varietà e crogiolo di razze, etnie e religioni, ambiente unico in cui si incontrano anche climi, habitat e regioni geografiche molto differenti.

“Mi affascinava quel mondo sconosciuto e del tutto indecifrabile ai miei occhi di italiano, di europeo, di uomo bianco. Avevo imparato a capire alcune parole di tigrino e tigré, le due lingue autoctone parlate in Eritrea, e persino molti termini arabi assai diffusi lungo la costa e in tutta l’area del Mar Rosso. Però in buona sostanza continuavo a sentirmi un estraneo, tagliato fuori da un mondo antico e contorto nel quale noi italiani eravamo gli ultimi arrivati, dopo secoli di altre dominazioni. Nel corso del tempo a Massaua si erano infatti alternati gli arabi seguaci del profeta Maometto, i portoghesi, le truppe ottomane, gli anglo-egiziani e persino un avventuriero svizzero, tal Werner Munzinger, che a fine Ottocento era diventato governatore per conto del Cairo.”

In questa riflessione, tratta da “Il fantasma del porto”, si riverbera tutto il fascino della serie di libri che con “I racconti del maggiore” conta otto volumi, un vero e proprio universo narrativo dove l’integrità morale del maggiore Morosini si scontrerà con interessi economici e politici molto pressanti ma che vedrà sempre l’ufficiale affrontare le avversità a testa alta e con una dignità, un senso dell’onore e un’umanità impareggiabili.

Una cena con alcuni amici e commilitoni offre l’occasione al maggiore Morosini per narrare il suo arrivo a Massaua con grandi interrogativi sulla sua nuova destinazione e con le prime difficoltà con il clima africano.

Continuavo a sentirmi a disagio, perché persino alle nove di sera il caldo mi sembrava insopportabile. Le cime delle palme si muovevano appena sotto un refolo fresco che spirava dal mare, ma tra le vie della città vecchia ristagnava un’afa densa di odori per me del tutto nuovi, non sempre piacevoli,”

L’espediente narrativo che consente al maggiore di rievocate le prime avventure africane mi ricorda i bivacchi notturni di Tex Willer e dei suoi pards dove il ranger racconta il suo passato, un momento molto amato dai tantissimi appassionati dei fumetti Bonelli e del resto Giorgio Ballario ha affermato in un’intervista che “per molti italiani degli anni Venti e Trenta l’esperienza coloniale è stata paragonabile al mito della frontiera americana, per certi versi era il nostro Far West 

Diversamente da diverse serie, il ciclo del maggiore Morosini svaria nelle trame e nella vasta geografia eritrea, per cui ogni sua indagine è nuova e non si legge sempre la stessa storia e in questa raccolta, nel racconto “Missione Àssab ” affronta un’indagine nella lontana località meridionale di Àssab  che “si trovava in fondo al deserto della Dancalia, uno dei luoghi più caldi e inospitali del mondo.” dove deve sgominare un grumo di malaffare che risiede nella locale guarnigione dell’Arma.

“I racconti del maggiore” fornisce nuove tessere per conoscere ancora meglio uno dei personaggi più originali del noir italiano, lontano da stereotipi e da situazioni viste e riviste sino alla noia e mette in grande evidenza come protagonista l’Eritrea, prima colonia italiana che con il suo ruolo di ponte tra Africa e Asia, tra nord e sud diventa un ambiente multiculturale di grande seduzione che trasmette il Mal d’Africa anche a chi non c’è mai stato.

Giorgio Ballario cesella con bravura ogni personaggio che popola i suoi romanzi e racconti, dando loro una profondità psicologica che rendono le inchieste di Morosini superiori al livello medio del genere, non tacendo crimini e malefatte dei nostri connazionali, come scrive proprio in “Morire è un attimo”:

 “Dalla madrepatria affluiva una fiumana di giovani di belle speranze, padri di famiglia in cerca di salario migliore, impiegati pubblici desiderosi di far carriera, militari ambiziosi o in punizione, commercianti dinamici e mercanti senza scrupoli o con gli ambienti giusti a Roma, missionari coraggiosi e pretini incapaci spediti a farsi le ossa in Africa. E ancora avventurieri di ogni risma, sognatori romantici, universitari dei GUF sbarcati in Eritrea per rifondare l’impero, facinorosi alla ricerca di un sistema legale per menare le mani, idealisti e donne di facili costumi, ragazze di buona famiglia in cerca di marito e papponi, teorici dell'”Uomo nuovo” fascista e insegnanti precari alla ricerca di una qualsiasi cattedra”.

Nel racconto “Il fantasma del porto” una donna eritrea denuncia ai carabinieri che la sua casa è infestata dai fantasmi e anche se dapprima viene presa per pazza, in seguito Morosini le concede fiducia e indagando sui supposti fantasmi individua e reprime una banda di contrabbandieri italiani e yemeniti.

Le trame sono interessanti e ben costruite ma il fascino maggiore, per me, è dato dai tanti scorci di un angolo di mondo raffigurato con grande aderenza storica, scenario incantato dove le storie individuali si intrecciano con la grande Storia.

Acquista su Amazon.it: 

Giorgio Ballario


Torinese, giornalista a La Stampa, ha pubblicato racconti in antologie noir, tra cui, per Edizioni del Capricorno, Porta Palazzo in noir (2016), Il Po in noir (2017), Montagne in noir (2018). Per Edizioni del Capricorno ha pubblicato Le nebbie di Massaua (2018), Morire è un attimo, Una donna di troppo, Le rose di Axum, Intrigo ad Asmara (2020), appartenenti al ciclo “coloniale” noir del maggiore Morosini, Il destino dell’Avvoltoio (2017), Torino non è Buenos Aires (2020), Niente di personale (2021) e Il tango dei morti senza nome (2022) nella collana Piemonte in Noir