IL CASO GARLASCO




‎ Verità sotto processo


Sinossi. Sono passati oltre 18 anni dal delitto di Garlasco, e l’indagine è ancora in atto. Alberto Stasi è stato condannato, e oggi ha lasciato definitivamente il carcere. Nuove analisi genetiche, intercettazioni, documenti e anomalie investigative riaccendono i riflettori su Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi. L’Italia ha il fiato sospeso: come può esserci un nuovo indagato quando un altro uomo è già stato riconosciuto colpevole dalla giustizia? Cosa accade quando una verità processuale inizia a mostrare crepe inattese? Quando la morbosità collettiva assume contorni irrazionali, quando un caso di omicidio diventa uno specchio mediatico, sociale, relazionale, allora il giornalismo investigativo può intervenire e aiutare a dipanare una matassa di fatti e implicazioni che hanno bisogno di analisi, rigore, riflessione. Rita Cavallaro ricostruisce gli sviluppi più recenti del caso Garlasco tra errori, omissioni, depistaggi e rapporti controversi nel tentativo di svelare uno dei misteri più discussi d’Italia.


Autore: Rita Cavallaro

Editore: Baldini e Castoldi

Genere: True Crime

Pagine: 252

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Manuela Capotombolo


«L’elefante nella stanza di Garlasco, fin dal primo momento in cui la Procura di Pavia ha riaperto l’inchiesta contro Andrea Sempio, è la corsa disperata, con ogni arma e mezzo, per fermare il cammino per la verità…» (citato a pag. 239).

Ha ventisei anni Chiara Poggi, una laurea appena conseguita e una vita che sta prendendo la forma desiderata, quando la mattina del 13 agosto 2007 il suo futuro si ferma per sempre nella villetta di famiglia, a Garlasco, in provincia di Pavia. 

Nata il 13 febbraio 1981, la sua scomparsa segna l’inizio di una delle vicende giudiziarie più complesse della cronaca nera italiana. 

L’omicidio sconvolge immediatamente l’opinione pubblica e trasforma un tranquillo centro della pianura padana nel teatro di un enigma giudiziario senza precedenti.

Per anni il caso sembra trovare una conclusione definitiva. Processi, sentenze, perizie, ricorsi e ricostruzioni portano all’individuazione di un colpevole: Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi.   Eppure, mentre il tempo passa, dubbi, anomalie, zone d’ombra continuano ad alimentare il dibattito. 

«Io non sono in grado di dire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi.»  – Oscar Cedrangolo, sostituto procuratore generale della Suprema Corte che rappresentava l’accusa (dalla requisitoria finale, citato a pag. 33)

Ma cosa accade quando una verità processuale, ritenuta incrollabile per anni, viene incrinata dall’emergere di nuovi elementi?

È da questo interrogativo che prende forma Il caso Garlasco. Verità sotto processo di Rita Cavallaro. La giornalista affronta una storia apparentemente già raccontata infinite volte scegliendo però una prospettiva ben precisa: non quella del clamore mediatico, bensì quella rigorosa delle carte, dei verbali, delle perizie e delle nuove ricostruzioni emerse nel corso degli ultimi sviluppi investigativi. 

Fin dalle prime pagine appare evidente come il focus dell’opera travalichi il singolo delitto per analizzare il delicato e spesso conflittuale rapporto tra giustizia, informazione e opinione pubblica.

Negli anni, infatti, il caso Garlasco è diventato molto più di un’indagine per omicidio. Attorno alla tragedia si sono stratificate ricostruzioni divergenti, battaglie tra consulenti, confronti tra esperti, scontri giudiziari e mediatici che hanno spesso finito per oscurare la figura stessa della povera Chiara. 

Rita Cavallaro ricostruisce questo lungo percorso con uno stile rigoroso e documentato, riportando il lettore all’interno dei verbali e delle indagini scientifiche.

Più che la complessità tecnica dei rilievi, a colpire è la velocità con cui determinate ipotesi, si trasformano, nell’immaginario collettivo, in convinzioni inattaccabili. 

È impossibile «spiegare un atto più illogico e incongruente dello scambio dei pedali», affermano gli investigatori dell’Arma. (Citato a pag. 89).

Eppure, il libro mostra come il dubbio, in una democrazia e in uno Stato di diritto, non rappresenti una debolezza, bensì uno strumento indispensabile della ricerca della verità. 

Le pagine dedicate alle nuove indagini aprono scenari che il pubblico conosce spesso soltanto attraverso titoli sensazionalistici o dibattiti televisivi. Qui, invece, ogni elemento viene inserito nel proprio contesto, consentendo al lettore di comprendere non soltanto cosa sia accaduto, ma perché determinate piste abbiano acquisito nuova rilevanza.

Particolarmente interessante è la riflessione sulle conseguenze umane che accompagnano ogni errore, omissione o decisione giudiziaria. Dietro fascicoli, sentenze e conferenze stampa esistono persone reali: una vittima che non può più raccontare la propria storia, un condannato, un nuovo indagato, e professionisti chiamati a sostenere il peso delle proprie scelte. 

Il caso Garlasco diventa così uno specchio attraverso cui osservare qualcosa di più grande: la fragilità dei meccanismi con cui una società costruisce le proprie certezze e la difficoltà di metterle in discussione quando nuovi elementi impongono di farlo. 

Il libro non pretende di fornire risposte definitive, né di imporre una verità alternativa. Al contrario, invita il lettore a confrontarsi con una realtà molto più scomoda: quella in cui domande possono essere più numerose delle risposte e in cui la ricerca della verità richiede pazienza, rigore e la disponibilità a rimettere tutto in discussione.

Il caso Garlasco. Verità sotto processo è una cronaca accurata, documentata e appassionante, capace di raccontare non soltanto uno dei più celebri casi giudiziari italiani, ma anche il difficile equilibrio tra verità processuale, informazione e giustizia.

Un libro che non alimenta il sensazionalismo, ma lo smonta pezzo dopo pezzo. Un’indagine dentro un’indagine che costringe a riflettere su quanto sia complesso distinguere i fatti dalle narrazioni costruite attorno ad essi. 

Perché a distanza di quasi vent’anni, la domanda più importante continua a essere la stessa: non quale sia la verità che preferiamo credere, ma quale sia la verità che siamo disposti ad accettare quando emerge dalle prove. 

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Rita Cavallaro


calabrese di nascita e romana d’adozione. Dopo la formazione classica e la laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma, entra nel mondo del giornalismo. La sua prima esperienza professionale è all’agenzia di stampa Adnkronos. Successivamente approda al quotidiano Libero, fondato da Vittorio Feltri, dove la sua firma si lega ad alcuni tra i più importanti casi di cronaca nera e giudiziaria italiani: dal delitto di Avetrana a Mafia Capitale, dalla strage di Erba all’inchiesta sul cosiddetto Sistema Siracusa, fino al caso Garlasco. Attualmente lavora per Il Giornale sotto la direzione di Tommaso Cerno. Ha pubblicato cinque libri ed è stata insignita, tra le altre onorificenze, di quattro premi internazionali per il giornalismo d’inchiesta. Tra le sue passioni figurano il canto e la musica. Nel 2024, per Baldini e Castoldi, ha pubblicato insieme a Brunella Bolloli Il Verminaio. L’inchiesta sui dossier dell’Antimafia.