Costanza Ghezzi

Sinossi. A Vittoria, in Sicilia, Lucetta c’è nata per malasorte, e finora la sua vita è stata funestata da una fila di uomini deludenti: un padre stralunato morto in battaglia, un patrigno violento, un marito ignorante. Così, quando la macchina di Gregorio Palermo si ferma davanti a casa, le viene naturale pensare che sia venuto il tempo di fare i bagagli. Bisogna fabbricarla da sé, la fortuna, e Gregorio può portarla a Roma, una città enorme e libera. Lascia tutto alle spalle, quindi, e parte senza un soldo. Flaminia non sa cosa sia l’amore. Non c’è spazio per un sentimento simile all’istituto di suore. Certo, una volta al mese sua madre, Lucetta, fa capolino. È indipendente, bellissima, e la porta a mangiare la migliore carbonara di Trastevere. Poi l’abbandona di nuovo all’istituto, rincorsa da un uomo sempre diverso. Le suore bisbigliano cattiverie, dicono che quella donna vende il suo corpo, che andrà all’inferno. Flaminia non sa nemmeno cosa sia l’odio, perché tutto sommato è sempre stata una ragazza mite, pensierosa, e non ha mai capito quali sentimenti dedicare a una madre intermittente, splendida e terribile. Una madre e una figlia. Una storia di donne, di emancipazione e lotta contro le ingiustizie del mondo. Un’avventura che si apre nella Sicilia rurale e arriva nel cuore della città aperta, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Costanza Ghezzi trascina per mano il lettore strattonandolo, costringendolo a tenere il ritmo delle corse di Lucetta e Flaminia, due protagoniste che brillano di una luce che abbaglia.
Editore: Piemme Edizioni
Genere: Narrativa
Pagine: 256
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina Russo
“Sono stata arrabbiata con Lucetta per anni. Ho preferito fuggire, fare finta che neanche lei esistesse, allo stesso modo di mio padre”.
Flaminia rincorre Lucetta per tutta la sua infanzia.
Assetata di amore materno, di abbracci, di tempo insieme, non troverà altro che gesti freddi e parole prive di calore. La vita sembra non volerla accontentare in nessun modo: una madre assente, un padre sconosciuto. Lo cerca Flaminia, tra i volti che girano tra le varie case che si sono succedute ad accoglierla durante il tempo sporadico trascorso con la madre e i fratelli. Cerca delle somiglianze in quei lineamenti, delle affinità in quei caratteri così diversi dal suo poiché tra tutti i figli di Lucetta lei è l’unica identica alla madre: lo stesso viso, gli stessi occhi specchiati, lo stesso sorriso.
Il tempo in collegio scorre lento in attesa di una visita da quella donna troppo presa da sé stessa, dalla sua bellezza, dalla necessità di vivere una vita che ruota intorno al denaro, a quanto guadagnarne, a come spenderlo.
Flaminia si fa bastare i pochi momenti che trascorre con la madre, sperando in visite più frequenti che la allontanino dalle mura fredde del collegio. Ma anche in quei week end a casa con la famiglia, Lucetta preferisce uscire, accompagnata dall’uomo di turno o riposarsi dalle fatiche del “mestiere”.
L’adolescenza porta con sé la consapevolezza che il cuore arido della madre non sarà in grado di darle quel tipo di amore al quale ha sempre anelato o svelarle chi è il suo vero padre.
Queste certezze la porteranno a volersi allontanare il prima possibile da quella donna autoritaria, anaffettiva, capace solo di imporre, pretendere, senza dare niente in cambio, soprattutto amore.
“E’ la prima volta che Lucetta si allontana da Vittoria, la prima volta che viaggia nel Continente, la prima volta che sale su una vera automobile. È quasi felice, Gorio le ha promesso una vita diversa e lei, quel venerdì di fine aprile, ci vuole credere”.
In un’Italia del dopoguerra, Lucetta lascia la Sicilia rurale per trasferirsi a Roma alla ricerca di quel riscatto sociale che fin da bambina l’ha resa diversa dalle sue coetanee, più spavalda, ambiziosa, intenzionata a sfuggire la realtà che la circonda, le sue imposizioni, frustrazioni, ingiustizie.
A Roma, città all’avanguardia, meno giudicante, riuscirà finalmente a guadagnare e gestire in totale autonomia quel tanto bramato denaro con “il mestiere più antico del mondo”.
I figli il mezzo per nutrire il proprio ego, lasciati ai margini a fare da cornice o, appena possibile, come ulteriore fonte di guadagno.
Costanza Ghezzi, attraverso una prosa impeccabile, delicata, toccante, capace di emozionare, mette a confronto due generazioni, due vite, due caratteri in perenne contrapposizione e conflitto.
Flaminia, alla ricerca costante di un rifugio caldo e accogliente dove leccarsi le ferite inflitte dalla vita e dall’ unica persona che non dovrebbe recarne, scava nel cuore del lettore e vi stabilisce la sua dimora. Solo il tempo le insegnerà ad accettare ciò che non può cambiare.
Solo il perdono le permetterà di vivere e amare di quell’amore che non le è mai stato concesso.
Complimenti all’autrice per questo splendido esordio letterario.
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Costanza Ghezzi
vive nella Maremma grossetana. Collabora con due case editrici indipendenti in qualità di editor. Ha pubblicato racconti per riviste letterarie e ha partecipato ad alcune raccolte. Il mestiere di mia madre (Piemme Edizioni 2025) è il suo romanzo d’esordio.
A cura di Sabrina Russo
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