IL CASO DEI CICCOLATINI AVVELENATI




Anthony Berkeley


Sinossi. Un pacchetto viene recapitato al Raimbow Club di Londra. È indirizzato a Sir Eustace Pennefather, uno dei soci, e contiene una scatola di cioccolatini, omaggio della famosa ditta di dolciumi Mason & Sons. Ma lo scorbutico Sir Eustace detesta i cioccolatini e così li regala a un altro membro del club, Graham Bendix, che ha appena perso una scommessa con la moglie la cui posta in palio era proprio una scatola di cioccolatini. Bendix torna a casa, li offre alla moglie, ne mangia un paio anche lui e, nel primo pomeriggio, esce. Poche ore dopo la donna muore. Avvelenata. Chi è stato? Scotland Yard non riesce a venire a capo dell’enigma e allora Roger Sheringham propone ai sei membri del Circolo del Crimine, di cui è fondatore e presidente, di provare a scoprire il colpevole. Tutti si cimentano nell’impresa e tutti arrivano a una conclusione: sei diverse soluzioni, sei diversi colpevoli, ma tutte assolutamente possibili.


Autore: Anthony Berkeley

Editore: Mondadori

Collana: I classici del giallo

Traduzione: Francesca Sintini

Genere: Giallo

Pagine: 166

Anno di pubblicazione: 1982

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Anthony Berkeley fu una figura centrale dell’età dell’oro del giallo classico sia perché ebbe l’idea di creare un sodalizio che raggruppasse i migliori giallisti dell’epoca, il Detection Club, sia perché propose un nuovo paradigma nelle trame dell’epoca, quello del detective che fallisce le sue deduzioni, memore della provocazione di Edmund Clerihew Bentley con il suo Philip Trent che escogita ottime deduzioni che però non hanno un esito felice.

I primi romanzi di Berkeley furono pubblicati anonimamente perché l’autore era mosso soltanto dal divertimento e dall’intenzione di parodiare i gialli polarizzati dalla stella polare della deduzione, che poi, come Peirce ha dimostrato, si trattava con più precisione di un’abduzione.

L’abduzione si fonda su un fatto singolo, che talora si presenta enigmatico, inspiegabile: l’osservatore lancia allora un ipotesi gettando azzardatamente nella realtà un’idea.

Nel suo primo giallo, “The Layton Court Mystery”, Cox inventa il personaggio dell’investigatore Roger Sheringham il quale, oltre a risolvere intelligentemente un omicidio camuffato da suicidio (si tratta di un tipico delitto della camera chiusa), mette in mostra una particolarità inconsueta nel suo ruolo; si rivela infatti un uomo violento e sgradevole.
Anche il secondo romanzo avente come protagonista Roger Sheringham “The Wychford Poisoning Case” del 1926 noto in Italia come “Il veleno di Wychford” fu pubblicato anonimamente o meglio presentato come scritto dall’autore di “The Layton Court Mystery”.

Questo romanzo fu ispirato al famoso omicidio Maybrick avvenuto a Liverpool nel 1889 e dimostra la grande capacità di Berkeley di immaginare diverse geniali plausibili soluzioni al casi esaminati. Piano piano le caratteristiche di Sheringham mutano e pur elaborando ben motivate abduzioni che sembrano decisive, alla fine si dimostrano solo pregevoli azzardi fallimentari tanto che nel romanzo  “Alta marea per Lord Peter” “Have His Carcase”di Dorothy Sayers, Lord Peter Wimsey stigmatizza il collega dicendo: “C’è il metodo di Roger Sheringham per esempio, tu provi con abbondanza di prove e dettagliatamente che A è l’assassino poi c’è il colpo di scena e alla fine si scopre che il colpevole è B, il primo sospettato che nel frattempo è stato quasi dimenticato…”

Il punto più alto della produzione di Anthony Berkeley Cox è sicuramente “Il caso dei cioccolatini avvelenati” dove ben sei membri del Crime Club, antesignano proprio del “Detection Club”, provarono a risolvere un caso che Scotland Yard non ebbe la possibilità di risolvere.

