James Grady

Sinossi. Quando l’agente della CIA Malcolm rientra in ufficio dopo una pausa, trova i suoi colleghi morti, crivellati da colpi di arma da fuoco. Una strage terribile, e insensata: nella Sezione 9 del Dipartimento 17, infatti, Malcolm era stato assunto solo per leggere e schedare romanzi gialli. Un lavoro tranquillo, da semplice impiegato, che quel giorno cambia irreparabilmente. Malcolm, nome in codice Condor, diventa un bersaglio, al centro di una caccia senza esclusione di colpi che coinvolge CIA, FBI, polizia e killer espertissimi: Condor sa evidentemente qualcosa di troppo. Ed è entrato nel mirino di qualcuno che non lo lascerà andare facilmente.
Traduttore: Argia Micchettoni
Editore: Rizzoli
Genere: Mystery, Spy-Story
Pagine: 209
Anno edizione: 1975
Recensione
di
Claudio Pinna
Considerato, a ragione, uno dei romanzi che hanno rivoluzionato la narrativa di spionaggio I sei giorni del Condor è un libro a suo modo sorprendente, e che deve essere annoverato tra i capolavori del genere.
A mio parere, gli elementi che rendono davvero notevole questo libro sono due: gli aspetti che riguardano la CIA e la visione politica del romanzo.
Partiamo dal primo.
James Grady, attraverso una quantità relativamente importante, ma non noiosa, di informazioni, rende noto al lettore come sia organizzata la Agency, quali siano le sezioni in cui è divisa, quale l’importanza per gli Stati Uniti.
Attraverso il Condor, Grady ci svela che il lavoro più voluminoso che l’intelligence statunitense compie non è tanto sul campo, quanto nei propri uffici. Ci fa sapere quali meccanismi vengano attivati in caso di crisi e, soprattutto, che riuscire a distinguere i buoni dai cattivi, all’interno di un sistema basato sull’informazione, sul depistaggio, sulla segretezza, può essere oltremodo difficile.
Il secondo elemento che fa del Condor un romanzo eccezionale è la visione politica, il punto di vista su come i giochi di potere e di sicurezza globale siano una questione estremamente fragile. Bisogna tenere grandemente in considerazione che il libro è stato scritto e pubblicato proprio all’indomani dello scandalo Watergate, con tutto ciò che questo ha significato e significherà per la storia degli Stati Uniti (e non solo).
Il romanzo racconta la storia di Malcolm, un dipendente della CIA che lavora come lettore di romanzi mystery. Dalla lettura di tutto quello che viene pubblicato, la CIA riesce a trarre, tramite il lavoro di agenti proprio come Malcolm, informazioni di vitale importanza per sventare attentati in preparazione o per cercare di sapere che cosa bolle in pentola.
La storia prende il via quando tutta la sezione di Malcolm viene uccisa mentre lui si trova per puro caso fuori, perché è stato incaricato di comprare il pranzo per tutti.
Da qui parte una duplice storia, che da un lato racconta della caccia all’uomo da parte degli assassini, che vogliono eliminare Malcolm, unico superstite a un lavoro che doveva essere pulito e senza intoppi; dall’altro lato ci sono le vicende dello stesso Malcolm, che dovrà scoprire chi ha ucciso tutti i membri della sua sezione e soprattutto perché.
La scrittura di James Grady è caratterizzata da una narrazione ritmata, tesa, che non lascia spazio ai fronzoli, ma va al sodo, obbligando il lettore a domandarsi come Malcolm, quello che in fondo non è altro che un topo da biblioteca, potrà mai sopravvivere a una tale situazione e risolvere il mistero che lo circonda.
Grande elemento di spicco, qui parte integrante del fascino del romanzo stesso, è la presenza di informazioni che non sono strettamente funzionali alla narrazione degli eventi in sé, ma portano il lettore alla conoscenza dell’organizzazione della CIA, dei meccanismi che la regolano, delle gerarchie, dei regolamenti, delle logiche dell’Agency.
Impossibile, quando si parla di questo bel libro, non fare riferimento alcuno al film di Sydney Pollack con protagonisti Robert Redford e Faye Dunaway.
Devo ammettere che, anche se l’ossatura principale, l’idea alla base del romanzo, è rispettata dal film, le differenze sono tali e tante, compreso il finale, che la lettura del libro non viene rovinata dalla preventiva visione del film, né viceversa.
Le differenze sono tante, alcune notevoli, ma sia il lettore che lo spettatore hanno il conforto del fatto che alla sceneggiatura del film ha lavorato lo stesso Grady; per questo motivo credo che si possa tranquillamente sostenere che film e libro in questo caso non siano tanto in competizione, ma in cooperazione, e che garantiscano al lettore/spettatore, una prospettiva delle vicende narrate più completa e appagante di quanto non avvenga di solito, quando è il film o il libro a dominare la scena.
In questo caso, il consiglio migliore è di non stare a fare il gioco del se sia più bello il film o il libro, ma godere di entrambi in quanto tali.
Per finire, consiglierei questo libro a chi vuole avvicinarsi alla spy story, ma non ama James Bond: mi sembra una porta d’ingresso altrettanto valida, per innamorarsi di questo sottogenere del mystery.
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James Grady
(Shelby, 30 aprile 1949) è uno scrittore statunitense. Si è laureato presso la scuola di giornalismo all’Università del Montana nel 1974. Fin da piccolo è stato affascinato dalle novelle che la madre, impiegata presso la biblioteca della Contea, gli raccontava. Prima di raggiungere il successo, avvenuto all’età di venticinque anni con il bestseller I sei giorni del Condor, Grady ha svolto lavori più umili: da operaio a contadino. Nel 1971 trova lavoro presso il Senato degli Stati Uniti d’America trasferendosi a Washington. È stato giornalista di cronaca giudiziaria e sceneggiatore: ha adattato per il cinema e la televisione alcuni suoi romanzi di maggior successo. Ha sceneggiato, nel 1975, il film I tre giorni del Condor per la regia di Sydney Pollack e interpretato da Robert Redford e Faye Dunaway. Si è sposato con Bonnie Coldstein, un’ex agente privato, ed ha avuto due figli. Ha ricevuto in Francia il premio Grand Prix du Roman Noir nel 2001 ed in Italia il Premio Raymond Chandler nel 2003. Ultimamente ha ricevuto un ulteriore premio dagli studenti dell’Università del Montana. Ha lasciato definitivamente il lavoro presso il Senato e si è dedicato esclusivamente alla sua attività di scrittore raccontando, con maestria nei suoi romanzi, della politica illecita, della criminalità, dei traffici di droga e della vita carceraria. Ultimo suo romanzo è Mad Dogs. Attualmente vive con la famiglia a Washington.