Il folle




Henning Mankell


Sinossi. La Seconda guerra mondiale è finita da poco. Bertil Kras, cresciuto con la madre e la foto di un marinaio che non ha mai conosciuto, fa il corriere in bicicletta a Stoccolma. Da un giorno all’altro decide di lasciare tutto e, in cerca di fortuna, si avventura a nord, dove in un piccolo comune del Norrland trova lavoro in una segheria. Un posto con un’eredità ingombrante, perché nei boschi vicini fino a poco tempo prima c’era un campo di prigionia destinato a comunisti, sindacalisti, anarchici, persone che, in nome della sicurezza del paese, dovevano essere messe a tacere. Una prigione a cielo aperto smantellata in fretta e furia solo dopo la sconfitta della Germania e per cui i responsabili, complici dei nazisti, non hanno mai pagato. Quando in un freddo giorno di gennaio la segheria brucia, l’intera comunità sospetta che ad averle dato fuoco sia stato proprio Bertil. Perché Bertil è un uomo mite e un comunista. Perché Bertil viene da fuori. Perché Bertil, quindi, è il colpevole perfetto. Con il tacito consenso di tutti, comincia una sottile caccia all’uomo e accanto a Bertil rimane solo Margot, la donna di cui è innamorato. Ma per quanto ancora?


Autore: Henning Mankell

Editore: Marsilio

Traduzione: Alessandro Borini

Genere: Narrativa moderna e contemporanea

Pagine: 480

Anno di pubblicazione: 2025

 Recensione

di

Marina Toniolo


Se ne sta seduto lì, come una macchia indistinta e torbida, in un momento in cui il folkhemmet, la casa del popolo, il modello svedese caratterizzato da uguaglianza e inclusione, prende un respiro profondo prima dell’avvio della grande edificazione del welfare degli anni Cinquanta’.

Scritto da un Mankell ventinovenne nel 1977, ‘Il folle’ è un noir che si deve leggere per l’acuta analisi sociale svedese nel secondo dopoguerra. Un paese caratterizzato da presunta neutralità ma che non ha impedito ai politici filonazisti di costruire campi di internamento nelle remote regioni del Nord e di spedire omaggi preziosi in Germania.

È di un uomo la voce narrante dei primi capitoli: una persona che all’epoca del folle era giovane e che ora, nella maturità, torna nella città natale per conoscere e raccontare la storia del campo e di Bertil Kras, arrivato da Stoccolma nel 1947. La cittadina del Norrland è glaciale, splende sotto il sole invernale e si affloscia sotto lo spesso manto di neve.

La immagino come un luogo cupo, sperduto in una valle, circoscritto da fitte foreste. Anche gli abitanti sono cupi, vincolati gli uni agli altri dal potere economico, dal crescente benessere della ripresa. Diffidenti e aspri, accolgono con fatica Bertil quando trova lavoro nella segheria appartenente a Rader, fervente nazista.

Bertil è un comunista, un ragazzo mite e una vittima del destino. La segheria brucia dolosamente e Rader viene trovato morto. Il commissario Lönngren, colui che ha istituito il campo dove hanno internato tutti quelli politicamente pericolosi in tempo di guerra, dovrebbe indagare. Ma è un uomo pavido, un pessimo poliziotto e risulta molto più semplice dare la colpa al forestiero piuttosto che indagare seriamente.

Se solo i crimini potessero svanire nel nulla, pensò. In fondo, tutto il resto può sparire. Persone. Vestiti. Auto. Tutto. Spesso spariscono anche i colpevoli e le vittime. Persino le armi del delitto. E allora perché non può sparire anche il crimine stesso?’

E’ Bertil che ne paga le conseguenze, vittima delle maldicenze e delle falsità. L’unico suo appiglio è la quiete di casa rappresentata da Margot e da sua figlia Rubino, ma non è una situazione semplice: anche i suoi amici di partito si mostrano stanchi, dubbiosi e insicuri del futuro. Qui si presenta, a mio avviso, lo spirito dell’autore nelle parole di Bertil:

‘…dimentichiamo troppo facilmente che ci siamo gli uni per gli altri, dimentichiamo la solidarietà e ci muoviamo come ombre grigie e infelici.’ La vicinanza è, quindi, l’unico antidoto ad una società che ci vuole spenti e addomesticati.

Cosa rimane dopo aver letto ‘Il folle’ di Mankell?

La certezza di aver intrapreso un viaggio senza ritorno, di aver passeggiato attraverso le tenebre dell’animo umano scivolando sul ghiaccio della strada. Neanche la luce intensa dell’incendio della segheria è riuscita a spazzare la coltre che sovrasta quelle persone. Bertil è il capro espiatorio.

È la strega a cui si dà la caccia. È colui che si prende carico dei crimini commessi da altri. È la vittima delle circostanze. È il folle che reagisce alle ingiustizie.

La scrittura di Mankell, asciutta e sicura, è densa di pensieri politici. La traduzione in italiano ne accentua le peculiarità con i passaggi dal presente al passato a seconda di ciò che l’autore vuole evidenziare. Per chi ama il commissario Wallander questo noir, mai edito in Italia prima d’ora, non può essere indifferente, anzi, è doveroso.

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Henning Mankell


Henning Mankell (1948-2015) è stato uno scrittore e regista teatrale. Ha vissuto tra la Svezia e il Mozambico, dove ha diretto il teatro Avenida, a Maputo. Ha ‘ reato la fortunatissima serie del commissario Wallander, pubblicata in molti paesi. In traduzione italiana si contato, tra gli altri: ‘Stivali di gomma svedesi’ (2016), il giallo ‘Il ritorno del maestro di danza’ (2010), il romanzo ‘Scarpe italiane’ (2008), i romanzi di ambientazione africana ‘Comédia infantil’ (2001) e ‘Il figlio del vento’ (2002), e il libro testimonianza ‘Io muoio, ma il ricordo vive. Un’altra battaglia contro l’Aids’ (2005).
Tra i suoi ultimi romanzi pubblicati in Italia per Marsilio: ‘Il cinese’ (2009), ‘L’uomo inquieto’ (2010), ‘Ricordi di un angelo sporco’ (2012), ‘La mano’ (2013), ‘L’occhio del leopardo’ (2014). Sempre nel 2014, esce per Marsilio la raccolta ‘GialloSvezia. Racconti inediti dei maestri del giallo svedese’, in cui, tra gli altri, appare il suo racconto ‘Un incontro improbabile’, scritto con Håkan Nesser. Sempre per Marsilio è uscito ‘Sabbie mobili’, un libro che raccoglie la sua profonda visione della vita e della morte, nato nei lunghi mesi della malattia che lo ha portato alla morte nell’ottobre 2015. Nel 2017 esce ‘Le ragazze invisibili’. Tra i riconoscimenti internazionali al suo lavoro, ricordiamo The Academy of Swedish Crime Writers’ prize per ‘Faceless Killers’ (1991); Scandinavian Crime Society prize, The Glass key, per ‘Faceless Killers’ (1991); The Academy of Swedish Crime Writers’ prize per ‘Sidetracked’ (1995); the British Crime Writers’ Association prize, the Golden Dagger, per ‘Sidetracked’ (2001); e, nel 2013, il Raymond Chandler Award, premio letterario istituito da Irene Bignardi nel 1996 in collaborazione con il Raymond Chandler Estate dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere.

A cura di Marina Toniolo 

https://ilprologomarina.blogspot.com/