Il fuoco di Venezia




‎ Giovanni Montanaro


Sinossi. Alla fine degli anni sessanta, mentre l’uomo sta per mettere piede sulla Luna e il divorzio non è ancora legge, Elena Spina Torcellan gestisce da sola la Fornace dell’Est, nell’isola di Murano. È una donna in un mondo di uomini, che spesso le sono ostili, ma è anche competente e coraggiosa, ed è determinata a salvare la ditta insieme a Tiziano Zen, un giovane maestro vetraio, geniale e ombroso. Vengono da due mondi diversi – Elena dalla ricca borghesia, Tiziano da un sestiere popolare –, ma li unisce il vetro, li uniscono le collezioni che creano insieme, a partire dai Vetri Spaziali destinati a conquistare il mondo. Elena è già sposata e ha un figlio, ma tra lei e Tiziano nasce un amore che li accompagna per oltre cinquant’anni, un sentimento che resiste anche quando loro si perdono per poi ritrovarsi, mentre arde il fuoco del vetro, della Storia, di un incendio che forse spegnerà per sempre la Fornace dell’Est. Addii e fallimenti, sorprese e rinascite, serate alla Fenice e gite in laguna, ma anche le Brigate Rosse, la Mala del Brenta, Černobyl’ e l’11 Settembre, e infine la crisi economica. Com’è sorprendente Venezia vista con gli occhi di chi ci è nato e ci vive… In questo romanzo vitale e pieno d’amore, Giovanni Montanaro ce la restituisce come non era mai stata raccontata: non solo una città unica, ma anche una città come tutte le altre, e soprattutto un luogo ancora pieno di speranza e di futuro, di nuove generazioni che, nonostante tutto, scelgono di vivere affacciati sullo specchio luccicante e mutevole della laguna. Perché il vetro è la cosa più forte e la cosa più fragile. Perché è la cosa che, più di tutte, somiglia alla vita.


Autore: Giovanni Montanaro

Editore: Feltrinelli Editore

Genere: narrativa

Pagine: 336

Anno di pubblicazione: 24 febbraio 2026

 Recensione

di

Sara Zanferrari


Elena la borghese, Tiziano l’uomo del popolo, Elena la “parona”, Tiziano il dipendente, Elena donna sposata e più vecchia di lui, Tiziano che si perde per lei, Elena e Tiziano che insieme ardono nel fuoco dell’amore e insieme fanno ardere anche il fuoco della Fornace dell’Est, nell’isola di Murano, l’isola veneziana, patria e regina del vetro. Fornace che, come una creatura viva, segue (e subisce) nei decenni le oscillazioni della passione dei due protagonisti di questo ultimo romanzo dell’autore veneziano Giovanni Montanaro. 

Torna a raccontare la sua Venezia dopo l’acqua “granda” del 2019 descritta ne “Il libraio di Venezia” (2020), una Venezia affascinante, appassionante, non quella ferita come quella dell’acqua alta, bensì quella che nella seconda metà del XX secolo ha riempito i rotocalchi e i sogni di mezzo mondo con la sua arte, la sua storia, l’architettura, persino l’industria (a Marghera), la sua natura anfibia, l’acqua, la laguna, le fughe, le calli, praticamente perfetta cornice per amori e amanti.

Ma la Venezia di Montanaro, seppur perfetta per collocarvi la storia di due innamorati tormentati come Elena e Tiziano, non è una città da cartolina, bensì proprio quella che noi veneziani conosciamo bene, che ti prende e non ti lascia, che ami e odi, da cui a volte vorresti fuggire, ma che non potrai mai lasciare.

Una città unica e semplice allo stesso tempo. In particolare, è la Venezia del vetro e delle fornaci, di un’arte e un sapere esclusivo e potente, dove fuoco, aria, chimica, si fondono con la capacità dell’uomo per creare qualcosa di unico e irripetibile. Qualcosa di fortissimo, come è il vetro che ha bisogno di temperature altissime per fondere, ma anche fragile, che se cade, in un attimo, va in mille pezzi. Qualcosa di bellissimo, di colori e trasparenze, di chiari e di scuri, di un’arte alchemica che si tramanda solo lì e solo in quell’isola.

Soffiò, per l’ultima volta. Non lo vide subito, perché doveva raffreddarsi, perché ogni istante l’aspetto cambiava, finché non capì che era diverso da come se l’era immaginato, ma era quel che aveva sempre desiderato. Era un colore che non capiva, eppure era giusto, e benché fosse luminoso si vedeva che c’era qualche crepa, che c’era la forza”.

Elena Spina Torcellan è la titolare della Fornace dell’Est: una donna a capo di una fabbrica in un ambiente quasi esclusivamente maschile, testarda, capace, ma alle prese con un fallimento ormai alle porte. Ma Elena non si arrende, sacrifica tutto, anche la famiglia, pur di salvare l’impresa di famiglia. È qui che arriva Tiziano Zen, giovanissimo maestro vetraio, geniale ma dal carattere terribile, che ha appena perso il lavoro nella fornace dove aveva appreso l’arte. Insieme risolleveranno le sorti della fornace, mentre l’amore arriva inarrestabile e dirompente. 

È sullo sfondo dell’isola, e dentro l’isola, e dentro a Venezia, e al vetro, e al fuoco, che nasce l’amore dei due protagonisti, buca i decenni e poi il secondo millennio, mentre il lettore si chiede se sia più forte in loro il fuoco del vetro o il fuoco dell’amore, e non può che seguire ogni parola e ogni pagina in attesa dei colpi di scena, degli incontri, degli scontri, delle vicissitudini della fornace, del “jet set” che popola la città ma anche il palazzo di Elena Spina Torcellan, gli artisti, i politici, i tanti protagonisti del fermento che il secondo dopoguerra ha dato all’Italia e al mondo.

Un romanzo appassionante, forse quello più vero e più suo, della sua Venezia, di Giovanni Montanaro.

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Giovanni Montanaro


(Venezia, 1983) è scrittore e avvocato. Ha scritto, tra gli altri, i romanzi La croce Honninfjord (Marsilio, 2007); con Feltrinelli ha scritto Tutti i colori del mondo (2012; Premio Selezione Campiello), Tommaso e le stelle (2014), Le ultime lezioni (2019), Il libraio di Venezia (2020) e Come una sirena (2023).