Una confezione di cioccolatini avvelenati viene inviata a Sir Eustace Pennefather, un dongiovanni impenitente, al suo club, il Rainbow. Sir Eustace li offre al suo consocio Graham Bendix perché non li apprezza e Bendix a sua volta li regala alla moglie Joan che quando li assaggia muore avvelenata.

La polizia non riesce a trovare il colpevole di un atto che sembra destinato a causare la morte di Sir Eustace e l’ispettore capo Moresby chiede l’aiuto di Roger Sheringham e degli altri cinque soci del club: “ Sul serio Moresby, senza mancare di rispetto alle vostre istituzioni, credo proprio che in questa stanza siano presenti più persone di solido genio criminologico che in qualsiasi altro luogo al mondo eccetto la Sûreté di Parigi.”

“Il club avrebbe dovuto contare tredici membri ma fino a quel momento solo sei avevano superato la prova, e questi sei erano presenti la sera in cui ha inizio questo racconto.

Erano: un famoso avvocato, una commediografa un po’ meno famosa, una brillante scrittrice di romanzi, il più intelligente, se non il più simpatico dei giallisti viventi, Roger Sheringham e Ambrose Chitterwick, che famoso non era: un omettino gentile, più sorpreso di trovarsi in quella compagnia di quanto lo fossero gli altri di averlo fra loro.”

Questi sei “armchair detective” prendono sul serio il compito e sviluppano autonomamente delle teorie investigative basate sui fatti e sulle deduzioni che però divergono completamente, indicando ognuno un colpevole diverso e un movente differente.

Tutti i soci del Crime Club prendono spunto da omicidi veramente avvenuti per cercare di sbrogliare questo caso davvero complicato ma anche se riescono a individuare uno snodo della vicenda, non hanno una visione d’insieme del complesso svolgimento dell’avvelenamento tranne l’ultimo competitore, il più insolito e inaspettato, che raccoglie ogni indizio e lo pone con cura nelle tessere giuste del puzzle.

Uno dei convenuti tesse addirittura un’ipotesi deduttiva che lo pone come indiziato principale proprio utilizzando gli indizi proposti, prima di dichiarare che era il modo per far capire l’inaffidabilità del metodo proposto.

L’intento demolitorio del canone deduttivo, tipico del giallo classico, sempre prefissato da Berkeley viene esplicitato dal personaggio del giallista Morton Bradley che afferma :

Col tempo potrei dimostrarvi con altrettanto convincimento che sono stati mandati dall’arcivescovo di Canterbury o dalla signora Robinson-Smithe che abita in Acacia Road o dal presidente degli Stati Uniti o da chiunque altro al mondo. (…) Si tratta di scegliere. Sapendo quali elementi lasciare e quali togliere, posso provare qualsiasi cosa. Lo faccio in tutti i miei libri e nessun critico ha mai protestato. Forse perché, nessun critico legge i miei libri.”

Questo concetto viene ribadito anche nel successivo “L’ultima tappa” (Jumping Jenny) del 1933: “Questo era il problema della polizieschi vecchio stile”’ disse Roger, in modo un po’ didattico. “Da ogni fatto veniva tratta solo una deduzione, ed era invariabilmente la deduzione giusta. I Grandi Detective del passato avevano certamente fortuna. Nella vita reale si possono trarre cento deduzioni plausibili da un solo fatto, e sono tutte ugualmente sbagliate.’“

Tutte le soluzioni proposte nel caso dei cioccolatini avvelenati sono estremamente logiche ma, tranne una, sono tutte sbagliate perché, come affermava Friedrich Nietzsche, “non esistono i fatti ma solo le interpretazioni” e, come spiega chi sbroglia il groviglio nell’esposizione finale. “E’ evidente che la soluzione offerta da ogni membro, riflette, per così dire, le particolari caratteristiche di pensiero e carattere di quella persona.”

