Il doppio diverso




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Silvia Mancini

Editore: 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Genere: giallo

Pagine: 124

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Una serie di delitti particolarmente efferati scuote il quartiere parigino del Marais. Le vittime, tutti uomini, vengono orribilmente mutilate e non sempre uccise, ma ridotte a poveri resti, privati in genere della lingua e dei genitali. È chiaro fin da subito che i crimini sono allestiti secondo una vera e propria messinscena. Ma c’è un particolare inquietante, e inspiegabile: alle prime vittime vengono anche incisi dei numeri romani sulla parte interna di un braccio. Il caso è affidato ai detective Paul Bonnet ed Eloise Muller, ma tra il veterano e la bella e promettente nuova leva i rapporti sono subito tesi. La logica deduttiva di Bonnet si scontra con la capacità di vedere oltre le apparenze della giovane detective. E le crudeli esecuzioni continueranno, riservando un finale sorprendente e drammatico.

 

Recensione

Una Parigi sfocata è l’ambiente in cui vediamo svolgersi l’azione. Fin dall’inizio appare chiaro che un serial killer ha iniziato la sua attività nella capitale francese. Il suo rituale consiste nel mutilare le vittime e nel costruire una scena del delitto che prevede uno schema ben preciso. Quale sarà la pista da seguire? Incaricati di condurre le indagini sono due investigatori della polizia, Paul Bonnet e la sua giovane collega Eloise Muller.

Eloise ha una personalità complessa e ha spesso visioni a metà tra il ricordo di eventi passati e la fantasia. La chiave dei misteri si svelerà un po’ per volta proprio attraverso queste visioni che riportano Eloise all’infanzia e ai traumi da lei subiti. Come accade sempre nei gialli, non tutto è ciò che appare.

La passione dichiarata dell’autrice è il cinema e risulta molto evidente la sua esperienza in fatto di scripting. Il testo infatti è molto breve e si nota subito la sua derivazione da una sceneggiatura. Trama, dialoghi, descrizioni sono tutti ridotti all’osso e condensati in un susseguirsi di poche sintetiche frasi che servono a dare indicazioni su come si muovono i personaggi, quali sono i loro stati d’animo, qual è l’ambiente circostante. L’impressione è quella di trovarsi dietro a una telecamera che segue passo passo quel che accade sul set, vedendo il testo dal punto di vista molto particolare del regista.

L’intreccio è interessante e il profilo del serial killer e il suo modus operandi sono una buona partenza per farlo diventare un thriller di effetto. Il lavoro meriterebbe di essere sviluppato e allungato, dando più spazio e più respiro a protagonisti, conversazioni, descrizioni in modo da renderlo più coinvolgente anche dal punto di vista della lettura che trova la sua conclusione in un tempo troppo breve.

Un libro che potrebbe essere gradito agli appassionati di cinema che riescono a trasformare le parole in immagini che scorrono veloci come in un film.

 

A cura di Cristina Bruno

http://fabulaeintreccio.blogspot.com

 

 

Silvia Mancini


Silvia Mancini: è nata a Firenze. Fin da piccola appassionata di musica, si è poi dedicata al sassofono, suonando con il gruppo “Funk Lab” in locali italiani e parigini. Laureata in Economia e Commercio, ha aperto uno studio d’arte con una pittrice, ma ben presto ha scoperto il cinema presso la scuola Anna Magnani di Prato, dove ha vinto il primo premio di fine anno per il miglior cortometraggio. Del 2012 è il suo primo lungometraggio. Aspettando un produttore coraggioso, ha trasformato la propria sceneggiatura in un romanzo: ecco nato Il doppio diverso.

 

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