Sebastiano Martini
Sinossi. Orlando Ferrero soffre di acufene, un disturbo che gli rende insopportabili i rumori della vita quotidiana. In un mercatino dell’usato di Trieste, città che inizia a frequentare grazie al suo lavoro da agente immobiliare, si imbatte in un venditore ambulante che gli propone l’acquisto di un paio di vecchie cuffie con il cavo tagliato, presentandole come “un rimedio contro il frastuono del mondo”. Orlando declina con diffidenza ma quell’incontro lo scuote profondamente, come anche leggere sul giornale della morte di un amico di gioventù. Le circostanze dell’accaduto sembrano lasciare spazio a dubbi ed è così che un episodio riaffiora nella memoria… Un romanzo sulle coincidenze del caso, sul sentimento di inadeguatezza che ognuno di noi conosce.
Autore: Sebastiano Martini
Editore: Voland
Genere: Narrativa
Pagine: 120
Anno di pubblicazione: 2025
Recensione
di
Sabrina Russo
“Che rumore fa il senso di colpa? È un boato improvviso, un fragore assordante, un urlo che paralizza, una deflagrazione; è un sussurro nelle orecchie, un bisbiglio, il ronzio di un insetto che non si decide a pungere…”
Ci sono periodi, momenti o attimi della nostra vita che releghiamo in angoli bui della memoria.
Risultano nascosti, coperti da un velo impercettibile che li sottrae alla vista.
Eppure sono lì. Sono reali. Sono esistiti in un modo talmente vivido e profondo da risultare impossibile che a, un certo punto, se ne sia perso completamente il ricordo. Resta il nulla, il vuoto assoluto.
Finché non succede qualcosa: una notizia, un riferimento, un aneddoto capace di riportare tutto a galla, a ricordarci come quel ricordo fosse sempre stato lì, non se ne fosse mai realmente andato.
Simone e Orlando erano amici. Lo sono stati per circa un anno, in cui hanno condiviso la Vespa, le serate tra amici, la scuola, la musica, le risate e una settimana di vacanza a Cogoleto, nella casa che ogni anno affittavano i genitori di Orlando. Una bella amicizia, che grazie al tempo trascorso insieme, ha visto farsi strada confidenze, chiacchiere, momenti di spensieratezza.
Finché una serata cominciata come tante altre, finirà in modo inaspettato per Simone, al punto da segnare in maniera indelebile la sua amicizia con Orlando.
Ma poiché tutto passa, il tempo scorre inesorabile, i dubbi si dissolvono in un battito d’ali, e la necessità di andare avanti per la propria strada prende sempre il sopravvento, Orlando si ritroverà a non voler scavare nel profondo, preferendo rimanere all’oscuro e non rischiare di sentirsi parte in causa di quanto realmente accaduto.
Cosa è davvero successo poiché, da un momento all’altro, Simone e Orlando finiscano per comportarsi come due estranei? Forse l’età, la conseguente corsa sfrenata incontro alla vita, l’essere giovani, spensierati, superficiali…
“Troppi interrogativi ingombravano la sua mente, congetture che prendevano il volo senza sapere dove posarsi, enigmi, immagini offuscate, riflessi in frantumi, che a raccoglierli tutti tagliavano le mani”.
Sono trascorsi molti anni da allora, e la trasferta di lavoro a Trieste, a seguito di una tragica notizia, sarà per Orlando un salto nel passato, uno schiaffo in pieno viso che lo desterà da anni di intorpidimento emotivo, costringendolo a fare i conti con sé stesso, con le sue mancanze e negligenze adolescenziali, con il tentativo di scoprire la verità ma, soprattutto, con un forte e insistente senso di colpa.
E tutto ciò avviene nel momento in cui Orlando non può più esimersi dal considerare il suo problema: da circa dieci o forse quindici anni soffre di acufene e le uniche cose che può fare sono concentrarsi su altri suoni, come quelli della natura o della musica, cercare di pensarci il meno possibile ma, soprattutto evitare, sempre e comunque, di cercare il silenzio, poiché il silenzio non esiste.
Un breve romanzo in cui l’autore – con una prosa curata, ammaliante, in cui il non detto fa rumore più delle parole stesse- utilizza il silenzio come metafora della vita e dell’impossibilità di annullare il passato, i ricordi, quello che siamo stati e abbiamo fatto e quello che abbiamo subito, a segnare il nostro destino irrimediabilmente.
Vorremmo il silenzio ad acquietare i nostri cuori, vorremmo un paio di cuffie con le quali annullare il frastuono del mondo, il fragore con cui la coscienza e il senso di colpa scalpitano per avere udienza. Ma Sebastiano Martini ci ricorda come spesso, invece, la superficialità predomini all’interno di rapporti ritenuti importanti, lasciando che prevalga la paura di scoprire, la necessità di voler rimanere all’oscuro di verità che non saremmo in grado di gestire o accettare.
Una storia dolceamara che permane a lungo nella mente, fa riflettere, pur senza giudicare, su come a volte basterebbe non voltarsi dall’altra parte, tendendo una mano a chi, semplicemente, in quel momento non è in grado di chiederla.
Su come anche il senso di colpa, per quanto capace di tormentare e addolorare anche le anime più tenaci, finisca per spegnersi, smettere di esistere, per lasciare il passo al decorso incessante dell’esistenza.
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Sebastiano Martini
nasce a Parma nel 1978, città dove vive e lavora come avvocato civilista. Ha pubblicato i romanzi Covadonga (Edizioni Leucotea, 2020), La notte dell’acqua alta (Edizioni Ensemble, 2020), Stato passivo (Edizioni Ensemble, 2021), In Costa Azzurra con Scott Fitzgerald(Giulio Perrone, 2024). Per Arkadia ha dato alle stampe Il mare delle illusioni (2023), proposto al Premio Strega 2023, finalista al Premio Letterario città di Salsomaggiore e 3° vincitore del Premio Lord Byron, e ha pubblicato Il desiderio imperfetto (2025). Con Voland pubblica Il frastuono del mondo (2025).