Bret Anthony Johnston

Sinossi. «Prima che la mia famiglia si disgregasse, prima degli incendi di marzo, prima di lei, prima di tutte le cose che mi hanno cambiato per sempre, avevo quattordici anni e forzavo le serrature. Eravamo ingenui, innocenti. Eravamo a Waco, Texas».
Dopo il successo di “Ricordami così” Bret Anthony Johnston torna con uno struggente romanzo sulla difficoltà di diventare adulti, sul rapporto esplosivo tra libertà e fanatismo. Perry è uno sbandato diventato predicatore religioso. I suoi adepti arrivano da tutto il Paese: per seguirlo hanno lasciato ogni cosa, convinti che l’Apocalisse sia vicina. Anche Jaye è in quella comune con sua madre, una delle discepole più devote. Lei però non ha la stessa fede cieca, tutto le sembra ambiguo e pericoloso. Un giorno, a una fiera locale, incontra Roy, che ha quattordici anni come lei e la tendenza a mettersi nei guai. E soprattutto è il figlio dello sceriffo incaricato dall’Fbi di tenere d’occhio i nuovi arrivati. Roy e Jaye si innamorano con tutta la forza e l’impaccio dell’adolescenza. Ma la tensione tra i fedeli di Perry e le forze dell’ordine non fa che crescere, rischiando di trascinare con sé i due ragazzi e il loro amore.
Traduttore: Federica Aceto
Editore: Einaudi
Collana: Stile libero big
Genere: Narrativa
Pagine: 448
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Simona Burgio
Di solito scrivo subito la recensione dopo aver finito la lettura di un romanzo, in questo caso ho voluto prendermi una settimana per riflettere.
Il giorno che brucia è un romanzo contraddittorio e ambiguo, o si ama, o si odia. Nei primi i capitoli conosciamo i due protagonisti principali, Jaye e Roy.
Da subito il sentimento che sboccia tra di loro è molto tenero. Il figlio dello sceriffo e una ragazza che vive in una setta. Come inizio sembra un disastro, ma gli adolescenti trovano sempre il modo di non conformarsi ai pregiudizi degli adulti.
Man mano che la storia si sviluppa, assistiamo a un conflitto tra fede e realtà. Da una parte c’è Perry che gestisce la setta ed è bravissimo a scombinare le persone, a stravolgere le loro certezze.
È un uomo carismatico, manipolatore con manie di grandezza. Dall’altra c’è la comunità di Waco che sospetta che in quella setta si consumano atti di violenza e pedofilia. Nel mezzo, Jaye e Roy vivono in quel periodo della vita in cui si aspetta qualcosa di sconvolgente giocando a fare gli adulti senza regole e punteggi. Fino a quando la realtà si abbatte su di loro, cruda e spietata.
Il giorno che brucia è un romanzo che esplora temi come il fanatismo religioso, il conflitto tra conoscenza e credenza. Sicuramente suscita molte emozioni e, nonostante la tragicità, lascia spazio alla speranza. Ma, purtroppo, ho riscontrato troppa ambiguità.
Ci sono troppe contraddizioni, volute o meno, non saprei. Peccato, perché mi è piaciuto il pov alternato di Jaye e Roy che raccontano la storia, ma l’inserimento del podcast alternato ai protagonisti è distraente e non contribuisce alla potenza del romanzo.
Ci sono pareri contrastanti su questo libro e, dopo averlo letto, capisco il perché. Poteva essere una storia potente se l’autore non avesse tralasciato alcuni particolari importanti che avrebbero reso il finale degno di nota.
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Bret Anthony Johnston
dirige il dipartimento di Scrittura creativa dell’Università di Harvard e scrive abitualmente su «The Atlantic», «Esquire» e «The Paris Review». Per Einaudi ha pubblicato Ricordami cosí (2015), un caso editoriale amato da pubblico e critica, Corpus Christi (2018) e Il giorno che brucia (2025).