Il romanzo è uno sviluppo e ampliamento di un racconto di Berkeley “The Avenging Chance”, dove Sheringham risolve effettivamente il caso, la cui soluzione viene ripresa in “The Poisoned Chocolates Case” ma in questa riproposizione risulta errata

Quasi a rimarcate la continua possibilità di interpretare la prove Christianna Brand nel 1979 trovò una soddisfacente settima spiegazione e nel 2016 Martin Edwards, attuale segretario del Detective Club, escogitò un’ulteriore soluzione.

“Il caso dei cioccolatini avvelenati” ha sempre affascinato critici e lettori attratti dai colpi di scena e dai ribaltamenti di prospettiva della trama e mentre Julian Symons lo definì “una delle più stupefacenti storie tranello nella narrativa gialla” mentre Howard Haycraft nel suo fondamentale saggio “Murder for Pleasure” lo identifica come un autentico libro di testo della letteratura poliziesca.

L’arrivo di Roger Sheringham portò una ventata d’aria fresca nella scena del giallo inglese” scrive il critico statunitense, vincitore del premio Edgar.

L’importanza del giallo di Anthony Berkeley è data dall’attenzione data alla fallibilità umana nel quadro di una narrativa che vedeva un detective perfetto che da alcune tracce individuava senza errore il colpevole e questa intenzione è avvalorata dal sottotitolo che volle dargli, “Una detective story accademica”.

Penso sia possibile scrivere in giallo un cui il detective venga raffigurato come un essere umano” scrisse Edmund Clerihew Bentley, autore di un classico del genere in cui l’investigatore sbaglia la soluzione e Berkeley, come anche Dürrenmatt diversi anni dopo nel suo splendido “La promessa”, smitizza la perfezione della deduzione logica, perché “un fatto non può ‘tornare’ come torna un conto, perché noi non conosciamo mai tutti i fattori necessari, ma soltanto pochi elementi per lo più secondari.”

In seguito questo espediente narrativo fu ripreso anche da Leo Bruce in “Un caso per tre detective” dove tre investigatori modellati sui personaggi di Lord Peter Wimsey, Hercule Poirot e padre Brown si trovano a indagare su un omicidio, sbagliando le loro pur convincenti teorie, mentre il modesto sergente Beef riesce a risolvere il caso.

Secondo Martin Edwards, uno dei più competenti critici di mystery, “Nel pantheon della “detection fiction”, non c’è niente come “Il caso dei cioccolatini avvelenati”, vera e propria pietra miliare del genere.

Anthony Berkeley


Anthony Berkeley Cox – nome completo dell’inglese Anthony Berkeley – è un autore inglese. Dopo un inizio come giornalista e scrittore umoristico, esordisce nella narrativa poliziesca nel 1925 con The Layton Court Mystery (Uno sparo in biblioteca – I bassotti Polillo n. 121), un omaggio al padre, grande appassionato di gialli. Il suo personaggio per eccellenza è il detective dilettante Roger Sheringham, che comparirà in dieci romanzi e due racconti, il più famoso dei quali è The Avenging Chance (1925, Il caso vendicatore) che fornì lo spunto per il celeberrimo The Poisoned Chocolates Case (1929, Il caso dei cioccolatini avvelenati – I bassotti Polillo n. 5). Tra i romanzi più significativi vanno ricordati The Second Shot (1930) e Trial and Error (1937). Nella sua produzione si contano le opere firmate come Francis Iles. Malice Aforethought (1931, L’omicidio è un affare serio – I bassotti Polillo n. 14) e Before the Fact (1932, Il sospetto, da cui Hitchcock trasse l’omonimo film) introdussero un taglio molto più moderno nella letteratura gialla. Pseudonimo anche utilizzato: A. Monmouth Platts. Nel 1939, dopo la pubblicazione di As for the Woman, l’autore cessò la sua attività letteraria, limitandosi a quella di critico per il Sunday Times. Il motivo della sua decisione non fu mai chiarito, anche se all’epoca si parlò di un’eredità. Del resto lui l’aveva sempre detto: «Quando troverò qualcosa che mi renderà di più delle detective stories, mi dedicherò a quello».