Il futuro è una truffa




Petros Markaris


Sinossi. Kostas Charitos sta vivendo uno dei periodi più tranquilli da quando è diventato direttore della polizia dell’Attica e il commissario Antigone Ferleki ha preso il suo posto alla squadra omicidi. Nonostante la violenza nelle strade non sia diminuita, sembra quasi che ad Atene non si ammazzi più e la squadra si può godere un po’ di calma. La pace, però, dura poco. Un uomo viene trovato senza vita all’interno del sito archeologico di Eleusi. Accoltellato. Si tratta di un custode degli scavi e la sua morte sembra legata al furto e al traffico di reperti, dato che le prime indagini rivelano che alcuni sono stati sostituiti da copie pressoché identiche agli originali. Un messaggio, però, complica il quadro. Una fantomatica “Squadra di Sopravvivenza dell’Antico Lascito” rivendica i furti e le sostituzioni, ma si dichiara estranea all’omicidio e offre, addirittura, al governo di riprodurre le statue del Partenone – prelevate da Lord Elgin ed esposte al British Museum – per ricreare l’incanto dell’antica Atene e attirare ancora più turisti grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Per i politici l’offerta è interessante e ben presto Kostas e Antigone dovranno non solo impegnarsi in un’indagine dai risvolti internazionali, ma anche fronteggiare le pressioni di ministri e superiori che cercano di ottenere un guadagno dalla situazione e, forse, hanno anche qualcosa da nascondere. Kostas Charitos e i suoi collaboratori dovranno fare i conti con un’indagine complicata che si interseca con gli interessi della politica, tra loschi affari, vecchi rancori mai sopiti, e il dilagare delle nuove tecnologie che riescono a mettere in discussione quel che si credeva di sapere. (Fonte: Amazon.it)


Traduttore: Andrea Di Gregorio

Editore: La nave di Teseo

Genere: Giallo. Police procedural

Pagine: 218

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Claudio Pinna


L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella realtà quotidiana, ed è quindi naturale che venga impiegata anche nella narrativa gialla: questo lo spunto scelto da Markaris per la ventesima avventura del suo protagonista, Kostas Charitos, alle prese questa volta con l’omicidio del custode dell’area archeologica di Eleusi e il contestuale furto di reperti archeologici.

Qualcuno sta utilizzando l’AI per falsificare dei reperti dell’antica Grecia. Viene sollevata la questione, a livello politico, se sia lecito ed etico utilizzare questi falsi, pressoché irriconoscibili dagli originali, per completare il Partenone con i fregi che si trovano a Londra, in modo da restituire l’antica gloria al tempio e al tempo stesso rivalersi sugli inglesi.

Il racconto è fortemente caratterizzato da passaggi di natura burocratica e procedurale, che costituiscono i veri e propri passi che Charitos, ormai capo della polizia, compie insieme all’investigatore, Antigone, che ha preso il suo posto sul campo. Alla fine sarà proprio Antigone a risolvere il caso, grazie all’aiuto prezioso di sua sorella.

I presupposti per una buona lettura ci sarebbero tutti: elemento politico, contemporaneità, personaggi noti, serialità.

Tuttavia, questo romanzo presenta diversi difetti, che cercherò di riassumere brevemente.

Per prima cosa, la scrittura di Markaris mi pare essersi indebolita rispetto ai primi romanzi: meno cinica, meno incisiva, sia nella forma che nei contenuti.

Anche l’utilizzo della prima persona, dell’io narrante, viene ridimensionato nella sua potenza narrativa dalla presenza di Antigone, che in realtà è la vera protagonista del romanzo: in fondo è lei che porta avanti l’indagine, mentre Charitos resta nello sfondo, e sembra quasi un menestrello, uno stenografo delle azioni della sua collaboratrice.

Il fatto poi che la serialità venga data per scontata e acquisita dal lettore, cosa questa che non è necessariamente vera, porta un lettore occasionale di Charitos a sentirsi disorientato in mezzo alle vicende private dello stesso ispettore e della sua famiglia allargata. Insomma: per capire il contesto esterno alla vicenda poliziesca, bisogna essere passati attraverso gli altri diciannove romanzi della serie, per non sentirsi come un pesce fuor d’acqua in mezzo a tanti nomi sconosciuti.

Un altro elemento di debolezza di questo romanzo, è che la trama gialla è abbastanza telefonata e scontata, senza grandi trovate di struttura o senza elementi che sorprendano il lettore per la soluzione del caso. Certo, non ci si aspetta da Markaris un plot complesso come potevano essere quelli di John Dickson Carr, ma si sente comunque la mancanza di quel minimo di struttura in più che dà soddisfazione al lettore di gialli.

Concludo questa breve recensione dicendo che il testo presenta davvero troppi refusi, da raggruppare in parole mancanti, maiuscole inopportune e errori di battitura. Cosa questa che, insieme a una traduzione che non mi è sembrata delle più felici, restituisce un senso di approssimazione abbastanza sgradevole.

Insomma: siamo ben lontani da ”Ultime della notte”, l’esordio del commissario Charitos col quale lo scrittore armeno naturalizzato greco, ormai ottantottenne, si era conquistato un posto nel cuore dei lettori.

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Petros Markaris


nato Bedros Markarian (Istambul, 1 gennaio 1937) è uno scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e traduttore armeno naturalizzato greco. (fonte: Wikipedia).